Gli ambientalisti denunciano una "fratellanza siamese" tra schieramenti apparentemente opposti che, uniti da una bussola puntata verso il consenso elettorale di una minoranza, scelgono di ignorare la scienza, la giurisprudenza e l'etica.
Nella gestione del territorio toscano, la distinzione tra "Destra" e "Sinistra" svanisce non appena si entra nel merito della caccia. Da una parte abbiamo il Piano Faunistico Venatorio Regionale di matrice progressista, dall'altra il disegno di legge nazionale 1552 di area conservatrice.
Ecco le sei brutalità che gli ambientalisti accusano la Toscana di ostianarsiu a mantenere:
- Caccia della volpe in tana: Una pratica efferata dove mamme e cuccioli vengono dilaniati dai cani nel loro rifugio. Nonostante le sospensioni del TAR e del Consiglio di Stato in riferimento agli articoli 544-bis e 544-ter del Codice Penale (e la sentenza 1918/26 della Cassazione), questa barbarie persiste.
- Uccelli da richiamo: Piccoli volatili imprigionati in gabbie minuscole, al buio e al freddo per mesi.
Mentre il Piemonte ha già vietato questa pratica, allineandosi a una tendenza europea di limitazione, la Toscana continua a ignorare le sentenze di maltrattamento (2341/13 e 20221/2022) della Cassazione.
- Caccia sui valichi montani: Un abbattimento massiccio di migratori nei punti di passaggio obbligato, esplicitamente vietato dalla legge 157/92 e da recenti sentenze contro altre regioni (come la Lombardia nel 2025).
- Braccata al cinghiale: Una modalità brutale che causa ferite atroci.
Uno studio dell'Università di Pisa ha evidenziato il cosiddetto "effetto iceberg": per ogni animale ucciso, ne esistono innumerevoli altri (cinghiali e cani da caccia) che subiscono ferite sommerse e sofferenze non documentate.
- Cartucce al piombo: Nonostante i 2 milioni di uccelli che muoiono ogni anno in Europa per avvelenamento da piombo, manca ancora un divieto totale, ignorando la tossicità per l'ambiente e l'uomo.
- Caccia a specie vulnerabili: Specie in declino come l'allodola, la beccaccia, il tordo bottaccio e la tortora selvatica rimangono nel mirino, in spregio ai trattati di conservazione della biodiversità.
Approfondimenti
Il Calendario Venatorio 2026-2027, approvato il 12 giugno 2026, prevede l'esclusione di specie in crisi come il Combattente e la Pavoncella è tuttavia un passo avanti. Le "violazioni" tuttavia secondo gli ambientalisti prevalgono:
- Date sfasate: La stagione inizia troppo presto e chiude troppo tardi per i migratori, interferendo con i cicli biologici naturali.
- Caccia vagante: Consentita a settembre e gennaio nonostante il parere tecnico contrario.
- Addestramento cani: Autorizzato già a fine agosto, periodo di massimo stress termico per la fauna selvatica e per gli animali stessi.
La giustificazione ufficiale è la "tutela dell'agricoltura", ma i dati dicono altro: i danni denunciati ammontano a poche migliaia di euro. La realtà è che questa deroga funge da cavallo di Troia per permettere la preapertura della caccia. La gestione faunistica in Toscana non è un equilibrio tra parti, ma un sistema sbilanciato che privilegia una piccolissima minoranza: i 62.738 cacciatori rappresentano solo l'1,7% dei cittadini.