A Palazzo Vecchio i 'Diari' di Bernabei

Bambagioni: “Firenze gli intitoli uno spazio all’altezza, ha creato servizio pubblico e servito istituzioni”

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
30 Settembre 2026 10:55
A Palazzo Vecchio i 'Diari' di Bernabei

Le parole e i pensieri di Ettore Bernabei in presa diretta. I suoi diari dal 1956 al 1965, editi da Rubbettino, sono stati al centro di una partecipata presentazione nella Sala Firenze Capitale di Palazzo Vecchio.

L'incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Cosimo Guccione, Presidente del Consiglio comunale di Firenze, e ha visto gli interventi del Prof. Roberto Bernabei, del Dott. Giovanni Pallanti, già Vicesindaco di Firenze, e di Paolo Bambagioni, Consigliere comunale e Presidente della Commissione Controllo.Al centro del dibattito la monumentale opera in due volumi: il primo curato da Gianni La Bella ("Tra giornalismo e impegno politico. 1956-1960") e il secondo da Agostino Giovagnoli ("Gli Anni della grande speranza.

1961-1965"), che tracciano la trama di una stagione decisiva per la storia della Repubblica.A rievocare quella stagione è stato Giovanni Pallanti, testimone diretto di quella Firenze che fu autentico laboratorio politico e culturale. Bernabei non è stato solo il direttore che ha guidato la Rai dal 1961 al 1974, trasformandola nel "faro che si accende in piena Guerra Fredda in tutte le case degli italiani", ma prima ancora il giovane cronista de "La Nazione del popolo" nel 1944 e il "protagonista assoluto" de "Il Giornale del Mattino" di Giorgio La Pira.Una precisione storica che Pallanti ha rivendicato con forza: "La Pira fu un democratico cristiano".

E in quell'epoca, Bernabei rappresentò l'uomo cerniera, "colui che ha saputo tenere i contatti e i rapporti tra Fanfani, La Pira e Moro", le anime che garantivano la tenuta del Paese.Da qui la riflessione di Pallanti sulla Democrazia Cristiana come "partito straordinariamente importante che, in un Paese di frontiera come l'Italia in piena Guerra Fredda, ha impedito la deriva estremista".In quell'architettura istituzionale si inserì l'intuizione televisiva di Bernabei: una TV con funzione rigorosamente "didattica, educativa e democratico-repubblicana".

Dal maestro Manzi di Non è mai troppo tardi ai grandi sceneggiati, un servizio pubblico che ha alfabetizzato e unificato linguisticamente l'Italia con "pluralismo culturale e gestione democratica, senza le polemiche di oggi".Un modello morale e civile sintetizzato da Pallanti in una battuta: "Un uomo che ha servito la politica e non se ne è servito", prima come civil servant nelle aziende di Stato e poi come imprenditore privato capace di creare dal nulla una realtà internazionale come Lux Vide.A tirare il filo con il presente è stato Paolo Bambagioni, che ha richiamato l'attualità della Dottrina Sociale della Chiesa – nel solco dei richiami del Papa e del magistero di Paolo VI – e l'urgenza di "una classe dirigente di livello per superare le sfide di oggi".Da qui la sua concreta proposta politica: superare il ricordo confinato alla sola via intitolata a Bernabei davanti alla sede Rai di Varlungo, per dargli un riconoscimento adeguato al suo valore storico."Per questo ho presentato una mozione in Consiglio comunale", ha ricordato Bambagioni.

"Firenze non può ricordare solo in una strada decentrata chi, accanto a La Pira, Fanfani, Mattei e Calamandrei, ha unificato culturalmente il Paese. Ho chiesto l'intitolazione di una sala a Palazzo Vecchio, di un luogo istituzionale simbolo della cultura cittadina".

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