Montedomini: il patrimonio pubblico finisce su Airbnb

In Via Faenza sei notti valgono un mese di affitto

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
20 Luglio 2026 17:04
Montedomini: il patrimonio pubblico finisce su Airbnb

Firenze sta vivendo un cortocircuito politico e sociale che mette a nudo la fragilità della narrazione amministrativa degli ultimi anni. Da un lato, la linea ufficiale di Palazzo Vecchio è quella di una battaglia frontale contro la proliferazione degli affitti brevi, indicati come il principale veleno che svuota il centro storico e gonfia i canoni per i residenti. Dall’altro, emerge una realtà speculare e imbarazzante: il patrimonio pubblico gestito dall’ASP Montedomini, un ente la cui missione statutaria è l'assistenza e la solidarietà, è finito per essere collocato proprio su piattaforme turistiche come Airbnb.

Dopo gli ultimi sviluppi della vicenda, con il Comune che ha annunciato verifiche su tutti i contratti e la convocazione del consiglio di amministrazione dell’Asp. La gravità del problema è misurabile nei numeri: mentre in città si contano oltre 800 appartamenti comunali non assegnati e migliaia di persone restano in attesa di una casa, un censimento del 2023 rivela che Montedomini gestisce 428 immobili. Di questi, una parte significativa è stata sottratta alla funzione residenziale per essere destinata al mercato extralberghiero. Com'è possibile che l'amministrazione che si fa paladina del ripopolamento urbano sia la stessa che, attraverso le sue partecipate e con l'assenso dei propri uffici, trasforma il "bene comune" in un asset da spremere per la rendita turistica?

Questa contraddizione politica agisce come un boomerang sulla credibilità della Giunta. È difficile mantenere una linea di rigore contro i privati quando una partecipata controllata dal Comune – il quale nomina tre consiglieri su cinque nel CdA di Montedomini – inserisce nei propri bandi clausole che permettono esplicitamente l'uso turistico. Guglielmo Mossuto, capogruppo della Lega, definisce la vicenda una clamorosa "buccia di banana" politica, mentre le opposizioni parlano apertamente di un "pastrocchio targato PD".

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Il danno d'immagine è profondo: la narrazione della "lotta alla rendita" si scontra con una prassi gestionale che ha favorito proprio quella rendita. Il recente cambio di rotta della Giunta, che oggi dichiara che Montedomini "non può più" svolgere queste attività, contiene un'implicita e pesante ammissione: fino a ieri lo ha fatto, e lo ha fatto sotto lo sguardo vigile di Palazzo Vecchio.

Il caso di via Faenza 38, emerso grazie all'analisi di Cecilia Del Re (Firenze Democratica), è l’esempio plastico di questa distorsione. Il 18 aprile 2023, l’ASP Montedomini pubblicava un bando per un appartamento al secondo piano con una base d'asta di 1.150 euro mensili. Lo stesso immobile è poi apparso sui portali turistici con tariffe di circa 212 euro a notte.

A rendere l'operazione ancora più vantaggiosa per il privato è il meccanismo dello scomputo del canone per i lavori di ristrutturazione: Montedomini si è impegnata a contribuire fino a 49.000 euro, permettendo al locatario di non pagare l'affitto per i primi tre anni e di vederlo dimezzato per i successivi 14 mesi.

"Se fosse confermato che si tratta dello stesso immobile, ci troveremmo di fronte a un dato che non può lasciare indifferenti: bastano solo sei notti di prenotazioni per incassare più del canone mensile posto a base della gara." denuncia Cecilia Del Re.

L'analisi dei meccanismi burocratici rivela un sistema di controllo incrociato che solleva dubbi sulla reale trasparenza delle procedure. L’assegnazione degli immobili è decisa da una "Commissione immobili" (art. 4 del Regolamento) composta dal Presidente e dal Direttore di Montedomini, più un terzo membro designato direttamente dall'Assessorato al Sociale del Comune. È questo il punto di contatto più critico: lo stesso dipartimento che dovrebbe gestire l'emergenza abitativa partecipa attivamente alle scelte che destinano il patrimonio al turismo.

Il tema delle "porte girevoli" aggrava il quadro. La Sindaca Sara Funaro ha fatto parte del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Montedomini Onlus dal febbraio 2021 al giugno 2024, su designazione della Società della Salute che lei stessa presiedeva in quel periodo. Luigi Paccosi, ex presidente di Montedomini e ancora oggi alla guida della Fondazione, è stato nel frattempo nominato presidente di Casa spa, il soggetto che gestisce l'edilizia popolare. A completare il cerchio, l'attuale Presidente del Collegio dei Revisori dell'ASP risulterebbe essere stato il mandatario elettorale per la campagna di Funaro, mentre il presidente di Montedomini, Enrico Frittelli, guida l'associazione "Punto su Firenze", nota per la raccolta fondi elettorali.

In questo intreccio di fedeltà politica, la mancanza di una mappatura pubblica e chiara del patrimonio — denunciata dai consiglieri Santarelli, Chelli e Sirello — impedisce un reale controllo democratico su beni che appartengono alla città.

Il passaggio dalla funzione sociale alla rendita finanziaria è documentato da casi emblematici che trasformano donazioni storiche in operazioni di mercato:

  • Palazzina Fusi (Via Vaccereccia): Un immobile donato per assistere chi non ha casa. Fino al 2016 ospitava famiglie in difficoltà e un'anziana residente "da sempre". Dopo lo sfratto degli inquilini, l'intero stabile è stato trasformato in una struttura ricettiva gestita dal gruppo privato Ognissanti Hotels.
  • Casa Famiglia M. C. Ogier: Una struttura dedicata a persone con disabilità che nel maggio 2024 ha ricevuto una richiesta di rilascio. Il motivo addotto da Montedomini sarebbe la necessità di aumentare il canone di locazione, portando l'immobile a restare, a oggi, non occupato e privo della sua funzione originaria.

Questi episodi confermano che il patrimonio pubblico non è più percepito come una "promessa sociale", ma come un asset da dismettere o mettere a reddito, spesso con l'assenso necessario del Comune, come avvenuto per le alienazioni in via Vittorio Emanuele e via Guelfa.

“Ogni giorno spunta fuori un nuovo appartamento di proprietà di Montedomini messo sul mercato degli affitti turistici. Altro che caso isolato: siamo davanti a un clamoroso cortocircuito politico” A dirlo è Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia e Ceo di Apartments Florence “La domanda è inevitabile: prima di vietare gli affitti turistici ai cittadini, il Comune non poteva verificare come veniva gestito il proprio patrimonio? Da una parte si impongono divieti ai proprietari privati, dall’altra si concedono immobili pubblici a una società che, fin dall’inizio, aveva chiaramente l’obiettivo di destinarli al mercato turistico, beneficiando peraltro di canoni agevolati e della possibilità di recuperare parte dei costi di ristrutturazione attraverso lo scomputo degli affitti.

È una contraddizione enorme”, nota Fagnoni. 

Le opposizioni chiedono ora che il Consiglio di Amministrazione del prossimo 29 luglio non sia l'ennesimo paravento burocratico. La richiesta è di una trasparenza totale: un elenco immobile per immobile, i nomi dei conduttori, i canoni reali e le destinazioni d'uso autorizzate.

Il patrimonio di Montedomini è frutto del patto di fiducia tra le famiglie fiorentine e le istituzioni. Tradire quel patto destinando i beni al mercato turistico, mentre la città espelle i propri abitanti, non è solo un errore amministrativo ma un fallimento politico.

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