Piazza Tanucci: multe a chi ha contestato Futuro Nazionale

Sabato 18 aprile letture antifasciste e dialogo con Pippo Civati

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 Aprile 2026 23:50
Piazza Tanucci: multe a chi ha contestato Futuro Nazionale
Fotografia di Jacopo Bianchi

Una piazza che è, da generazioni, il polmone sociale del quartiere Rifredi: un crocevia di sguardi, il brusio del mercato, la naturalezza dell’incontro. Ora, sovrapponete a questa scena il grigio opaco dei mezzi corazzati, lo schieramento delle forze dell’ordine e un silenzio imposto dal metallo dei blindati. In questo scenario, il gesto più antico del mondo — un pranzo condiviso, l'odore del cibo che unisce una comunità attorno a un tavolo — cessa di essere un atto di vicinato per trasformarsi, agli occhi di una burocrazia, in un "illecito amministrativo". Come può un piatto di pasta diventare un corpo di reato? E' quello che sta accadendo in Piazza Tanucci.

Diversi abitanti hanno ricevuto sanzioni che pesano sul bilancio di una famiglia: cifre che oscillano da 1.000 a 10.000 euro. La "colpa"? Aver manifestato il proprio dissenso durante l’apertura della sede di Futuro Nazionale: queste multe non sono state comminate per atti di violenza, lanci di oggetti o danneggiamenti. Colpiscono la pura partecipazione.

"Questo atto rappresenta per la cittadinanza un segnale molto preoccupante" dichiarano dal Comitato Tanucci Piazza Aperta, che aveva scelto la via della convivialità: attività di quartiere e un pranzo in piazza per rispondere all'apertura di una sede politica contestata. Eppure, per effetto del "Decreto Sicurezza", quella che era una festa di quartiere è stata declassata a reato amministrativo.

Da un lato, lo Stato impiega ingenti risorse pubbliche per proteggere chi propaganda aggressioni verbali razziste e organizza "ronde" basate su un’idea di giustizia privata e sommaria; dall'altro, lo stesso Stato punisce chi promuove l'antirazzismo e l'inclusione. Mentre si tutelano gruppi che inneggiano apertamente al nazismo e definiscono "eroi" criminali di guerra e torturatori, si sanzionano cittadini rei di aver apparecchiato una tavola in una piazza.

In questa cornice di tensione, la mobilitazione del sabato 18 aprile 2026 vedrà la partecipazione del Comitato Piero Calamandrei e di Pippo Civati, portando il dibattito su un piano di riflessione. Civati ha coniato un termine efficace per descrivere l'attuale deriva: l'"Anzifascismo". Non si tratta necessariamente di un ritorno in orbace, ma di una postura politica che banalizza e trascura la radice antifascista della nostra storia. Essere "anzifascisti" significa trattare la Costituzione come un reperto polveroso e non come un argine vivo contro l'odio. Ma la nostra Carta non è neutra: «Dispiace per loro, ma l’hanno proprio pensata così, la Costituzione, come reazione al Ventennio, punto per punto, articolo per articolo.»

Ignorare questo legame, come dimostrano i blindati di Piazza Tanucci, significa scivolare verso un nazionalismo venato di suprematismo dove il dissenso non è più un valore da proteggere, ma un disturbo dell'ordine pubblico da sradicare a suon di verbali.

Nonostante la minaccia delle sanzioni, il quartiere Rifredi dimostra di possedere anticorpi sociali. L'identità della zona emerge da un tessuto umano che rifiuta il qualunquismo e la violenza. La resistenza non ha i toni dello scontro, ma quelli della fermezza civile: striscioni alle finestre, presidi e la volontà di non restare in silenzio finché quel "bandone" di Futuro Nazionale non sarà chiuso.

La richiesta indirizzata alla Sindaca e al Comune di Firenze in un appello: occorre una presa di posizione netta contro la criminalizzazione dei cittadini. Non si tratta solo di annullare delle multe, ma di restituire la piazza al suo "libero e sereno utilizzo", sottraendola all'assedio della paura e delle sanzioni intimidatorie.

La vicenda di Piazza Tanucci ci conduce inevitabilmente alle soglie del 25 aprile. In un'epoca in cui la festa della Liberazione viene spesso liquidata come "divisiva", quanto accade a Rifredi ci ricorda che la libertà non è acquisita una volta per tutte, ma una pratica quotidiana che passa per l'uso dei luoghi pubblici. Difendere chi oggi viene multato per un pranzo in piazza significa difendere lo spirito di quel 25 aprile: la vittoria della socialità sulle ronde.

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