Appena un mese fa, il management di Alia-Plures annunciava risultati da capogiro: un progetto di bilancio con ricavi per 2,3 miliardi di euro, segni "più" su ogni indicatore e un futuro radioso per la mega-holding dei servizi toscani. Eppure, mentre i cittadini si preparano a ricevere bollette TARI sempre più pesanti, quel castello di carte contabili è improvvisamente svanito. L’annullamento dell’assemblea dei soci per l’approvazione dei conti non è un semplice intoppo burocratico; è un atto senza precedenti che trasforma una manovra industriale in un vero e proprio "giallo" finanziario. Cosa si nasconde dietro il ritiro dei documenti?
In finanza pubblica e governance societaria, le parole definiscono la sostanza. Come rilevato da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), Alia-Plures non ha "posticipato" la discussione: ha operato una tabula rasa. Tecnicamente, un rinvio mantiene la validità dei documenti già depositati, spostando solo il cronoprogramma. L'annullamento della convocazione e il contestuale ritiro di bilancio, relazioni e pareri rappresentano invece un’ammissione di errore strutturale, o di inadeguatezza dei documenti.
Questa scelta suggerisce che il materiale approvato dal CdA a inizio aprile fosse talmente fragile da non poter reggere il confronto con i soci (i Comuni).
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"Plures conferma la revoca dell'assemblea dei soci e la sostituzione integrale del bilancio 2025, ma le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla società sollevano più interrogativi di quanti ne risolvano. Perché scegliere di annullare tutta la documentazione e comunicare ai soci che quei documenti 'non devono essere considerati'?" domanda Dmitrij Palagi.
Il cuore del problema risiede nella certificazione dei conti. Ai sensi del D.Lgs. 39/2010, la società di revisione — in questo caso il colosso PwC — deve emettere un giudizio sul progetto di bilancio. Le opzioni sono chiare: un parere "clean" (senza rilievi), con rilievi, negativo o l'impossibilità di esprimersi.
Il Presidente di Plures, Lorenzo Perra, ha rassicurato che le relazioni non evidenziavano criticità. Ma qui il ragionamento finanziario si scontra con la logica politica: se il parere di PwC era davvero positivo, perché procedere a un ritiro preventivo di tutto il pacchetto? Il sospetto, sollevato dalle opposizioni, è che la società di revisione possa aver segnalato la necessità di rettifiche talmente profonde da rendere il bilancio "inapprovabile" nella sua veste originaria, spingendo la holding a una ritirata strategica per evitare un parere negativo o con rilievi pesanti.
La versione ufficiale attribuisce la revoca alla necessità di recepire la sentenza della Corte d’Appello di fine marzo, che ha sospeso l'efficacia della cessione delle quote di Publiacqua ad Alia-Plures. Tuttavia, la tempistica è sospetta: se la sentenza è di marzo, perché annunciare ricavi miliardari ad aprile senza includere questo "dettaglio" patrimoniale?
A sollevare dubbi ancora più pungenti è Paolo Bambagioni, Presidente della Commissione Controllo del Comune di Firenze, che punta il dito verso un altro possibile attore: ATO Toscana. Bambagioni domanda se dietro questo dietrofront non vi siano rilievi dell'ente regolatore. È possibile che le autorità di controllo abbiano eccepito elementi tali da far "precipitare" la solidità del progetto di bilancio? Il silenzio della società su questo punto alimenta la percezione di una gestione che prova a dissimulare le crepe di un modello industriale ancora incerto.
Mentre la holding "blindava" i propri conti ritirandoli dalla circolazione, procedeva parallelamente al lancio di una nuova applicazione per gli utenti, con un sistema di premi suddiviso in livelli "bronzo, argento e oro". Un contrasto che il consigliere Lorenzo Masi (M5S) definisce stridente: si chiede fedeltà ai cittadini-clienti attraverso programmi di loyalty mentre si nega loro la chiarezza sulla reale situazione debitoria della società.
Le criticità gestionali che attendono risposta sono molteplici e pesano direttamente sulle tariffe:
- Separazione contabile: La difficoltà di distinguere i flussi finanziari tra le diverse anime della multiutility (rifiuti, acqua, energia).
- Costi indiretti e consulenze: Una crescita esponenziale di spese per incarichi esterni che sembra erodere la redditività senza tradursi in un miglioramento percepibile dei servizi.
- Sostenibilità delle tariffe: L'aumento della TARI che grava sulle famiglie a fronte di una gestione che appare sempre più autoreferenziale.
Il caso Alia-Plures rivela una preoccupante deriva nella governance delle partecipate. Cecilia Del Re (Firenze Democratica) ha evidenziato un fatto politico gravissimo: la società è stata esclusa dall'ultimo piano di razionalizzazione delle partecipate del Comune di Firenze. Questa mossa la rende di fatto un'entità "intoccabile" e meno soggetta al controllo democratico del Consiglio Comunale.
I consiglieri di Fratelli d’Italia, Matteo Chelli e Angela Sirello, denunciano quello che definiscono un "muro dell’oblio". La tendenza della società a informare i soci tramite comunicati stampa o solo a seguito di formali accessi agli atti, piuttosto che attraverso canali istituzionali trasparenti, mina il rapporto di fiducia con il territorio. Essendo il Comune di Firenze il socio di maggioranza, il silenzio di Palazzo Vecchio su questa "pantomima" di bilanci che appaiono e scompaiono configura una precisa responsabilità politica.
La trasformazione di Alia in una multiutility quotabile è stata presentata come l'unica via per l'efficienza. Tuttavia, una società che maneggia risorse pubbliche e servizi vitali non può permettersi ambiguità contabili. Se il "nuovo progetto di bilancio" dovesse confermare le criticità temute, la legittimità stessa di questa operazione finanziaria verrebbe meno. Resta una domanda per il cittadino-taxpayer: quanto può essere solido un gigante industriale che, a distanza di trenta giorni da un annuncio trionfale, è costretto a dichiarare i propri conti "da non considerare"?