Affitti Brevi: a Montedomini l'host è pubblico

Come far sparire 21 appartamenti del Comune

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Luglio 2026 23:55
Affitti Brevi: a Montedomini l'host è pubblico

La narrazione ufficiale che emana da Palazzo Vecchio è quella di una crociata morale. La Sindaca Sara Funaro e la sua Giunta hanno individuato il nemico pubblico numero uno: la "parassitosi" degli affitti brevi. Secondo la retorica del Comune, le piattaforme digitali sono l’unico motore dell’overtourism, la causa prima dello spopolamento del centro e il mostro che impedisce ai fiorentini di trovare casa.

Tuttavia, se si sposta il velo dei proclami elettorali e si analizzano le carte amministrative — delibere, interrogazioni consiliari e bilanci delle aziende partecipate — emerge una realtà diversa. Quella che viene spacciata come una missione di salvaguardia sociale appare sempre più come una gestione selettiva della rendita urbana: una guerra dichiarata ai piccoli proprietari, mentre il pubblico e i grandi player continuano a banchettare indisturbati.

Per capire quanto sia fragile la coerenza di Palazzo Vecchio, bisogna tornare al recente passato e a un’operazione che l’opinione pubblica ha ribattezzato "il cubo nero". Mentre la Giunta invocava (e invoca) il blocco dei cambi di destinazione d'uso nell’area UNESCO per tutelare i residenti, l’ex Sindaco Dario Nardella si impegnava per una deroga: la trasformazione di ben 157 appartamenti da residenziali ad affitti brevi.

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Non è un caso isolato. In via Bufalini, in piena zona teoricamente "blindata", circa 100 appartamenti sono sfuggiti ai vincoli della residenza per finire dritti sul mercato turistico. A vantaggio di chi? È la domanda che agita le opposizioni. Il sospetto è che la regolamentazione non serva a "salvare Firenze", ma a decidere chi ha il permesso di lucrare sul turismo e chi no.

Il cortocircuito più imbarazzante riguarda però l'Azienda di Servizi alla Persona Montedomini. Si tratta di una cosiddetta "azienda strumentale", ovvero un ente controllato dal Comune che dovrebbe occuparsi di welfare e anziani. Eppure, dai documenti emerge che Montedomini ha agito come un intermediario turistico, dando in locazione decine di immobili a società — spesso straniere — per finalità di affitto breve.

Qui il gioco delle ombre si fa fitto. L'attuale Sindaca Sara Funaro è stata vicepresidente di Montedomini proprio negli anni in cui molti di questi contratti potrebbero essere stati stipulati. Ed è qui che la rete del potere locale mostra le sue maglie: l'attuale presidente di Montedomini, l'avvocato Frittelli, condivide il cognome con il mandatario elettorale di Nardella per la campagna del 2019. Un dettaglio che alimenta il sospetto di un sistema di gestione del patrimonio pubblico piegato a logiche di opportunità politica piuttosto che sociale. Ad oggi, Frittelli ha ammesso di non avere un numero certo di questi alloggi e di dover ancora procedere a un "censimento".

In questo contesto, Alessandro Lozzi (ADUC) sintetizza: "Come dicono a Firenze quelli che hanno studiato: facile fare i froci con il culo degli altri."

L’incapacità di trasformare il patrimonio pubblico in risposte abitative concrete è evidente nel caso del "Villaggio Montedomini". Lo scontro di oggi tra la consigliera Cecilia Del Re e l'assessore al Welfare Nicola Paulesu ha svelato una "rimodulazione" dei fondi PNRR che somiglia molto a una resa.

In origine, il progetto prevedeva due lotti: il primo da 15 appartamenti (cofinanziato dalla Regione) e il secondo da 21 appartamenti (finanziato dal Comune con 2,46 milioni di euro del PNRR) destinati a persone fragili. Cosa è successo? A giugno 2026, l'amministrazione ha ammesso di non avere le risorse extra necessarie per completare il secondo lotto. Per non perdere i soldi del PNRR, ha dovuto "rimodulare" il piano: i 21 appartamenti sono spariti dal cronoprogramma attuale e i fondi sono stati spostati su servizi di "assistenza domiciliare".

L'assessore Paulesu rivendica il raggiungimento di 102 beneficiari, ma il dato amministrativo è incontrovertibile: gli alloggi fisici promessi sono usciti dagli obiettivi certi per mancanza di fondi. Un fallimento che stride con la retorica dell'emergenza.

Se davvero il Comune volesse risolvere la crisi abitativa, dovrebbe guardare al fatto che Firenze conta circa 800 immobili comunali sfitti. Si tratta di un patrimonio immenso che giace inutilizzato mentre le liste d'attesa per l'edilizia popolare si allungano.

La gestione di questi vuoti rasenta il surreale: l'amministrazione spende milioni di euro non per ristrutturare e assegnare le case, ma per il noleggio di porte blindate. Soldi pubblici usati per sbarrare ingressi ed evitare occupazioni, mantenendo gli appartamenti in un limbo di inutilizzabilità. È il simbolo dell'inefficienza: un ente che dichiara guerra ai privati perché "tolgono case ai residenti", ma spende per tenere le proprie case sbarrate.

Infine, c'è la questione della concorrenza. Mentre il piccolo host deve sottostare a regole sempre più stringenti, i grandi studentati autorizzati operano in una zona confortevole. Queste strutture vendono camere che spesso ospitano turisti in modalità puramente alberghiera. A questo si aggiunge la possibilità per gli hotel di annettere appartamenti privati per espandersi, creando una sorta di affitto breve "di serie A" protetto dalle grandi sigle della ricettività.

La "guerra" agli affitti brevi di Palazzo Vecchio somiglia sempre più a un’operazione di distrazione di massa. Tra i 157 appartamenti del "cubo nero", le gestioni di Montedomini, i fondi PNRR dirottati per coprire buchi di bilancio e lo spreco degli 800 alloggi comunali murati, la verità è che il Comune di Firenze è parte integrante del meccanismo di rendita che dice di voler combattere.

Prima di invocare crociate ideologiche e puntare il dito contro la "parassitosi" dei cittadini, l'amministrazione Funaro dovrebbe rispondere di una gestione del patrimonio pubblico che appare incoerente.

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