Già 5.000 le persone che hanno visitato Rothko a Firenze

Grande attenzione nel primo fine settimana di apertura della mostra a Palazzo Strozzi

Nicola
Nicola Novelli
17 Marzo 2026 06:00
Già 5.000 le persone che hanno visitato Rothko a Firenze

L’apertura sabato scorso della retrospettiva dedicata a Mark RothkoPalazzo Strozzi non sarà soltanto l'evento espositivo dell'anno a Firenze. E' un vibrante invito alla trascendenza rivolto al pubblico contemporaneo. Con oltre 5.000 visitatori registrati nel primo fine settimana, i visitatori hanno già risposto al richiamo di un maestro la cui importanza è pari solo al suo prestigio di mercato. Un artista capace di trasformare il silenzio in colore, attraverso opere a cui viene riconosciuto un alto valore spirituale oltre che le maggiori quotazioni dell'arte contemporanea. Curata con rigore filologico da Christopher Rothko ed Elena Geuna, la mostra fiorentina si configura come un pellegrinaggio estetico che ricuce il legame profondo tra l’artista e la culla del Rinascimento.

Rothko si staglia nel panorama del Novecento come l’ultimo dei grandi classici. Il suo percorso non è una rottura, bensì il compimento estremo di una parabola iniziata con gli impressionisti. Se i primi avevano messo in discussione la rappresentazione fedele della realtà, il pittore nato sotto l'impero zarista compie il gesto definitivo, abbandona addirittura l'obbligo della forma per librarsi in uno spazio assoluto di pura luce. La sua evoluzione, documentata nella mostra di Palazzo Strozzi, ci conduce dalle composizioni degli anni Trenta e Quaranta — intrise di echi surrealisti, espressionisti e di un vocabolario primitivo quasi arcaico — verso la radicale astrazione della maturità.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, la figura scompare per lasciare il posto a quei celebri rettangoli luminosi che sembrano fluttuare, sospesi su una superficie vibrante. Mentre in Italia Giorgio Morandi distillava la realtà lavorando sugli oggetti del suo laboratorio bolognese come se fossero paesaggi di luce, Rothko, nel suo leggendario studio newyorkese, analizzava l’essenza della forma attraverso un’immersione cromatica totale. Nelle sue tele di dimensioni monumentali, il colore cessa di essere pigmento per farsi atmosfera, invitando lo spettatore a smarrirsi in un orizzonte senza confini.

Il messaggio concettuale dell'esposizione risiede nel dialogo con i giganti della tradizione, Michelangelo Buonarroti e il Beato Angelico, che Rothko studiò con devozione durante i suoi viaggi europei. Questa "riappropriazione poetica" degli spazi monumentali si spinge oltre il cortile di Palazzo Strozzi. Nelle celle del Museo di San Marco, cinque opere di Rothko affiancano gli affreschi del frate domenicano, creando un dialogo mistico tra un monaco-pittore del Quattrocento e un ebreo russo-americano del Ventesimo secolo, entrambi uniti dalla ricerca dell'Assoluto.

Anche il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana ospita due tele che entrano in tensione diretta con l’architettura di Michelangelo: qui, la staticità del colore di Rothko si confronta con l'inquietudine strutturale michelangiolesca, dimostrando come la misura rinascimentale possa accogliere e potenziare la libertà dell'astrazione.

Approfondimenti

Questa eccezionale operazione culturale, resa possibile dalla sinergia tra la Fondazione Palazzo Strozzi, lo sponsor principale Intesa Sanpaolo e le istituzioni locali, vanta un corpus di oltre 70 opere. Si tratta di un prestito che coinvolge i santuari dell'arte mondiale, dal Museum of Modern Art e il Metropolitan di New York alla Tate di Londra, passando per il Centre Pompidou e la National Gallery of Art di Washington. Molti di questi capolavori, inediti per il pubblico italiano, rappresentano un'occasione irripetibile per comprendere la complessità di una pittura che è, prima di tutto, un'esperienza interiore.

Per chi desidera accostarsi a Rothko, il consiglio è quello di un approccio contemplativo, privo di fretta. È essenziale concedersi un "doppio sguardo": magari visitando l'esposizione sia con la luce diurna che con l'illuminazione artificiale. Le sottili velature e le stratificazioni di colore di Rothko reagiscono in modo differente alle lunghezze d'onda luminose, rivelando stagioni cromatiche sempre nuove, temperate dagli stati d'animo più intimi dell'artista. Solo attraverso questo bagno di luce è possibile cogliere la vibrazione profonda della tela, che smette di essere superficie bidimensionale per farsi spazio vivente.

La mostra a Palazzo Strozzi ci racconta un artista capace di abitare la modernità con una sensibilità antica. In questo incontro tra l’astrazione americana e la misura toscana, lo spettatore è invitato a superare i limiti del visibile, trovando in ogni campitura cromatica una soglia verso l'infinito. Un viaggio necessario oltre la tela, nel cuore di una bellezza che non teme il confronto con il passato più grande.

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