​Cinghiali, lupi e cinta senese: la Regione approva il piano

La rivoluzione delle "aree non vocate": dove l'agricoltura vince sulla fauna

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
30 Luglio 2026 23:50
​Cinghiali, lupi e cinta senese: la Regione approva il piano

Il paesaggio toscano, con i suoi 22.900 chilometri quadrati di colline e la superficie boschiva più ampia d’Italia, è l’emblema globale di un’armonia tra uomo e natura che oggi vacilla sotto il peso di una gestione cronica dell'emergenza. Dopo un’era di proroghe e frammentarietà durata ben 11 anni, il Consiglio Regionale ha finalmente approvato il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale.

Non è solo un atto burocratico, ma la fine di un'incertezza normativa che dal 2015 paralizzava la pianificazione. Per il Presidente Eugenio Giani si tratta del "Piano dell'equilibrio", ma la realtà che emerge dal voto è quella di un territorio conteso, dove la biosicurezza incrocia la politica del "Campo Largo" e dove le nuove regole cambieranno profondamente il rapporto tra cittadini, agricoltura e fauna selvatica per i prossimi cinque anni.

Il cuore del Piano risiede in un principio: laddove esiste un'attività agricola praticata e operativa, quel territorio deve intendersi come "non vocato" alla presenza di specie incompatibili, in primis gli ungulati. È una svolta filosofica che trasforma il governo del territorio in un "processo corale", come recepito dagli emendamenti di Fratelli d'Italia: la gestione non è più un ambito settoriale per addetti ai lavori, ma una sfida che coinvolge organizzazioni agricole, venatorie e ambientaliste.

Per Coldiretti Toscana questa è una vittoria storica. Gli agricoltori cessano di essere spettatori passivi dei danni per diventare il fulcro della pianificazione. L'obiettivo è chiaro: garantire sicurezza economica a giovani e donne che scelgono la terra.

"L’approvazione del Piano rappresenta un risultato importante per il mondo agricolo, che da anni denuncia una situazione diventata insostenibile. Gli ungulati e la fauna selvatica hanno compromesso coltivazioni, investimenti e il lavoro di tanti imprenditori agricoli" commenta Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana.

Mentre la politica legiferava, il virus della Peste Suina Africana ha inflitto un colpo durissimo al patrimonio zootecnico: in poche settimane è stato abbattuto circa il 10% della razza storica Cinta Senese (oltre 300 capi su una popolazione totale di circa 3.200). Associazioni come Slow Food e AIAB denunciano un "paradosso della biosicurezza": le rigide norme pensate per i giganti industriali stanno soffocando le piccole realtà estensive e semi-brade, custodi di una biodiversità unica.

Tuttavia, emerge una soluzione tecnica vitale: il Ministero ha approvato a tempo di record un nuovo disciplinare proposto dalla Regione. Questo strumento permette finalmente di macellare gli animali fuori dalle aree di restrizione e di implementare sistemi di stabulazione fissa per proteggere i capi, salvaguardando il patrimonio genetico della razza senza bloccare la filiera produttiva.

Il dibattito sul ruolo del cacciatore ha mostrato le crepe più profonde della maggioranza. Se da un lato è stato bocciato — dopo un acceso confronto — l'ordine del giorno di Fratelli d’Italia che chiedeva il riconoscimento formale del "ruolo sociale" della figura del cacciatore, dall'altro sono passate misure pratiche di grande impatto:

  • Revisione delle competenze tecniche: Approvato l’emendamento che dilata i tempi delle prove di tiro per i 60 mila cacciatori toscani: si passerà da una verifica ogni due anni a una ogni cinque anni, in coincidenza con il rinnovo del porto d’armi.
  • Gestione sanitaria: Approvato il fondo per l'acquisto di celle frigorifere per la corretta conservazione delle carcasse di cinghiale abbattute, misura indispensabile per il monitoraggio della PSA.
  • Visioni opposte: Mentre il centrodestra insiste sul cacciatore come presidio territoriale, AVS e M5S criticano un modello ancora troppo dipendente dai ripopolamenti artificiali e dai prelievi venatori, a scapito di un controllo scientifico indipendente.

La fauna selvatica non è più solo una questione rurale. Se la Lunigiana resta l'epicentro delle predazioni, il problema dei lupi sta lambendo pericolosamente le aree periurbane e l'area fiorentina. La gravità della situazione è certificata dai numeri: la Presidente del Consiglio Regionale Stefania Saccardi ha rivelato che la Regione paga già quasi mezzo milione di euro ogni anno in risarcimenti diretti agli allevatori per gli attacchi dei lupi.

Per arginare l'emorragia, è stato istituito all'unanimità un fondo regionale per la prevenzione (recinzioni elettrificate e fisse). Sul fronte della sicurezza stradale, i dati del 2025 sono impietosi: 620 incidenti causati dalla fauna, con danni per 950 mila euro. La risposta passerà da sistemi di segnalamento acustico e luminoso sui tratti stradali più critici di collina.

La politica restituisce l'immagine di una maggioranza frammentata. AVS ha votato contro, contestando la mancata esclusione delle specie in sofferenza dal prelievo venatorio, l'uso delle munizioni al piombo (vietate solo nelle zone umide), la caccia alla volpe in tana e il sistema dei "richiami vivi", definito eticamente inaccettabile.

Dall'altra parte, Forza Italia e FdI hanno bocciato il Piano definendolo un "manifesto ambientale" piegato ai diktat del Movimento 5 Stelle. Il centrodestra ha denunciato l'esistenza di una "Governatrice ombra", Irene Galletti, accusando Giani di aver barattato il Piano Faunistico (insieme al "reddito di cittadinanza regionale", al piano rifiuti senza inceneritori e all'accantonamento dell'aeroporto di Firenze) in cambio della tenuta dell'accordo in 23 punti con il M5S.

Il Piano è operativo, ma la sua efficacia si misurerà "sul campo". La sfida è titanica: eradicare la PSA, contenere i danni da predazione e garantire la sicurezza stradale, il tutto mentre si cerca di mantenere la Toscana come tempio della biodiversità.

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