Sciopero industria, dove va la Toscana delle fabbriche?

Delegazione Cgil, Cisl e Uil incontra Confindustria. Giani: "Affronteremo la crisi". Torselli: "Non è colpa del Governo"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 Luglio 2026 17:26
Sciopero industria, dove va la Toscana delle fabbriche?

FIRENZE, 9 luglio ‘26 – Nella giornata dello sciopero dell'industria e della manifestazione unitaria dei sindacati a Firenze,che ha visto una importante partecipazione, il presidente Eugenio Giani ha incontrato una delegazione delle sigle promotrici Cgil, Cisl e Uil per un confronto sui contenuti dello sciopero.

"Abbiamo concordato un incontro da tenersi in Regione entro 10 giorni. Lo spirito è propositivo - ha detto il presidente - vogliamo concertare iniziative comuni per affrontare l'attuale crisi dell'industria. Il ruolo della Regione Toscana resta centrale e l'ascolto dei sindacati potrà portare ad iniziative concrete. L'idea è quella di costruire insieme un'agenda per affrontarla al meglio".

Giani ha poi continuato: "Ci sono indubbiamente settori che vivono un rallentamento e una vera e propria crisi, come la moda. Allo stesso tempo ci sono indicatori che ci fanno pensare che in un andamento ciclico si possa arrivare presto ad una rigenerazione e ad un nuovo sviluppo di questi settori. Ci sono altri settori, invece, stanno mostrando una mentalità vincente, come ad esempio la farmaceutica".

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Per Giani un'unità di intenti "può generare delle politiche fondate sui fondi europei, sulle misure per il lavoro e sulle politiche della formazione e del lavoro, con bandi dedicati alle imprese. Queste politiche hanno tutte una priorità molto ben definita, l'aumento della crescita per il manifatturiero e una reindustrializzazione in grado di garantire ai lavoratori sviluppo, crescita salariale e delle condizioni di qualità e sicurezza del lavoro", conclude Giani.

E’ stato il presidente di Confindustria Toscana Fabrizio Bernini a ricevere la delegazione composta dalle delegazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil Toscana. “Condividiamo le stesse preoccupazioni sulla deindustrializzazione della nostra regione espresse dalle organizzazioni sindacali” ha spiegato Bernini.

“Le incertezze economiche globali e le difficoltà che colpiscono settori chiave della nostra manifattura richiedono una risposta coesa e immediata – prosegue Fabrizio Bernini -. Come ho ribadito fin dall’inizio del mio mandato, le difficoltà economiche di imprese e famiglie devono stare saldamente in testa a tutte le agende politiche”.

“Dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di produrre, investire ed esportare di più, partendo dalla valorizzazione del nostro saper fare, ma allo stesso tempo dai settori più innovativi e tecnologici – prosegue Fabrizio Bernini -. Per farlo servono politiche industriali mirate, un utilizzo più efficace dei fondi europei e interventi concreti per ridurre il costo dell'energia che oggi penalizza la competitività del nostro sistema produttivo”.

L’incontro, che era stato richiesto dalle organizzazioni sindacali, oggi in piazza per lo sciopero dell’industria Toscana, è avvenuto a Firenze nel palazzo di Confindustria e ha visto la partecipazione anche del presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa Lapo Baroncelli. “Istituzioni, imprese e sindacati devono concorrere tutti verso l’unico scopo - ha spiegato Lapo Baroncelli - quello di difendere il nostro patrimonio produttivo, il nostro saper fare e il nostro capitale umano”.

“Dobbiamo lavorare tutti insieme ad un percorso che punti all’obiettivo della reindustrializzazione della Toscana – conclude Bernini -. Noi siamo pronti a mettere la nostra expertise imprenditoriale a supporto di un lavoro comune e sinergico con tutte le parti sociali e istituzionali”.

Questa invece la posizione dell'europarlamentare Francesco Torselli (FdI-ECR):

"La crisi dell'industria italiana non nasce nel 2022, ma nel 2008. Da allora la produzione industriale è rimasta sotto i livelli pre-crisi, attraversando governi di ogni colore. Attribuire questa situazione all'attuale Esecutivo significa ignorare oltre quindici anni di storia economica. Dal 2022, invece, l'occupazione ha raggiunto livelli record e l'economia italiana ha dimostrato una tenuta superiore alle attese.Alla Sindaca Funaro che chiede al Governo di rilanciare le politiche industriali, voglio chiedere: “Come mai la Toscana è la regione che paga il piu’ duro prezzo a livello di deindustrializzazione in Italia?”Il peso dell’industria è sceso al 19,2% del PIL regionale, il dato più basso degli ultimi 25 anni, mentre sono circa 15.000 i lavoratori coinvolti tra cassa integrazione, contratti di solidarietà e altri ammortizzatori sociali.

La Regione Toscana, che governa questo territorio da decenni, spieghi perché il nostro sistema produttivo perde competitività rispetto ad altre regioni.Anche i sindacati dovrebbero fare un esame di coscienza. Oggi manifestano contro la crisi industriale, ma dov'erano quando l'Italia diventava l'unico grande Paese OCSE con salari reali in calo nel lungo periodo? E quando migliaia di lavoratori aspettavano mesi, o anni, per il rinnovo dei contratti?Servono meno polemiche e più politica industriale: energia a costi competitivi, meno burocrazia, sostegno agli investimenti, innovazione e condizioni favorevoli alle imprese.

È così che si difendono il lavoro, l'occupazione e salari più alti.»

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