FIRENZE- Nelle ultime settimane il dibattito politico cittadino si è occupato del fenomeno incontrollato dei fuochi d’artificio illegali, mentre nei giorni scorsi Firenze è stata teatro di una nuova operazione ad alto impatto che attraverso l’identificazione di 750 persone ha prodotto otto denunce per reati, 11 fogli di via e 16 tra avvisi orali e daspo. Viviamo ormai in una città assuefatta al crimine?
Lo abbiamo chiesto a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, un analista da sempre attendo alla realtà cittadina e alla sua evoluzione.
Le operazioni ad alto impatto nazionali servono a contenere e a mappare il territorio. Solo operazioni importanti perché permettono di capire la situazione in evoluzione, genericamente potremmo definirle in funzione antigang, ma non utilizzerò la parola baby. Perché una parola carina che però non ha senso usare. Le gang non hanno nulla di carino, sono gang.
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Serve un cambiamento normativo?
Non sono sufficienti giri di vite legislativi, se quando si scopre un minore che delinque non disponiamo di un sistema sociale che consenta di applicare il reinserimento in un percorso educativo sostitutivo in alternativa a qualche tipo sanzione detentiva. La possibilità formale ci sarebbe anche oggi, ma sembra che non venga applicata.
Perché, Calleri?
Alla fine la sensazione è che all’arresto segua sempre la scarcerazione, arresto e scarcerazione. In questo senso poi il controllo il territorio all’opinione pubblica non pare sufficiente. A Firenze c'è di più di quanto è emerso. In città stimiamo ci siano fra le 40 e le 50 gang, forse 200 in Toscana. Non sono dati solo della Fondazione Caponnetto. Sono dati 2025 dell'Osservatorio regionale. Si tratta di gruppi di maggiorenni e minorenni, italiani e stranieri, veri e propri gruppi criminali che commettono reati, oppure gruppi di ragazzi dediti poco più che a bullismo, ma che possono commettere reati successivamente. O che magari in futuro si trasformeranno in qualcosa di più.
Parliamo di spaccio di stupefacenti?
Lo spaccio si manifesta in contesti molto vari. Anche tra i giovanissimi non sempre è organizzato. Ci sono gruppi dediti al bullismo, che sono una rottura di scatole nei giardini pubblici, ma ci sono anche quelli che sono diventati microspacciatori. Quelli che fanno parte di paldillas, i maranza, anche se non tutti i maranza delinquono. Non confondiamo un movimento giovanile, come ce ne sono stati in tutte le generazioni. Ai nostri tempi, li chiamavano i tamarri. Presero il nome di maranza per via dell’uso di grandi impianti stereofonici portatili che facevano rumore. I maranza nascono italiani e sono tornati in voga con il fenomeno musicale della trap.
Parliamo dei fenomeni di controllo del territorio non solo nelle periferie. Come siamo messi?
La situazione di Firenze è preoccupante. Ben inteso, a livello di criminalità non è tra le più pericolose città italiane. Però è peggiorata. Ben inteso, nell’ultimo anno, anno e mezzo si sono visti miglioramenti: noto una presenza maggiore di divise e noto anche tempi di intervento più rapidi. Si sta facendo il possibile, la Questura è attenta, anche se si deve migliorare ulteriormente.
Il fenomeno più difficile da colpire è quello delle spaccate, che sono in calo, anche se negli ultimi giorni se ne sono verificate più del solito rispetto all'anno scorso. La spaccata è difficile da colpire perché i responsabili agiscono in pochi secondi. Si tratta di criminalità di strada. Si può stimare non si tratti più che di 20 persone. Che finiranno in carcere quando magari verranno loro addebitate 60 denunce ciascuno.
Perché serve l'arresto in fragranza?
Sì, spesso si verifica un fermo casuale e poi si ricostruisce la sequenza dei reati in base alle indagini. E' nota poi la difficoltà di frenare i reati sanzionati con il carcere con pene inferiori ai due anni, diventati oggi con le modifiche normative quattro. Con il risultato che al termine di una sequenza di crimini commessi, la somma di pene porta finalmente in carcere soggetti con una fedina piena. Sto parlando di reati minori, ben inteso, non a esempio di reati associativi.
Veniamo ai fuochi d'artificio.
I fuochi dell'artificio possiamo classificarli in tre tipologie. Abbiamo i “messaggi criminali”, dei narcos, o della mafia, tipo festeggiamenti per una scarcerazione, o che annunciano l’arrivo della droga in città. Sono comunicazioni delle narcomafie. Abbiamo avuto casi anche a Firenze, con festeggiamenti con fuochi d'artificio per la scarcerazione di un boss, in contemporanea sia nella sua zona d'origine che da noi.
Altre volte si tratta di gang, locali, una volta addirittura hanno bloccato la tramvia con i fuochi d'artificio, per divertimento, per dimostrare il proprio dominio su un territorio.
E poi c'è quella che io chiamo la mania stupida di festeggiare i compleanni.
Quest’ultima coinvolge anche alcuni locali?
Si festeggiano i compleanni nei locali, ma anche da case private. Si può parlare pure delle ville in affitto sulle colline. Ovviamente non è un atteggiamento criminale. Però è totalmente illegale perché le norme sui fuochi l'artificio sono rigidissime e impongono la presenza di un fuochista professionale. Poi con questo caldo è pericolosissimo spararli: possono provocare incendi specie se utilizzati in città, o nei dintorni collinari. Del resto il caso della parata del 2 giugno a Roma ci dice quanto sia diffusa questa abitudine illegale… I fuochi d'artificio sono “destabilizzanti”.
E mi pare che il problema sia sottovalutato, anche perché il suo contrasto è un’attività complessa, che scoccia chi se ne deve occupare. E soprattutto -temo- non ci sia un protocollo da seguire. Se io ricevo la segnalazione di un fuoco d’artificio in un quartiere, devi esaminare il video del cittadino che me l'ha inviato, capire da dove è stato sparato e recuperare le immagini delle altre telecamere di sicurezza nella zona. Un'indagine per un piccolo reato. Però -ripeto- il fatto può essere sanzionato con la semplice multa amministrativa, oppure essere ricollegato alle scorribande di una vera e propria associazione a delinquere.
Come arrivano in città i fuochi? Attraverso il canale commerciale tradizionale?
Per colpa del commercio online anche i fuochi ormai costano poco. I prezzi sono scesi. Arrivano direttamente dalla Cina con spedizioni postali. Il commercio tradizionale non c’entra nulla. Se fai una ricerca sul web li può acquistare facilmente. Non si comprano in negozio. Li trovi online anche di livello professionale. E questo è un gran problema, secondo me il sintomo di un decadimento culturale. Non solo tra i giovani.
Allora concludiamo con una provocazione: nel 2026 ha ancora senso animare la retorica degli eroi antimafia del biennio 1992-93?
E’ l’esperienza tragica che ha caratterizzato la nostra generazione: la stagione delle stragi. Un periodo tremendo, in cui ci siamo forgiati. Proprio allora si cominciò a colpire la criminalità analizzando la sua intrusione nel mondo economico e il suo condizionamento sulle attività lecite. Quando ero assessore regionale in Sicilia, ho avviato controlli sulle cave, come oggi si dovrebbero fare sugli impianti fotovoltaici. Era normale attività amministrativa, prevenzione anticrimine. Non era un gesto rivoluzionario. Di cui c'è sempre bisogno. Anche in una città come Firenze. Dunque sì, quello spirito andrebbe riattualizzato. Con elasticità intellettuale, mista a rigidità morale.