Reddito di inserimento in Toscana, primo confronto in commissione

L'assessore al lavoro Lenzi: "Non si tratta del reddito di cittadinanza"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
07 Gennaio 2026 18:11
Reddito di inserimento in Toscana, primo confronto in commissione

Firenze – Perdita del lavoro, esaurimento di tutti gli ammortizzatori sociali, Isee a 15mila euro e condizionalità con 9 mesi di formazione. Questi i requisiti fondamentali per ottenere il reddito di reinserimento lavorativo, uno dei principali punti programmatici della nuova Giunta, che è stato spiegato questa mattina in commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini (Pd) dove è stato ascoltato l’assessore regionale al Lavoro, all'innovazione tecnologica e alla semplificazione amministrativa Alberto Lenzi e nella quale è intervenuta anche la direttrice di Arti Simonetta Cannoni.

“Non si tratta del reddito di cittadinanza – ha subito precisato l’assessore Lenzi – il reddito di reinserimento colpisce quelle persone che sono state licenziate, che hanno finito un percorso lavorativo durato del tempo e che hanno esaurito tutti gli ammortizzatori sociali”. “Laddove ci siano le condizioni legate all’Isee, al lavoratore viene chiesto di fare un massimo di 9 mesi di formazione aggiuntiva o di specializzazione per essere poi reinserito nel mondo del lavoro”. “In bilancio – continua Lenzi – ci sono 23milioni di euro” e “si coprono solo quelle categorie in difficoltà”. Inoltre, dopo il periodo di formazione ci dovrà essere l’accettazione delle proposte lavorative nell’ambito scelto”.

La parola è passata a Simonetta Cannoni che ha messo a fuoco alcuni dati. “E’ una misura che si rivolge esclusivamente a chi ha perso il lavoro e non ha altri tipi di ammortizzatore”, “si porta l’Isee a 15mila euro” e requisito fondamentale “è la condizionalità”. Cannoni spiega “è un reddito che una volta erogato non diventerà un diritto acquisito ma sarà legato alla condizione di frequentare assiduamente una politica attiva e la regina di queste politiche, lo sappiamo, è la formazione professionale, per rafforzare le competenze del lavoratore e superare il dramma del mismatch”. Cannoni ha spiegato che la formazione viene svolta nei 53 centri per l’impiego.

Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) intervenuto in commissione ha chiesto precisazioni sulle economie di Arti, sulle risorse che sono state risparmiate e sulla capacità dei centri per l’impiego di erogare questi servizi in modo capillare a tutti i cittadini sul territorio toscano. Tomasi ha poi domandato se “il cittadino può spendere come vuole questi 500 euro o deve rendicontarli” e ancora “perché l’Isee a 15mila euro”, “cosa significa devono frequentare nelle sedi o possono seguire on-line, come si certifica in modo chiaro” e “chi godrà di questo reddito dovrà comunicarlo agli enti locali”. “Alla fine di questi corsi – conclude – occorrerà una valutazione in termini di efficacia”.

Luca Minucci (FdI) ha chiesto “se ci sarà la comunicazione di eventuali sussidi arrivati dagli amministratori locali e se questi faranno perdere il diritto al reddito di reinserimento”. Ha poi chiesto precisazioni sulla platea di 11mila fruitori del reddito di reinserimento: “Sono stati considerati tenendo conto dell’Isee a 15mila e che non fossero beneficiari di altri sussidi oppure si parlava di una platea potenziale da iniziare a questo percorso”.

“Mi sembra un’elemosina più che un sostegno” – ha commentato Gabriele Veneri (FdI). “Volevo capire, poi, chi fa l’orientamento di queste figure”. “Parlando con imprenditori e con le associazioni di categoria è ben chiaro che le figure formate in Toscana non sono allineate con le richieste effettive delle attività produttive”. “Non si deve fare quello che piace fare ma quello di cui c’è bisogno per far sì che la nostra regione sia competitiva”.

La direttrice di Arti ha spiegato la provenienza degli utili di bilancio di Arti che “arrivano dal 2019 e si sono accumulati negli anni”. “I centri per l’impiego si trovavano in una situazione disastrosa”, “con pochissimo personale per erogare politiche attive”, “con risorse inadeguate” e “in sedi fatiscenti”. “Ci fu una decisione politica per cui si decise un piano di potenziamento dei centri per l’impiego di tutta Italia, il Ministero del lavoro stabilì come distribuire le risorse tra le varie regioni e la Toscana si vide assegnare non solo risorse stabili per aumentare il numero dei dipendenti per i centri impiego ma anche risorse una tantum per risistemare gli immobili e gli uffici”.

“Alla Toscana furono assegnati complessivamente 60milioni di euro una tantum, da spendere in percentuale per vari voci, per immobili, comunicazione, digitalizzazione, formazione del personale a condizione che le risorse assegnate fossero spese correttamente con rendicontazione trimestrale, seguendo le percentuali e rispettando un termine di spesa.” Cannoni ha concluso “la strategia è stata quella di spendere quelle risorse che, se non avessimo speso, sarebbero andate perse, restituite e solo, in seconda battuta, abbiamo speso le risorse legate al funzionamento, vincolate ai centri per l’impiego, così annualmente abbiamo fatto economie utili”.

Per rispondere alle domande sollevate sul mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro e sui 500 euro, si è detto “dai dati del Ministero del lavoro emerge che la Regione Toscana è la prima per l’incrocio domanda-offerta nelle politiche del lavoro con l’agenzia Arti, seppur in un quadro in cui il problema esiste” e la cifra dei “500 euro deriva da una ricerca Irpet, ispirata a misure europee di reinserimento lavorativo, sono un’unità di costo standard riconosciuta dalla commissione europea con cui si possono sostenere e rimborsare le spese di una persona quando è reinserita in un percorso di formazione, non dobbiamo sapere come vengono utilizzati”.

Il consigliere Mario Puppa (Pd) ha ribadito “l’importante finanziamento di 60milioni di euro ha consentito di fare un progetto a lungo termine come l’aumento di personale nei centri impiego, passato da 405 a 975 unità” e poi, “il lavoro di distribuzione sul territorio con 27 nuovi centri, andando verso la capillarità che ha avvicinato gli utenti ai servizi, superando la barriera geografica in un tessuto toscano fatto di microimprese legate alla vocazione del territorio”. “Vorrei che si continuasse su questa strada – ha terminato Puppa - soprattutto nell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’online anche per gli utenti che hanno poca disponibilità economica e difficoltà negli spostamenti”.

Irene Galletti (M5S) ha aggiunto “è stato fatto uno sforzo considerevole perché il mondo del lavoro è in continua evoluzione, adesso c’è l’intelligenza artificiale che aiuta il matching che prima veniva fatto dagli operatori”. Riguardo alla considerazione “le persone devono fare quello che c’è da fare”, la consigliera ha chiesto “attenzione all’ottica di mercificazione della persona”, “esiste una sfera privata dei talenti e delle attitudini di ognuno di noi, la formazione è importante ma non si deve ridurre il lavoratore ad un oggetto, ad un ingranaggio all’interno di un meccanismo”. Infine, “mi preoccupa l’atteggiamento che vede il fruitore come una sorta di furbetto che voglia prendere i 500 euro per stare sul divano”.

Massimiliano Ghimenti (Alleanza Verdi e Sinistra), ribadendo la difficoltà nel reimpiego nel mondo del lavoro” ha sottolineato “ci sono persone che non hanno la possibilità anche fisica di lavorare ed è anche per quelle che deve esserci un aiuto, come i caregiver per esempio”.

A chiudere la commissione, l’intervento della presidente Barnini che ha sottolineato la scelta “coraggiosa ma decisiva della Toscana nel regionalizzare i centri per l’impiego a tutti gli effetti anche andando in direzione diversa dalla sua storia di decentramento”, “una scelta coraggiosa – ha ribadito - e difficile da gestire ma che oggi dà la possibilità alla regione di incidere in maniera diretta su questa materia”. “La decisione di destinare i 23 milioni di euro ad una misura sperimentale è caratterizzata da un forte segno di scelta politica – aggiunge - ma è anche coerente con la visione dei centri per l’impiego e di politiche del lavoro che non assegna ai centri ‘semplicemente’ una funzione di incontro tra domanda e offerta di lavoro ma di presa in carico della persona”.

Una funzione come evidenzia la presidente “particolarmente efficace perché spesso quando una persona perde il posto di lavoro, ha bisogno di tornare a credere nei propri mezzi e nelle proprie capacità e non c’è cosa peggiore di entrare nel loop della disistima di noi stessi”. “ll sistema di presa in carico e di aggiungere all’offerta ampia della formazione anche un sostegno economico è a mio avviso da collocarsi dentro la sfera della dignità della persona”. Barnini aggiunge che di questa pressa in carico “non ne ha bisogno solo la persona ma anche il sistema economico perché la ricchezza di una regione che ha un bel pezzo di sistema manifatturiero è quasi esclusivamente nelle mani dei lavoratori; poi, c’è il saper fare impresa che fa la differenza.

Se però perdiamo quel saper fare, perdiamo non solo posti di lavoro ma potenzialmente anche la possibilità di creare delle imprese”. La presidente ha portato l’esempio del suo territorio dalla lunghissima storia di distretto produttivo “se ha avuto un momento di vera criticità, ed è in questa fase, è perché il tempo intercorso tra la parabola discendente del vecchio sistema delle confezioni e la ripartenza del nuovo mondo della moda, si sono perse non solo le piccole imprese ma anche la manodopera, la capacità dei lavoratori di stare nelle micro e piccole imprese”.

La presidente ha comunicato ai consiglieri che nelle prossime settimane all’ordine del giorno della commissione ci sarà un testo per una proposta di risoluzione da inviare in Consiglio sul comparto moda che “ha bisogno di una costante e rafforzata attenzione da parte delle istituzioni”.

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