Cosa resta della missione sociale quando il profitto diventa la bussola della gestione pubblica? Il "caso Montedomini" non è una polemica estiva, ma un nervo scoperto che interroga l’essenza stessa del governo di Firenze. Parliamo di un ente storico, un’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, che oggi si ritrova al centro di un cortocircuito politico per aver aperto le porte del proprio patrimonio agli affitti turistici.
Mentre la città boccheggia sotto il caldo d'agosto, la giunta sembra sperare nel classico "effetto-oblio" delle ferie. Ma la strategia del silenzio ha una data di scadenza precisa: la seduta straordinaria del Consiglio comunale, prevista non prima della fine del mese. Fino ad allora, resta sospesa una domanda: ha ancora senso parlare di "gestione pubblica" se l’unico obiettivo è fare cassa, sacrificando la residenzialità sull'altare della turistificazione?
L’analisi dei documenti conferma la trasformazione. Prendiamo il caso di via dell’Albero 10. Nel marzo del 2011, questo immobile ospitava quattro famiglie residenti. I canoni di affitto erano frammentati ma chiarissimi nella loro funzione sociale: 200 €, 429 €, 434 € e 615 € mensili. Un totale di 1.678 euro che garantiva il diritto all'abitare.
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Dodici anni dopo, la musica cambia. Nell'aprile 2023, quelle stesse mura sono state messe a bando con una base d'asta di 2.600 euro al mese. L’ironia? L’immobile è censito al catasto come "abitazione di tipo popolare". Eppure, la scelta politica è stata quella di blindare un contratto della durata di ben 16 anni per uso turistico, eliminando di fatto quegli spazi dal mercato residenziale per quasi due decenni.
La prova regina della volontà dell'ente è scolpita nero su bianco nel contratto di locazione: «Il locatore consente sin d'ora al conduttore di destinare l'immobile oggetto di locazione ad uso turistico-ricettivo secondo tutte le modalità extralberghiere.» (Art. 11 del bando di locazione).
L’opacità aumenta quando si passa dalla strategia immobiliare alla legalità amministrativa. Secondo il DL 145/2023, ogni struttura ricettiva deve esporre il Codice Identificativo Nazionale sia online che all'esterno dello stabile, pena sanzioni fino a 5.000 euro.
In via dell'Albero 10, il confine tra controllo e caos si è fatto labile. Una delle insegne del Bed & Breakfast è stata rimossa per poi riapparire "pulita", ovvero priva del codice richiesto. Ma c'è di più: mentre il registro comunale conta due B&B attivi al civico 10, il portale ufficiale FeelFlorence ne pubblicizza solo uno, vantando 5 camere e 11 posti letto. Il paradosso è sistemico: il Comune di Firenze, socio di maggioranza di Montedomini, si ritrova nel ruolo schizofrenico di proprietario degli immobili e, contemporaneamente, di controllore che dovrebbe sanzionare, tramite la Polizia Locale, le mancanze che avvengono nelle proprie mura.
L’amministrazione difende l’operazione parlando di necessità di bilancio. Ma i guadagni per l’ente sono minimi se paragonati al giro d’affari dei privati che gestiscono le strutture. Il rischio reale è che la sostanza politica venga "sepolta" dalle battaglie legali. Anche se non vi fossero illeciti penali, resta il fallimento di una scelta che svuota la città.
Tentare di liquidare la vicenda come una "congiura del centrodestra" contro la sindaca Sara Funaro è un esercizio di retorica. La protesta è nata dal basso, da cittadini e comitati indipendenti come Salviamo Firenze. La giunta sembra soffrire di un deficit di empatia, come evidenziato da Daniele Calosi (segretario Fiom): «[Una giunta che], nonostante il frequente uso del verbo, non riesce ad ascoltare.»
Il caso Montedomini è il sintomo di una gestione urbana ventennale che ha favorito la rendita rispetto alla vita cittadina. La responsabilità non è solo di Palazzo Vecchio, ma va estesa a tutti i "pesi massimi" dell'immobiliare fiorentino: la Curia, la Fondazione Cassa di Risparmio e gli altri grandi enti che modellano il volto della città.
Questa vicenda impone una riflessione collettiva su come Firenze sia stata trasformata in una merce. Serve un'analisi che superi il mero dato contabile per guardare alle ferite sociali inferte da vent'anni di politiche che hanno incoraggiato la trasformazione di alloggi popolari in dormitori per turisti.
Con l’avvicinarsi della seduta straordinaria del Consiglio comunale, lla stabilità della maggioranza che sostiene Sara Funaro potrebbe vacillare. La giunta dovrà spiegare come si conciliano i proclami sulla regolamentazione degli affitti brevi con atti pubblici che firmano la cessione di case popolari al mercato turistico per 16 anni.