Capita a tutti, prima o poi: alzare gli occhi al soffitto e scorgere un'antiestetica macchia d'umidità, il segno inconfondibile di una perdita d'acqua domestica. Un inconveniente banale, che di norma risolviamo con la chiamata a un idraulico o una nervosa lamentela al vicino del piano di sopra. Ma cosa succede quando questo piccolo incrinarsi della mimesi quotidiana si trasforma nell'innesco di un vero e dispositivo drammaturgico capace di mettere a nudo le nostre scelte di vita, il trascorrere del tempo e la sostanza stessa della nostra identità?
È esattamente all'incrocio tra l'assurdo domestico e la vertigine esistenziale che si muove la nuova drammaturgia contemporanea, abilissima nel convertire l'ordinario in una lente d'ingrandimento filosofica e politica. Con il debutto ieri sera in prima nazionale della versione italiana di PASSAGGI – GOTERAS proposta al Festival Intercity del Teatro della Limonaia il palcoscenico si dimostra un laboratorio di corto-circuiti temporali e specchi sociali.
Quando una perdita d'acqua diventa una crepa nello spazio-tempo
Concepita dal drammaturgo catalano Marc de la Varga, l'opera Goteras trasfigura un banale sinistro casalingo in una spinta narrativa folgorante. De la Varga, forte di una laurea in Comunicazione Audiovisiva, di un Master in Sceneggiatura per Cinema e TV e di esperienze che spaziano da Em dic Josep (selezionata per il Festival Grec 2024) al documentario Antihéroe (2025), inietta nella scrittura teatrale una fluidità e un ritmo tipicamente cinematografici. Il guasto idraulico diviene così l'innesco di una drammaturgia di frattura che fonde commedia brillante, fantascienza e teatro dell'assurdo. La versione italiana è diretta da Dimitri Milopulos e interpretata con coinvolgente affiatamento da Michele Carli e Massimiliano Serino.
Questa esplorazione dell'assurdo domestico rappresenta uno strumento critico affilato per radiografare la fragilità umana. Fessurare l'architettura reale e rassicurante della casa consente al testo di sgretolare le certezze borghesi dei protagonisti: basta una goccia imprevista per incrinare l'automatismo della routine e rivelare l'infinita complessità dell'esistenza.
In Goteras il giovane drammaturgo Toni rimane imbrigliato in un serrato confronto con il proprio vicino di casa. L'interazione scavalca istantaneamente la dimensione aneddotica del pianerottolo per mutarsi in una riflessione ontologica sul peso delle traiettorie passate, sulla fedeltà verso le proprie vocazioni originarie e sull'arte fondamentale di sbagliare come premessa inderogabile per la costruzione del futuro.
L'ordito drammaturgico costringe lo spettatore a un faccia a faccia viscerale con la propria evoluzione personale. Attraverso un meccanismo scenico alchemico, capace di dosare tempi comici, delicatezza emotiva e verità scomode, la scena si fa specchio deformante ma chiarificatore: il presente si trova costretto a contrattare i propri compromessi con i fantasmi e le promesse dell'io passato.
Il teatro come antidoto politico: Smascherare la xenofobia invisibile
Spostandosi sul versante di una drammaturgia di sferzante impegno civile, PROPAGANDA / LA CRIDA di Ferran Joanmiquel Pla (con la regia di Francesco Grossi e Lorenzo VLa connessione internazionale: Il ponte culturale tra Spagna e Italiaolpe, interpretato dallo stesso Volpe) porta sul palco una riflessione spietata sui dispositivi di persuasione ideologica. Il testo trae enorme forza dalla traiettoria dell'autore, già protagonista di percorsi internazionali come Fabulamundi Playwriting Europe e autore formato nell'ambito del teatro Verbatim (sviluppato presso la Sala La Planeta).
La messa in scena è affidata a I Nuovi ETS, un vivace collettivo di 16 artisti under 35 nato nel solco della Fondazione Teatro della Toscana, la cui energia generazionale garantisce al testo una carica critica immediata e viscerale.
La premessa scenica porta al parossismo un micro-evento urbano: un attivista distribuisce volantini elettorali per strada e bracca un passante frettoloso e carico di borse, tentando con pervicacia di convincerlo e di inoculargli il seme del dubbio. Joanmiquel Pla scava oltre la superficie del dibattito mediatico: se da un lato esiste un razzismo declamato e strumentale proprio delle destre populiste, dall'altro l'opera intende vivisezionare quella xenofobia sotterranea e latente che striscia nell'ombra dei pregiudizi quotidiani e delle paure inespresse della gente comune. Ne scaturisce una dichiarazione di resistenza etica e politica: "Possa il fascismo non essere mai un’opzione"
La connessione internazionale: Il ponte culturale tra Spagna e Italia
L'approdo sul suolo italiano di opere capaci di scuotere le coscienze testimonia il valore irrinunciabile dei network teatrali transnazionali. Il successo di un testo come Goteras è scaturito da un percorso artistico di respiro internazionale, come 100 rappresentazioni tra Spagna, Perù, Messico e ora l'Italia, il premio Teatro Rojas per il Miglior Testo e Miglior Spettacolo, il Premio della Giuria Orsai Narrativa e la candidatura come finalista al Premio Frederic Roda.
Dietro questa felice osmosi culturale vi è il prezioso lavoro di mediazione svolto da Antonella Caron — attrice, ricercatrice accademica legata alla rivista Spagna Contemporanea e all'Università di Genova — che figura come traduttrice di entrambi i testi proposti (PASSAGGI – GOTERAS e PROPAGANDA / LA CRIDA), confermandosi figura chiave nel far risuonare la drammaturgia iberica contemporanea nella lingua italiana.
A fondamento di questi ponti internazionali si colloca l'operato storico del Teatro della Limonaia e del Festival Intercity, fondato nel 1988 da Barbara Nativi e guidato dal 2005 dalla direzione artistica di Dimitri Milopulos. Una fucina di ricerca che continua a dimostrare come il linguaggio teatrale sappia travalicare ogni confine geografico.
La drammaturgia contemporanea ribadisce la propria straordinaria capacità di divertire, destabilizzare e interrogare, trasformando dettagli apparentemente trascurabili in dispositivi di indagine filosofica. Che la scintilla nasca da un'infiltrazione d'acqua nel soffitto o dall'invadenza di un volantino politico offerto al bordo di un marciapiede, il palcoscenico resta il luogo primario per decodificare le nevrosi della nostra epoca.