Test d’agosto al Viola Park contro il Deportivo

L'Identità di Fabio Grosso: fraseggio e controllo, verso la Coppa Italia

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
06 Agosto 2026 23:25
Test d’agosto al Viola Park contro il Deportivo
Fotografie di Fabio Vanzi

Lo Stadio Curva Fiesole, nell’avveniristico Rocco B. Commisso Viola Park, ha indossato l'abito delle grandi occasioni. Non era solo l'ultimo collaudo prima della stagione ufficiale; era il prologo per una società che respira già l’aria del proprio Centenario (1926-2026). Tra il riverbero del calore sui nuovi spalti e l'odore dell'erba perfetta, la creatura di Fabio Grosso ha cercato di dare un'anima al proprio possesso palla contro un Deportivo La Coruña arcigno e organizzato. Resta però un interrogativo che agita i tifosi tra un sorso d'acqua e un coro: questa Fiorentina, così bella e accademica nel palleggio, possiede già la scaltrezza necessaria per onorare un secolo di storia, o il pareggio subito allo scadere è il presagio di una fragilità ancora da guarire?

Se il buongiorno si vede dal mattino, il risveglio di Cher Ndour al minuto 15 è stato un lampo di luce. Si è trattato del frutto del lavoro che Grosso sta portando avanti sulle palle inattive. Sugli sviluppi di un calcio di punizione calciato con precisione, la torre Radu Drăgușin ha svettato, offrendo una sponda che Ndour ha trasformato in gol, con un tiro al volo di prima intenzione sotto la traversa che non ha lasciato scampo ad Alvaro Fernandez. In quel gesto tecnico c’è tutto il potenziale del centrocampista: non solo il fisico per dominare il reparto, ma una sensibilità nel piede che lo candida a essere il risolutore di quelle partite bloccate dove il solo possesso non basta.

C’è stato un momento, all’8’ minuto, in cui il Viola Park è sembrato il palcoscenico di una notte di Champions League. Da una parte Pierre-Emerick Aubameyang, il predatore d'area dei galiziani, lanciato a rete con la ferocia dei tempi migliori; dall'altra il carisma di David De Gea a guidare la difesa. A risolvere il duello, però, è stato il "cuore locale" di Luca Ranieri: un intervento difensivo, uno scippo che ha strozzato in gola l'urlo del gabonese. È in questi dettagli che si misura la crescita di un gruppo: avere veterani di caratura alza l'asticella della concentrazione, costringendo anche i giovani a non abbassare mai la guardia contro avversari che, come il Depor di Antonio Hidalgo, non concedono sconti.

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Fotografie di Fabio Vanzi

Il 4-3-3 di Fabio Grosso comincia a mostrare una fisionomia definita. La Fiorentina ha mantenuto il pallino del gioco con una supremazia territoriale, cercando di logorare le maglie della difesa spagnola. Nella ripresa, la manovra è salita di tono, diventando più fluida e meno prevedibile grazie a tre interpreti d'eccezione che hanno dettato i ritmi della serata:

  • Nicolò Fagioli: il vero architetto, capace di disegnare geometrie pulite e verticalizzazioni che hanno dato respiro alla manovra.
  • Arthur Atta: il polmone dinamico, magistrale nel raccordare i reparti e nel farsi trovare pronto in fase di transizione.
  • Albert Gudmundsson: una scintilla, i cui strappi e giocate hanno messo in crisi la retroguardia di Hidalgo, pur mancando della stoccata decisiva.

Il test contro il Deportivo portava con sé anche una venatura di romanticismo calcistico: il ritorno "a casa" di Angeliño. Sebbene il laterale spagnolo avesse appena completato il suo primo allenamento agli ordini di Hidalgo sul campo "Enzo Bearzot" di Coverciano, la sua presenza ha dato un tono di ambizione internazionale a un avversario mai domo. La partita è stata una fiera dei legni: prima il montante colpito da un tiro-cross di João Mário al 40', poi la clamorosa traversa di Diego Villares al 72' per gli ospiti. Quando il match sembrava ormai incanalato verso una vittoria viola, è arrivata la beffa del 90'. Una punizione di Nsongo Bil ha trovato una deviazione fortunosa della barriera, spiazzando un non impeccabile Oliver Christensen (subentrato a De Gea).

Il tempo degli esperimenti sta per scadere. Il 14 agosto, l’Artemio Franchi aprirà le porte per la sfida di Coppa Italia contro la vincente tra Benevento e Ravenna. La Fiorentina di Grosso arriva all'appuntamento con la consapevolezza di chi sa produrre bellezza, ma con il monito di chi deve ancora imparare a chiudere i conti.

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