Guerra in Iran: rischio aumento costi in agricoltura

Cesani, Presidente Coldiretti Toscana: "Da quell'area proviene circa jl 33% dei fertilizzanti utilizzati nel mondo"

Nicola
Nicola Novelli
05 Marzo 2026 19:47
Guerra in Iran: rischio aumento costi in agricoltura

Il riverbero della crisi mediorientale a causa del conflitto nello Stretto di Hormuz — il punto di transito petrolifero più critico del pianeta — arriva dritto alla pompa di benzina sotto casa e, di riflesso, sugli scaffali dei supermercati italiani. Ma perché l'impennata dei listini è così immediata e brutale? Siamo davvero di fronte a un’inevitabile dinamica di mercato o ci troviamo nel mezzo di una "tempesta perfetta" alimentata da inefficienze strutturali e speculazioni finanziarie? Ecco l'analisi delle dinamiche macroeconomiche che stanno svuotando i portafogli dei cittadini e mettendo a rischio la tenuta del sistema produttivo nazionale.

Secondo Mirko Portolano, Presidente di Fita Trasporto Merci CNA Toscana, l’immediato aumento del costo del gasolio è tecnicamente ingiustificabile. Il carburante attualmente in distribuzione non è stato estratto o raffinato nelle ultime ore; si tratta di scorte accumulate nei depositi settimane o mesi fa, acquistate a prezzi sensibilmente inferiori rispetto alle quotazioni post-conflitto. Questa dinamica viene percepita dalle imprese come una profonda ingiustizia economica: i rincari vengono applicati "in tempo reale" sui listini alla pompa, mentre i costi di approvvigionamento reali dei grandi gruppi energetici non sono ancora variati.

«I depositi di carburante, dai quali si preleva oggi, sono stati riempiti qualche settimana fa: ecco perché, ancora prima che il conflitto diventasse realtà, l’aumento del prezzo del gasolio era già stato adottato e quindi la scusa dei rincari in queste ore non regge.» dichiara Mirko Portolano, CNA Fita.

Approfondimenti

Esiste una distorsione strutturale che drena liquidità vitale alle imprese di trasporto: il meccanismo del rimborso delle accise. Per i mezzi sopra i 75 quintali, lo Stato prevede un indennizzo, ma con un paradosso punitivo: il rimborso è riservato esclusivamente ai veicoli che rispettano le più recenti classi ambientali. Le imprese che hanno investito nella transizione ecologica si trovano paradossalmente più esposte ai ritardi burocratici.

L'impatto finanziario è devastante. Consideriamo i dati tecnici: per un singolo camion che percorre mediamente 100.000 km l'anno, un aumento di soli 20 centesimi al litro si traduce in un esborso extra di circa 6.000 euro. Poiché il rimborso viene chiesto trimestralmente e incassato dopo mesi, le aziende sono costrette a "prestare" queste somme allo Stato, svuotando le proprie casse in un momento di crisi. Come sottolineato da Michele Santoni, Presidente Nazionale CNA Fita, il peso della crisi energetica internazionale non può essere scaricato interamente sulle spalle di chi garantisce la logistica del Paese.

L'instabilità nell'area dello Stretto di Hormuz minaccia direttamente la sicurezza alimentare italiana. Coldiretti Toscana ha lanciato l'allarme su un "meccanismo a cascata" che parte dalla produzione agricola. L'area geopolitica interessata è infatti un hub cruciale per i fattori produttivi: da qui proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più del 33% dei fertilizzanti utilizzati a livello mondiale.

I rincari denunciati da Letizia Cesani, Presidente di Coldiretti Toscana, delineano uno scenario critico:

  • Energia: +66%
  • Fertilizzanti e concimi chimici: +49%

Questi costi, mai realmente rientrati dopo lo shock del 2022, rischiano di alimentare una nuova ondata inflattiva. Se nel 2023 l'inflazione alimentare ha toccato il 9,6%, il rischio attuale è quello di un ritorno ai picchi record che hanno già gravato sulle famiglie per oltre mille euro in due anni.

Il settore del trasporto passeggeri (NCC Bus) vive una crisi specifica e silenziosa. Pasquale Scalesia, Presidente NCC Bus di CNA Fita Toscana, evidenzia come questa categoria sia impossibilitata a trasferire i costi sul cliente finale.

A differenza della logistica merci, i contratti per la stagione turistica vengono stipulati con mesi di anticipo. Gli operatori hanno già chiuso accordi basati sui prezzi del gasolio pre-crisi e ora devono onorarli assorbendo interamente i rincari. Questo scenario azzera i margini di guadagno e mette a serio rischio la sostenibilità della stagione turistica, pilastro dell'economia regionale e nazionale.

Per evitare il collasso, le associazioni di categoria propongono soluzioni tecniche immediate basate sul principio della redistribuzione:

  • Credito d'imposta straordinario: Un sostegno immediato per tutte le imprese (indipendentemente da massa o classe ambientale) esteso a gasolio, AdBlue e gas, finanziato attraverso l'extragettito IVA generato dall'aumento dei prezzi alla pompa.
  • Compensazione automatica delle accise: Trasformare il rimborso in una compensazione immediata all'atto della richiesta per iniettare liquidità istantanea nelle imprese.
  • Monitoraggio dei Prezzi: L'istituzione di un organismo di controllo o una delega ministeriale specifica per verificare le manovre speculative dei grandi gruppi energetici sui depositi.

Siamo di fronte a una prova di forza per la competitività del "Made in Italy". La gestione attuale del caro-carburante, tra speculazioni alla fonte e ritardi burocratici nel recupero fiscale, è un modello insostenibile che rischia di trascinare il Paese in una recessione da costi. La sfida per le istituzioni nazionali ed europee è agire con tempestività chirurgica. Senza interventi strutturali sulla gestione delle accise e un controllo rigoroso sulla formazione dei prezzi, il rischio di un ritorno all'instabilità del 2022 non è solo un'ipotesi, ma una certezza che minaccia la sopravvivenza stessa delle piccole e medie imprese italiane._

Notizie correlate
In evidenza