Sorpresa di Natale a Firenze: il rincaro della TARI 2026

Dietro le quinte di Plures: debiti e dividendi

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Luglio 2026 17:26
Sorpresa di Natale a Firenze: il rincaro della TARI 2026

C'è una bomba fiscale a scoppio ritardato che ticchetta tra i banchi di Palazzo Vecchio. Mentre il dibattito pubblico è distratto dalle scadenze immediate, il Consiglio comunale è chiamato a ratificare una manovra sulla TARI i cui effetti si manifesteranno appieno solo tra 18 mesi. È un paradosso temporale calcolato: le tariffe vengono votate oggi, in una frenesia procedurale che ha visto una relazione tecnica di 98 pagine approdare in commissione a pochissimi giorni dal voto — peraltro priva dei pareri dei revisori e degli allegati di calcolo — ma il prelievo reale avverrà quando il dibattito politico odierno sarà ormai sbiadito.

Il tono dell'amministrazione è rassicurante, improntato alla "tutela delle famiglie" e agli obblighi regolatori nazionali. Tuttavia, dietro lo scudo tecnico dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), emerge una realtà più complessa: una scelta di distribuzione del carico fiscale che premia la rendita spaziale e penalizza la convivenza, il tutto all'interno di una gestione societaria del servizio che solleva seri dubbi di trasparenza e controllo.

L'aumento della TARI per il 2026 non sarà un percorso graduale, ma un impatto verticale concentrato alla fine dell'anno. Per i primi tre trimestri del 2026, i cittadini continueranno a pagare rate basate sulle tariffe del 2025, cullati da una falsa percezione di stabilità. La "sorpresa" è programmata per la rata finale.

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L'intero peso dell'incremento annuo verrà infatti esatto in un'unica soluzione con la scadenza del 2 dicembre 2026. Questa architettura contabile rende il rincaro politicamente meno visibile nel breve periodo, ma finanziariamente più brutale per i bilanci domestici, proprio in coincidenza con le spese del periodo natalizio.

"Le rate di aprile e luglio sono calcolate sulle tariffe dell’anno scorso, e l’intero aumento arriverà tutto insieme, come conguaglio, con la rata del 2 dicembre 2026. Le famiglie fiorentine scopriranno sotto Natale quanto è cresciuta la loro bolletta." allerta Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.

L'analisi tecnica rivela quella che può essere definita una redistribuzione regressiva della pressione fiscale. Mentre l'amministrazione mantiene formalmente l'equilibrio tra utenze domestiche (35%) e non domestiche (65%), la manovra interna alle mura di casa è drastica: la quota fissa (legata ai metri quadri) scende del 6%, mentre la quota variabile (legata al numero di occupanti) subisce un'impennata del 19,2%.

In termini editoriali, la TARI smette di essere una tassa sul servizio per diventare una tassa sulla demografia. Si assiste a un'esenzione di fatto per i grandi patrimoni immobiliari scarsamente abitati, a fronte di un aggravio per chi vive in spazi ristretti per necessità economica.

  • Il Single nel loft: Un individuo che vive solo in 120 mq vedrà un aumento irrisorio di 1,40 euro (+0,6%), restando sostanzialmente immune alla manovra.
  • La coppia in bilocale: Due persone in 70 mq pagheranno 13,50 euro in più (+6,6%).
  • La famiglia media: Un nucleo di 4 persone in 80 mq subirà il rincaro massimo di 24,21 euro (+7,8%).

La narrativa ufficiale dell'amministrazione parla di "mani legate" dai regolamenti ARERA e dall'inflazione. Se è vero che il quadro normativo è nazionale, la volontà politica si esercita nella scelta del tetto. Il Comune di Firenze non si è limitato ad adeguare i costi, ma ha scelto di saturare il limite massimo di aumento consentito per la città: il +6,71%, sfruttato fino all'ultimo decimale.

Non si tratta di un'emergenza passeggera, ma di una traiettoria strutturale. La delibera non si limita al 2026 (135,8 milioni di gettito), ma ipoteca già il 2027 fissando il costo a 139,5 milioni. In questo contesto, l'argomento dell'"obbligo regolatorio" appare più come un alibi per giustificare la decisione di estrarre il massimo prelievo possibile dalla cittadinanza per alimentare un sistema dai costi industriali fuori controllo.

Il vero "buco nero" si trova nella gestione di Plures, la Multiutility di cui Firenze è primo azionista (36,8%). I dati sono allarmanti: i debiti societari sono quasi triplicati in 12 mesi, passando da 323 a 869 milioni di euro.

Ancora più grave è la bocciatura arrivata dall'Autorità d'ambito (ATO Toscana Centro), che ha agito da "filtro" contro l'inefficienza. L'Autorità ha dovuto rifiutare il 96% dei lavori in corso dichiarati dal gestore (138 milioni su 144) perché privi di documentazione verificabile. Sono stati inoltre espunti dal calcolo della tariffa "costi impropri" come consulenze per la creazione della holding e spese di comunicazione. Il contrasto etico è stridente: mentre si chiede il massimo sacrificio alle famiglie, la società ha distribuito ai soci 34,4 milioni di euro in dividendi attinti dalle riserve, appena un mese prima di deliberare i rincari.

"L’ordine delle priorità è scritto nei numeri: prima la remunerazione dei soci, poi la tariffa al massimo per le famiglie, infine i tagli ai servizi." denuncia Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.

L'inefficienza del comparto rifiuti sta drenando risorse vitali dal resto della macchina comunale. Per garantire la sostenibilità finanziaria del 2027, la manovra di bilancio prevede tagli dolorosi: 500 mila euro sottratti al trasporto pubblico locale e oltre 750 mila euro alla macchina finanziaria dell'ente.

Il cittadino fiorentino si trova dunque di fronte a una doppia sanzione: paga una bolletta più cara e riceve, di riflesso, meno servizi di mobilità. Tutto questo a fronte di una raccolta differenziata che l'amministrazione celebra come un record al 65%, omettendo però che il dato rimane ancora al di sotto dell'obiettivo regionale del 70%. La "Città Circolare" e i cassonetti intelligenti restano investimenti necessari, ma finora sono stati tradotti in costi certi per l'utenza senza generare le economie di scala promesse.

La vicenda TARI 2026 solleva un interrogativo profondo sulla governance delle partecipate fiorentine. La retorica della proprietà pubblica viene utilizzata per legittimare la Multiutility, ma i fatti dimostrano che la proprietà non coincide necessariamente con il controllo pubblico. Quando un'azienda accumula debiti milionari, non documenta le proprie opere e prioritizza i dividendi rispetto all'efficienza tariffaria, il controllo è fallito.

Firenze si avvia verso un 2026 fiscalmente gravoso, dove le fragilità sociali vengono compensate solo parzialmente (esenzione ISEE sotto i 9.000 euro) a fronte di un ceto medio-popolare che dovrà farsi carico dell'intero incremento.

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