Stefano Bisi racconta Olga Monsani, un'eroina fiorentina

Ieri sera la presentazione alla Fondazione Spadolini Nuova Antologia. Dal "Non Mollare" alla Resistenza e al femminismo

Nicola
Nicola Novelli
04 novembre 2026 07:02
Stefano Bisi racconta Olga Monsani, un'eroina fiorentina

Ieri sera alla biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia a Pian dei Giullari, Firenze, si è svolta la presentazione del nuovo saggio di Stefano Bisi intitolato Olga Monsani 1891-1983. Una vita per la libertà e l'emancipazione femminile, edito da Betti Editrice / Atena 1899.

L'opera restituisce alla coscienza collettiva il ritratto vivido e rigoroso di Olga Monsani (1891-1983), una figura della storia contemporanea che ha attraversato quasi un secolo di trasformazioni sociali e politiche senza mai rassegnarsi al ruolo di spettatrice. Dalle precoci battaglie per la cittadinanza e i diritti delle donne all'intransigente antifascismo militante, dalla direzione dell'intelligence clandestina durante la Resistenza armata ai vertici internazionali del Soroptimist, il libro di Stefano Bisi documenta come per la giurista fiorentina la libertà individuale sia sempre stata inscindibile dalla responsabilità pubblica e dalla dignità di tutti.

Nata a Firenze il 10 maggio 1891, Olga Monsani intraprese un percorso formativo di straordinaria ampiezza per l'epoca: conseguì il diploma magistrale, l'abilitazione all'insegnamento del francese, il diploma di liceo classico e il titolo di infermiera della Croce Rossa. Durante il primo conflitto mondiale prestò soccorso a feriti e mutilati, meritando la medaglia d'argento al merito di guerra, e per quasi quindici anni guidò l'Ufficio comunale di assistenza agli orfani di guerra. Già nel 1917, ad appena ventisei anni, figurò tra le fondatrici dell'Associazione Divulgatrice Donne Italiane insieme a Gina Lombroso Ferrero e ad Amelia Pincherle Rosselli, gettando le basi di una rete relazionale e ideale di elevata caratura politica.

Nel 1926 si laureò in Giurisprudenza e nel 1928 affrontò l'esame di stato per l'iscrizione all'albo dei procuratori. Su centoquattro candidati — tra i quali figuravano soltanto quattro donne — Olga Monsani si classificò prima assoluta. La professione forense divenne il perno della sua esistenza, esercitata all'interno di uno studio legale destinato a trasformarsi in presidio di legalità e cospirazione.

Il suo coraggio civile emerse indelebilmente durante la drammatica "Notte dell'Apocalisse" del 3 ottobre 1925 a Firenze, contrassegnata dalle violenze squadriste e dagli assassini degli antifascisti Giovanni Becciolini, Gustavo Console e Gaetano Pilati in seguito all'agguato di via dell'Ariento. Già vicina alla redazione del foglio clandestino Non Mollare (nato nell'alveo culturale di Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli ed Ernesto Rossi), la Monsani sfidò il terrore di quelle ore. Dalla finestra della sua abitazione al Canto dei Nelli vide le masserizie devastate incendiate in strada, conservando per sempre nella memoria il simbolo della rottura della convivenza civile: «il rumore sinistro di un pianoforte quando si sfasciò al suolo».

Lungi dal rimanere paralizzata, la Monsani si recò immediatamente nello studio legale per sottrarre e mettere al sicuro i fascicoli riservati del ragionier Napoleone Bandinelli e di altri clienti a rischio di perquisizione. L'indomani, ricevuta una telefonata cifrata dallo stesso Bandinelli nascosto a Calenzano presso la Villa Digerini-Nuti, organizzò nei minimi dettagli l'esfiltrazione del perseguitato. Il 5 ottobre, approfittando del fatto che le pattuglie fasciste erano concentrate ai funerali del camerata Luporini, la Monsani si recò a Calenzano insieme al collega di studio, l'avvocato Dino Lattes.

Dopo aver raggiunto Bandinelli al lume di una candela nella villa ermeticamente chiusa, lo dissuasero dal consegnarsi alle autorità. Camuffato con una sciarpa e gli occhiali da sole forniti da Lattes, Bandinelli fu accompagnato in automobile fino alla stazione di Montale Agliana per prendere il treno diretto a Piacenza, per poi proseguire verso Genova — dove fu protetto dal fratello di Lattes — e infine riparare a Roma.

A trent'anni da quei fatti, il 27 dicembre 1955, rievocando la notte del 3 ottobre in una celebre lettera inviata a Gaetano Salvemini, Olga Monsani sintetizzò con totale sobrietà e lucidità la molla etica del suo agire: «Non mi riuscì di stare a casa quella sera e più tardi 

Di fronte al consolidamento della dittatura, Olga Monsani compì la scelta intransigente di rifiutare la tessera del Partito Nazionale Fascista: una decisione rigorosa che le costò la perdita dell'incarico pubblico presso l'Ufficio orfani di guerra e gravi ritorsioni economiche. Nel 1929 aderì al movimento clandestino Giustizia e Libertà e nel 1942 fu tra le prime sostenitrici della fondazione del Partito d'Azione.

All'indomani dell'8 settembre 1943, all'età di cinquantadue anni, si arruolò attivamente nella formazione partigiana Giustizia e Libertà. Fu destinata a uno dei settori più rischiosi della lotta clandestina: il Servizio informazioni "I", direttamente collegato alle trasmissioni di Radio CoRa (la Commissione Radio della Resistenza toscana). Operando nella cellula diretta da Francesco Pardi al fianco di Adina Tenca, Vincenzo Fumia e Max Boris, la Monsani trasformò il proprio studio legale in una centrale clandestina.

In questa veste, la giurista superò la visione tradizionale del ruolo femminile limitato alla sola "staffetta", esprimendo una leadership d'intelligence di altissimo livello: coordinò una fitta rete di informatori per prevenire i rastrellamenti nazifascisti e salvare centinaia di partigiani, ebrei e perseguitati; organizzò il reperimento di risorse finanziarie e il trasporto di armi verso le formazioni di montagna; giunse perfino a individuare e neutralizzare una spia infiltrata nei ranghi della Resistenza. Nonostante tre denunce e la costante sorveglianza della Banda Carità — a cui si sottrasse solo grazie alla fuga — proseguì la propria missione fino all'insurrezione e alla Liberazione di Firenze nell'agosto del 1944.

Al termine della guerra, il capitano Giuliano "Nelson" Calcini, tra i massimi responsabili di Radio CoRa, definì ufficialmente l'operato svolto da Olga Monsani «superiore ad ogni elogio», indicandola quale «simbolo di alte virtù patriottiche, esempio di coraggio, di cuore, di fede tenace, di ardente sacrificio per il bene della patria comune».

Subito dopo il riscatto democratico di Firenze, il procuratore Salvi chiamò Olga Monsani a ricoprire l'ufficio di Pubblico Ministero presso le Corti d'assise straordinarie, chiamate a perseguire i crimini nazifascisti e i reati di collaborazionismo. La nomina si fondò sui precisi requisiti pretesi dal magistrato: "illibata condotta morale", "ineccepibili precedenti politici" e "provata capacità" professionale. La donna perseguitata dal regime diveniva così rappresentante dell'accusa della nuova giustizia repubblicana.

Nel secondo dopoguerra, la Monsani si affermò come protagonista di primo piano nella costruzione delle istituzioni democratiche e della cittadinanza femminile.

Nel 1946 fu candidata in Toscana per il Partito d'Azione all'Assemblea Costituente. Già nell'ottobre 1945, in occasione del primo congresso nazionale dell'Unione Donne Italiane (UDI), le venne affidato il discorso d'apertura del solenne comizio conclusivo in Piazza della Signoria di fronte a una folla imponente.

Negli anni 1950-1951 guidò come presidente la sezione fiorentina della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari.

Il 12 maggio 1949 figura tra le fondatrici del Soroptimist Club Firenze assieme a Nannetta Del Vivo, Luisa Becherucci, Filli Levasti, Ludovica Niccolini e Maria Bianca Viviani Della Robbia. Il 15 e 16 gennaio 1950 partecipò alla nascita dell'Unione Nazionale Italiana a Milano: un evento storicamente emblematico svoltosi tra manichini e stoffe nell'atelier di alta moda della stilista Jole Veneziani in via Montenapoleone 8. Eletta Gouverneur nel 1950 e Vicepresidente europea nel 1951, nel biennio 1952-1954 fu consacrata Presidente della Federazione Europea del Soroptimist, consacrando una giurista italiana ai vertici della cooperazione professionale internazionale. In seguito presiedette il Comitato Nazioni Unite dell'organizzazione (1956-1960).

Dal 1958 assunse la presidenza del Circolo di Cultura Fratelli Rosselli di Firenze, mantenendo vivo l'insegnamento dell'antifascismo azionista.

Olga Monsani si è spenta all'età di novantadue anni ad Impruneta il 4 settembre 1983. La sua salma riposa nel cimitero di Trespiano (Colombaro 42, Sezione 1/bis levante), a conferma dell'indissolubile legame con la città cui ha consacrato l'intera esistenza. L'eredità morale della giurista continua a radiare i suoi effetti: dal 1984 al 2000 il Soroptimist Club Firenze ha istituito il Premio Olga Monsani, conferito alle più brillanti giovani laureate in discipline giuridiche, perpetuando il messaggio di una donna che nel 1928 volle e seppe superare cento colleghi uomini.

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