“Lavoreremo per provarci, la strada è lunga. Se analizziamo bene le cose si vede che siamo un cantiere aperto, ragazzi che ho visto solo pochi giorni fa. Dopo una partenza così diventa superfluo analizzare altri aspetti tecnico-tattici. Quello che c'è intorno merita molto di meglio rispetto a ciò che stiamo facendo». Povero Grosso, in fondo mi fa un po’ pena. Perché proprio non ci vede. Non riesce ad ammettere che a) non li ha da poco tempo ma non gli basta mai; b) la strada è lunga? Per andare in B di questo passo no, per ottenere risultati degni del tifo, della città, della storia – non recente, per carità – della Fiorentina la strada è lunghissima; c) il perché è sotto gli occhi di tutti, la squadra non ha né capo né cosa, non ha gioco, non ha condizione fisica, non ha idee, non ha capacità di sfondare una difesa tutt’altro che irresistibile come quella del Torino, non ha attenzione alle singole giocate e al contrasto, insomma non ha, per ora, nemmeno la parvenza di una squadra che non sia, purtroppo non posso stancarmi di ripetere queste due immagini, 1) un mazzo di figurine Panini senza una guida (che avesse ragione Libero, alla fine? “Mercato da voto 4, mercato da manager o da Fantacalcio”) né dalla panchina né in campo, 2) l’immagini di quando noi ragazzini si andava a tirare due calci al Prato del Quercione, mezzi di qua mezzi di là, alla viva il parroco, insomma la Compagnia dei Celestini di Stefano Benni, un libro che tutti dovrebbero leggere, giocava assai meglio, ed erano ragazzini di strada con il pallone di censi arrotolati.
E così anche il Torino infila la lancia nell’anello. Torino non irresistibile ma vivo, gente che corre, gente che contrasta anche sodo, gente che si propone sulle fasce, che in qualche caso ha anche la mira buona, che sulla palla c’è, sia sulla prima che sulla seconda, e sa approfittare dell’errore altrui. Dice: ma al Franchi c’era un caldo terrificante. Sì, è vero, ma solo per i viola, sennò va fatto un doppio antidoping a uno come Kian Fitz-Jim – attenzione, Fitz-Jim, non la buonanima di Iniesta… - che ha corso all’impazzata per 98 minuti, e non solo lui. Mentre da quest’altra parte, eccoci!, si torna a vedere il ritmo da Rsa, la rete di passaggini in comfort zone, poche volate veloci, e quelle poche tuttavia sprecate malamente o per eccesso di protagonismo oppure per inconsistenza.
Responsabilità collettive gigantesche, dunque, messe da parte quelle ancor più gigantesche della panchina. Perché la partita della Fiorentina dura 1’18” nel primo tempo poi più nulla, 2’ nel secondo più qualche altra folata inconcludente. Così finisce che il Franchi si incazza, giustamente, e spara i soliti cori delle delusioni cocenti già subite, “Fuori le palle, tirate fuori le palle”, e poi “Gente che lotta, vogliamo gente che lotta” e infine “Fabio Grosso salta la panchina”.
O dategli torto: perché forse nessuno pensa che dopo tre partite sono punti zero, gol fatti uno grazie a un super-regalo del portiere torinista Perri, gol subiti per nove. Di cui – e qui si entra nel girone dantesco delle responsabilità individuali – una bella, anzi bruttissima, percentuale per colpa, e colpa grave, di Davide De Gea. Prendi il cosiddetto eurogol di Rolando Mandragora, uno che otto giorni fa annaspava in maglia viola contro il Frosinone (!), e oggi si è ritrovato di sicuro migliore in campo, e insomma, anche questo alla fine qualche cosa vorrà dire, perché non è che Ignazio Abate sia Pep Guardiola… Ma già, il gran gol.
Palla che parte da una trentina di metri: forte, certo, ma trenta metri, e ad altezza possibile. Ma lui, De Gea, un passo a sinistra non lo fa, e quando si butta è tardi, sfiora la palla ma non basta. Vero, però: se magari qualcuno a Mandragora gli si metteva contro… Mappercaritadiddio, troppo difficile anche solo pensarlo, vero Ndour?
Approfondimenti
Secondo gol. A parte la magra figura di Valdepeñas (sicuramente uno dei peggiori in campo tra copertura e intenti propositivi) che con mossa goffa regala palla a tal Belghali, ecco, quando il pallone spiove in mezzo, la reattività di De Gea è né più né meno quella di un cipresso. Impalato lì a guardare Adams che frega sul tempo Joao Mario e insacca. Bah.
Certo, addossare tutte le colpe a lui sarebbe ingiusto. Presi uno per uno, nessuno dei viola merita la sufficienza, a parte forse il povero Oulai che resta in campo appena 24’, e speriamo che non sia nulla. E forse anche Njie, ex di turno in viola mentre dì là ce n’era una succursale, un buon Comuzzo e un discreto Fortini, di Mandragora s’è detto, poi s’è visto Simeone e infine perfino Biraghi che è rimasto in panca ma alla fine è andato con Mandragora a prendersi il “Grazie ragazzi” della curva.
Quella viola, beffa ancora più acida. Ecco, Njie troppo sacrificato nel primo tempo, che la Fiorentina non ha praticamente giocato a partire dal minuto 1’18” quando Mastantuono e lo stesso Njie si sono mangiati – parata e deviazione sulla linea – i facili gol del possibile vantaggio. Mastantuono poi s’è un po’ perso, incaponito in personalismi magari qualche volta anche deliziosi ma poco efficaci, tanto che Grosso l’ha tenuto negli spogliatoi alla ripresa e ha fatto esordire Gnonto, più vispo e punzecchiante, ma poco, pochissimo risolutivo. Come l’acciaccato Atta, un bel colpo di testa ben parato ma poi un liscione drammatico sotto porta su filtrante di Njie e da lì tanto svariare e poco incidere.
Chi si aspettava cose da Beto e Pote Gonçalves, appuntamento forse a Venezia venerdì sera o il 15 al Franchi con il Pisa in Coppitalia.
Basta. Ora mi vien voglia di dire “lasciamoli lavorare”. Se non avessi paura che posson fare anche altri danni. Lui, Grosso, dice “non mi dimetto, mi rimetto alle decisioni di chi è sopra di me”. Stiamo a vedere.
FIORENTINA (4-3-3): De Gea; Joao Mario, Dragusin, Viery, Valdepenas; Fagioli, Oulai (24' Ndour), Brescianini (46' Atta); Mastantuono (46' Gnonto), Pellegrino (76' Beto), Njie (79' Gonçalves). A disp.: Christensen, Lezzerini, Pongracic, Ranieri, Dodo, Jimenez. Allenatore: Fabio Grosso.
TORINO (3-5-2): Perri; Coco (40' Ismajli), Comert, Comuzzo; Fortini (56' Patterson), Fitz-Jim, Mandragora, Gineitis (69' Simeone), Cacciamani (56' Belghali); Vlasic, Adams. A disp.: Mascardi, Siviero, Biraghi, Ilkhan, Luongo, Kulenovic, Aboukhlal, Zapata, Oristanio, Carrascosa. Allenatore: Ignazio Abate.
ARBITRO: Davide Massa di Imperia; assitenti Meli-Imperiale, quarto ufficiale Arena; Var Giua-Marini
MARCATORI: 48' Pellegrino; 74' Mandragora, 82' Adams
NOTE: ammoniti nessuno; angoli 5-3 Torino; spettatori 21.785