"In aula, rispondendo al question time di Sinistra Progetto Comune e a uno del Partito Democratico sul sequestro di sette sezioni della Casa Circondariale di Sollicciano, l'assessore al Welfare ha parlato a lungo di commissioni, tavoli di lavoro, coprogettazione, sopralluoghi e disponibilità. Lo ringraziamo per il tono. Ma le sue stesse parole certificano il problema che avevamo posto: il Comune di Firenze si è mosso concretamente solo dopo che la magistratura ha messo i sigilli -dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune- Lo ha detto l’Assessore, non noi.
L'attenzione sarebbe «altissima da inizio mandato», con la Commissione 4 in sede referente e «molti tavoli di lavoro tecnico e politico». Eppure, sempre con le sue parole, «il Comune si è attivato la settimana scorsa per avviare una proficua attività di collaborazione». La settimana scorsa: cioè a sequestro avvenuto, a trasferimenti già disposti. Due anni di approfondimenti, e l'azione diretta arriva quando è un Giudice per le indagini preliminari a imporla. È esattamente lo scarto tra la politica della comunicazione e i processi reali che denunciamo da tempo: nel luglio 2025 lo stesso assessore rivendicava in un comunicato ufficiale di «dare valore e continuità all'importante lavoro di approfondimento svolto dalla Commissione 4».
Le parole non hanno tenuto fuori l'acqua dalle celle.
Avevamo chiesto noi ciò che ha poi fatto il Tribunale. Da mesi, insieme all'Associazione Progetto Firenze e al Gruppo Foucault, chiediamo a Palazzo Vecchio di dichiarare inagibili, almeno in parte, le sezioni di Sollicciano, usando i poteri che l'articolo 50 del TUEL riconosce alla Sindaca in materia di igiene e salute pubblica. Lo abbiamo scritto nero su bianco a marzo, pubblicando gli estratti dei verbali dell'AUSL Toscana Centro ottenuti tramite il Garante comunale delle persone private della libertà: infiltrazioni, muffa, condense, distacchi di intonaco, blatte nelle cucine, celle inagibili, docce non funzionanti, ascensori fermi, una seconda cucina abbandonata.
Sono gli stessi rilievi (sugli stessi articoli 63, 64 e 80 del decreto legislativo 81/2008) su cui la Procura ha costruito il sequestro disposto il 16 giugno dal GIP Alessandro Moneti. Il Comune aveva quei verbali in mano da dicembre 2025. Non gli mancavano le informazioni: gli è mancata la volontà di agire. Il sequestro è la traduzione giudiziaria di quel rinvio e dei tanti rinvii di tutte le autorità competenti.
Sui trasferimenti, la risposta è una resa. Alla nostra domanda su quante persone trasferite siano legate al territorio fiorentino e con quali criteri venga deciso chi parte, l'assessore ha ammesso: «Non abbiamo ancora nessun elenco, ma abbiamo dato disponibilità». E ha stimato che «circa il 25% è residente o ha legami con il territorio». Tradotto: delle circa duecento persone interessate dai trasferimenti, anche fuori regione, parliamo di decine di donne e uomini con radici a Firenze (famiglie, percorsi, relazioni) che rischiano lo sradicamento, come fossero pacchi postali. E il Comune non sa nemmeno chi siano. «Disponibilità» è la parola che torna: una posizione di attesa, non un'azione. Tagliare i legami familiari e territoriali significa spostare altrove il sovraffollamento e azzerare i percorsi di reinserimento, esattamente ciò su cui avevamo messo in guardia.
Approfondimenti
Alla terza domanda non è stata data risposta. Avevamo chiesto quante strutture e quanti posti il Comune ritenga di poter attivare, anche con il terzo settore e gli Uffici di esecuzione penale esterna, per le misure alternative. La replica («confermo la disponibilità nei confronti della direzione e l'insieme delle azioni che potrebbero andare a supporto») non contiene un numero, una struttura, un impegno. Solo il condizionale. La risposta al consigliere del Partito Democratico, Presidente della Commissione 4, tutta giocata sul tavolo interdirezionale, sulla coprogettazione dei bandi della Cassa delle ammende e sui sopralluoghi dell'AUSL di aprile, descrive un metodo, non una decisione: nulla sui criteri del trasferimento, nulla sulla tutela del personale dei reparti sigillati, nulla sui posti per le misure alternative.
C'è poi il punto del Ministero. L'assessore rivendica di aver «rinnovato l'appello e la richiesta al Ministero di tornare a Sollicciano». Ma è lo stesso Ministero della Giustizia che, come abbiamo ricordato in aula, non ha raccolto l'invito a confrontarsi con le Commissioni consiliari. Il Comune sceglie ancora una volta il ruolo di chi bussa a una porta chiusa, o su cui scaricare responsabilità, invece del ruolo che la legge assegna alla Sindaca. Continuare a chiedere a chi non risponde è comodo: non si rischia mai di dover decidere.
La risposta strutturale non è la nuova edilizia carceraria, tanto-meno nella forma del cosiddetto «carcere volano», che introduce in modo surrettizio elementi di privatizzazione dell'esecuzione penale difficilmente conciliabili con l'articolo 27 della Costituzione: dietro la formula dei servizi «no core» si nasconde l'affidamento di lavoro a cooperative convenzionate o a persone detenute con rimborsi simbolici, cioè sfruttamento spacciato per reinserimento. La strada è opposta: decarcerazione, pene realmente alternative, rafforzamento dell'esecuzione penale esterna, riduzione della popolazione detenuta. A far emergere la verità su Sollicciano sono state le persone più deboli del sistema, con i loro ricorsi ai magistrati di sorveglianza, non chi aveva il dovere di prevenire.
Il 22 settembre 2026 il Tribunale di sorveglianza porterà davanti alla Corte Costituzionale la questione sulle condizioni detentive a Sollicciano. Il Comune di Firenze non può arrivare a quell'udienza come spettatore. Continueremo a chiederlo, dentro e fuori da Palazzo Vecchio".
“Il sequestro di sette sezioni detentive della casa circondariale di Sollicciano e il conseguente trasferimento di circa 200 detenuti rappresentano un fatto di estrema rilevanza che conferma la gravità di una situazione che il Comune di Firenze denuncia da tempo”. Così l’assessore al Welfare Nicola Paulesu, intervenuto in Consiglio comunale. Sulla stessa linea, il presidente commissione Politiche sociali Edoardo Amato, che sul tema ha presentato un question time: “Il provvedimento di sequestro disposto dall’autorità giudiziaria certifica il fallimento delle politiche messe in campo dal Ministero della Giustizia per affrontare le condizioni strutturali e detentive di Sollicciano”, ha affermato.
Quella in Consiglio comunale è stata l’occasione per ribadire, da parte di Paulesu ed Amato, che le condizioni strutturali dell’istituto, così come le condizioni di vita delle persone detenute e di chi vi lavora, sono da anni al centro dell’attenzione dell’amministrazione comunale.
L’assessore ha fatto sapere di aver contattato subito la direzione del carcere per ribadire collaborazione in questo momento, chiedendo che venga garantita la continuità dei percorsi già attivi con i servizi territoriali, soprattutto per le persone più fragili, e manifestando la piena disponibilità dei servizi comunali a collaborare nella gestione di questa fase. “Ci siamo attivati fin da subito per una collaborazione proficua anche in questa fase, ribadendo l’impegno a sostenere, come già avviene tradizionalmente, i percorsi di uscita dal carcere e di accesso alle misure alternative attraverso la rete delle strutture di accoglienza e dei servizi territoriali.
Deve essere massima l’attenzione a tutelare i percorsi già attivati. È fondamentale – aggiunge Paulesu – che i trasferimenti non interrompano percorsi di cura, assistenza e reinserimento costruiti nel tempo. Per questo abbiamo chiesto modalità strutturate di aggiornamento e raccordo tra il carcere e i servizi del territorio, affinché nessuna persona venga lasciata senza i necessari punti di riferimento nel passaggio verso altri istituti”, ha detto l’assessore che poi ha ricordato il lavoro svolto dall’amministrazione.“Nel corso dell’ultimo anno sono stati attivati in modo strutturato e continuativo alcuni tavoli di lavoro che stanno affrontando concretamente le problematiche delle persone detenute, con particolare attenzione a quelle che presentano maggiori condizioni di fragilità, anche sotto il profilo sociosanitario, nonché ai percorsi di accompagnamento all’uscita dal carcere.
- ha detto Paulesu - Questa attività si sviluppa attraverso un tavolo interdirezionale al quale partecipano la Direzione della Casa Circondariale di Sollicciano, i rappresentanti delle istituzioni, il Presidente della Commissione Sociale, i direttori dei servizi sociali del Comune di Firenze, la Società della Salute di Firenze, i dipartimenti competenti in materia sanitaria e i servizi territoriali. Accanto a questo tavolo è attivo un lavoro coordinato, continuativo e approfondito con tutte le realtà del Terzo Settore che operano all’interno del carcere di Sollicciano”.
Anche il presidente della commissione Politiche sociali Edoardo Amato ha ricordato che “in questi mesi il Comune di Firenze ha cercato di rafforzare il proprio ruolo istituzionale, assumendosi talvolta responsabilità che vanno persino oltre le proprie competenze formali, nel tentativo di costruire un’interlocuzione stabile tra istituzioni, servizi territoriali, sistema sanitario e Terzo settore”. “Siamo consapevoli che quanto fatto finora non sia sufficiente rispetto alla gravità della situazione, ma rappresenta un punto di partenza importante per mantenere alta l’attenzione, monitorare gli sviluppi e continuare a sostenere le persone detenute, gli operatori e tutti coloro che vivono quotidianamente la realtà di Sollicciano”, ha concluso Amato.