Nel nome di Robin, di Paolino e della forza del gruppo, amen. E’ andata. Otto punti, e mi sento più tranquillo, oltretutto ora dietro c’è anche il Cagliari e così sono cinque, e davanti Parma e Genoa sono a un passo, una lunghezza sola, in sei partite possono crescere ma magari chissà, il cavallo rinvigorito può anche saltare bene qualche altra staccionata.
E’ andata. Malgrado il ravennate gran fischietto (presunto) Fabbri, che ci ha messo del suo con quella lunga sosta al Var come se non gli fosse bastato, lui che era a due metri, vedere chiaro che è stato Noslin a pestare Mandragora in area e non viceversa, e comunque peggio di lui l’accoppiata Paterna-Aureliano che a quel video ce lo ha chiamato. E con quel recupero chilometrico alla fine, e con i falli inventati di Gosens e quelli plateali non fischiati sul medesimo, e con il mancato rosso a Pedro per il calcione spaccaossa volontario a Piccoli, e con i tre falli tre tutti inesistenti fischiati in attacco a Fabbian.
E’ andata. Malgrado Harrison che in porta non vuol tirare se non l’ha accomodata sul sinistro, poteva fare punteggio più rotondo ma lui nulla, col destro proprio no salvo costringere Motta a mettere in angolo, sembra quasi che l’abbiano minacciato di ridurgli lo stipendio se tanto tanto prova a segnare un gol; e comunque, buon vecchio Jack quante palle ha giocato e rincorso e portato e crossato e scambiato fino a costringere i sarristi alle rimesse laterali e alle frustrazioni da spicchio-bandierina in quel finale pieno di brivido perché l’uno a zero sembrava strettissimo. Malgrado Piccoli che sarà anche tanto solo laggiù ma ci mette del suo a stoppare goffo, a non rincorrere palla, a non scattare sui suggerimenti, salvo incazzarsi a bestia se Fabbian gli spizza due metri più in là una palla che comunque gli passa a centimetri dal petto in piena area a tu per tu con Motta. E’ andata malgrado goffaggini in uscita, troppa fretta nel rilancio, vero Fazzini?, troppi ritorni su De Gea anche in caso di corner a favore
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E’ andata malgrado quell’avvio col brivido, prima Zaccagni (3’) che Dodo lascia libero di entrare e tentare il piazzato all’angolino costringendo Davidone De Gea al balzo prodigioso: si ripeterà, il portierone, poco più tardi quando Cancellieri (che oggettino…) infila Gosens e si presenta en solitaire davanti a lui, che però chiude le gambe e chiusa lì. E ancora all’81' con un prodigio sulla zuccata del neoentrato Ratkov che Ranieri lascia libero di saltare e colpire, e infine sull’ultimo disperato assalto dei sarristi con Pedro, detto Mister Rsa, che ci prova ma incoccia i suoi guantoni.
Detto questo, non è che la Lazio abbia stradominato, al di là del superpossesso palla numerico, che come si vede spesso e volentieri non significa gran che. Perché alla fin fine tutto quello che gli ospiti hanno combinato è qui, e comunque va dato atto a De Gea di aver fatto bene il suo mestiere. Come va dato atto a Robin Gosens di aver messo a segno un gol sontuoso, con uno stacco fantastico e un colpo di testa perfetto; e però un ragionamento su questo grande uomo va anche fatto, perché Cancellieri l’ha infilato tutte le volte che ha voluto, e perché dopo un po’ l’abbiamo visto chiaramente a corto di gambe e ossigeno, e bene ha fatto Vanoli a cambiarlo con il giovane Balbo, ormai a suo agio nel gruppo dei grandi, magari l’ha fatto entrare solo un po’ tardi, ecco. Come un po’ prima poteva tentare la carta Solomon, che forse ha mostrato un pizzico di paura ma resta sempre una garanzia.
Già, Vanoli. Non l’aveva affatto facile, stasera. Fuori Kean (mah), Parisi (boh), Fortini (beh) e pure Brescianini (o questa?), con il direttore Fagioli e l’anarchico Gudmundsson ai box per squalifica, s’è dovuto arrangiare con le uova che aveva. E però la frittata alla fine non gli è mica venuta affatto male, intanto i tre punti, poi lo spirito, il sacrificio, certo qualche strafalcione di troppo (eh Dodo?) pur se in mezzo a tanta generosità e a tanta voglia di portare a casa il lesso, con quel centrocampo un tantino reinventato dove Mandragora è sicurezza ma anche lentezza, Ndour ci ha messo un pochino a carburare ma poi si è fatto sentire, e finalmente s’è visto combinare qualcosa pure l’oggetto misterioso Fabbian. Onore al merito, dunque. Se arriverà la salvezza, e di questo passo i presupposti ci sono tutti, e non dovesse essere confermato, un bel “grazie” non dovrà levarglielo nessuno.
Ora, però, testa avanti. Tre giorni, e arriva il Crystal Palace per l’impresa pressoché disperata. Recuperare da 0-3, con loro che si porteranno dietro legioni di tifosi caldissimi (senza quintali di carta igienica, spero) e hanno fatto già vedere come è pericoloso prenderli sottogamba, insomma, appare dura assai. Però hai visto mai, e quindi perché non tentare. La Coppa è una bella tentazione, profuma di Europa, di vetrina interessante, di soldini in cassa, di tante cosine buone. Ma poi c’è Lecce, e lì bisogna fare risultato, e arriva il Sassuolo, e potrebbe essere l’occasione per chiudere tutti i discorsi. Meditate, ragazzi viola, meditate.
(Quanto a voi, caldissimi meravigliosi ragazzi e ragazze della FerroFiesole, date retta a me: che palle con quei dieci minuti di “solo gli ultras vincono sempre” e “Trasferte libere” ripetuti come una ottusa ossessione. Fate il tifo, che vi riesce bene. Giovedì ce ne sarà tanto bisogno).