Il silenzio di Palazzo Vecchio sulla tramvia

Il giallo dei centimetri delle corsie in Viale Matteotti

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 Settembre 2026 15:13
Il silenzio di Palazzo Vecchio sulla tramvia

Tra la polvere e il rumore dei martelli pneumatici sui viali, la linea 3.2.2 della tramvia (Libertà-Bagno a Ripoli/Rovezzano) sta ridisegnando la geografia urbana. Eppure, tra i cittadini serpeggia un’inquietudine che va oltre il semplice disagio logistico: è la sensazione che, sotto la superficie del "progresso", qualcosa non torni. In una città dove ogni centimetro di suolo storico è sacro, la discrepanza tra le promesse dei rendering e la realtà dell’asfalto sta trasformando un’opera pubblica in un emblematico scontro tra amministrazione e cittadinanza.

Negli ultimi mesi, viale Matteotti è diventato il palcoscenico di una disputa metrica. La miccia è stata accesa da alcuni residenti che, armati di metro e smartphone, hanno denunciato sui social una realtà inquietante: corsie larghe appena 2,51 metri, contro i 2,75 metri previsti dal progetto esecutivo. Quei 24 centimetri mancanti non sono un dettaglio tecnico, ma una potenziale violazione della sicurezza.

L'Articolo 140 del Codice della Strada è tassativo: il modulo di corsia può essere ridotto a 2,50 metri solo negli assestamenti delle intersezioni e a patto che non vi transitino mezzi pubblici o traffico pesante. Durante la seduta dell'8 settembre, l'Assessore alla Mobilità Filippo Boni ha cercato di minimizzare parlando di un "errore di tracciamento". Tuttavia, resta un’ironia amara: se l'errore è stato ufficialmente rettificato con ordine di servizio già il 22 agosto 2026, come mai le misurazioni "dal basso" continuavano a sollevare il caso settimane dopo?

Approfondimenti

L'interrogazione del consigliere Marco Stella ha scoperchiato il vaso di Pandora delle competenze. Perché la Regione non interviene sui centimetri "rubati" in Viale Matteotti? La risposta è un classico rimpallo burocratico.

Se sull'asfalto si fatica a tirare linee dritte, nei corridoi di Palazzo Vecchio sembra mancare la bussola della trasparenza. L'Associazione Italia Nostra Firenze denuncia un silenzio amministrativo che dura da ben 60 giorni. Si tratta di una violazione dell'Articolo 90 dello Statuto comunale, che imporrebbe una "risposta motivata" entro 30 giorni alle istanze dei cittadini.

Siamo di fronte a una "sospensione dei diritti democratici". Il sospetto è che se l’amministrazione non riesce a rispondere all’istanza per una moratoria dei cantieri e il divieto di abbattimento degli alberi, è perché manca di argomentazioni solide per giustificare il suo "no". C’è un nesso inquietante tra le strisce storte sui viali e le risposte mancanti negli uffici: quando la pianificazione vacilla, il silenzio diventa l’ultimo rifugio della burocrazia.

La battaglia per il verde urbano ha trovato un’alleata inaspettata quanto autorevole: una medica psichiatra residente nel Quartiere 2. Assistita dall'Avv.ta Lia Belli, la professionista ha presentato un’istanza ad adiuvandum che eleva il dibattito. Non è più solo una questione di estetica o di "ombra", ma di salute pubblica e giustizia ambientale.

"L’abbattimento degli alberi [...] comporta la palese violazione di tutte le norme [...] e l'assunzione di responsabilità da parte del decisore pubblico per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, vivibilità, giustizia e benessere della città e della comunità." si legge nell'istanza dell'Avv.ta Lia Belli.

La vicenda della tramvia 3.2.2 mette a nudo la fragilità di un modello di sviluppo che troppo spesso sacrifica il patrimonio preesistente sull'altare della velocità. Firenze non può essere ammodernata calpestando il diritto alla salute e ignorando il dialogo con i suoi abitanti. È necessario un "corretto bilanciamento" — come suggerito dall'istanza della psichiatra — tra innovazione infrastrutturale e tutela dell'ecosistema urbano.

Notizie correlate
In evidenza