Morto Stefano Marcelli, lutto nel giornalismo

Attivissimo, nella cronaca e nella politica fiorentina e toscana già dal maggio del 1975

Nicola
Nicola Novelli
06 Agosto 2026 15:10
Morto Stefano Marcelli, lutto nel giornalismo

Scomparso a 71 anni, Stefano Marcelli non è stato solo un pilastro della Tgr Rai Toscana, ma un esponente di quella "vecchia scuola" giornalistica capace di unire il rigore dell'inchiesta a una profonda umanità. In un'epoca dominata dal fast-journalism e dai titoli acchiappa-click, la sua figura emerge come un monito di cosa significhi realmente essere un testimone del proprio tempo, vivendo la professione come una missione civile.

Essere un "inviato speciale" nell'Italia pre-internet significava essere gli occhi e le orecchie di una collettività che dipendeva interamente dal coraggio del cronista. Marcelli ha incarnato questa figura con una temerarietà mai fine a se stessa. Dalle trincee dell’ex Jugoslavia all'ascesa dell'integralismo in Algeria, fino alle infiltrazioni tra i naziskin tedeschi e gli ustasha croati, il suo lavoro è stato una costante esplorazione delle zone d'ombra.

La sua inchiesta sui rifiuti tossici in Africa, che culminò nel sequestro in Nigeria, non fu una ricerca di adrenalina, ma l'adempimento di un dovere civico. Come sottolineato da Stefania Saccardi, il suo era un "servizio alla collettività": svelare i traffici illeciti che avvelenavano terre lontane per proteggere il diritto dei cittadini alla conoscenza. Marcelli ha saputo bilanciare l'estremo pericolo dei teatri internazionali con la precisione chirurgica necessaria per affrontare i misteri nazionali, dalla mafia alla strage del Moby Prince.

"Non si fa giornalismo vero senza passione e senza rigore, e passione e rigore hanno attraversato tutta la lunga esperienza professionale di Stefano Marcelli" ha detto Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana

Il "fiuto" giornalistico di Marcelli non è stato un dono della maturità, ma una vocazione precocissima. Nel maggio del 1975, ad appena vent'anni, varcava già la soglia di Paese Sera. Erano gli anni delle redazioni cariche di fumo e di passione politica, dove la "gavetta" si faceva consumando le suole delle scarpe. In quel contesto, il giovane Marcelli iniziò a sfidare i palazzi del potere, analizzando con occhio critico l’amministrazione di Palazzo Vecchio sotto il sindaco Elio Gabbuggiani.

Prima di approdare in Rai, ha affinato la sua voce dirigendo la rivista di cultura Reeds e curando l'informazione televisiva per Teleregione. Questa fase della sua carriera è fondamentale per capire l'uomo: dimostra che l'autorevolezza non si acquista con la posizione, ma si costruisce con una sincera e precoce ostinazione nella ricerca della verità, partendo dalla cronaca locale per arrivare ai grandi scenari mondiali.

Per un giornalista del calibro di Marcelli, l'informazione non poteva essere una torre d'avorio. Egli comprese presto che la libertà di stampa è una conquista quotidiana che richiede protezione istituzionale e solidarietà tra colleghi. Il suo impegno nel sindacato e negli organismi di categoria non era burocrazia, ma una difesa attiva del pluralismo. Recentemente, la sua visione si era concretizzata nel supporto a chi paga il prezzo più alto per raccontare la realtà. Il suo lascito istituzionale si articola attraverso organizzazioni chiave:

  • Informazione senza frontiere Italia: Fondata recentemente da lui per sostenere i giornalisti vittime di guerra.
  • Gruppo di Fiesole: Di cui è stato socio fondatore, agendo come un riformatore attento all'etica e al futuro della professione.
  • Associazione Stampa Toscana e Ordine dei giornalisti: Dove ha portato il suo spirito franco e diretto per tutelare la dignità del lavoro giornalistico.

Questa stessa schiettezza ha caratterizzato il suo addio. Con un post su Facebook intitolato "Ciao a tutti", Marcelli ha annunciato la fine del suo "bellissimo viaggio" con una serenità che stride, quasi in modo eroico, con la violenza e il caos che ha documentato per una vita intera. Definirsi un "uomo e professionista libero" è il sigillo di un'esistenza coerente. Ha affrontato l'ultimo congedo — con appuntamenti precisi alle Cappelle di Commiato e un funerale sobrio — con la stessa dignità e precisione con cui consegnava un pezzo in chiusura di redazione: "Oggi me ne sono andato. Sono arrivato alla fine di un bellissimo viaggio. Sono stato un uomo e professionista libero, un amico spero simpatico ed un padre e marito felice".

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