“Per noi oggi esiste soltanto un’autorizzazione alla demolizione: il permesso di costruire è decaduto. Per noi è imprescindibile che in quel luogo resti un segno chiaro della tragedia avvenuta”. Lo ha detto l’assessora all’urbanistica Caterina Biti a proposito dell’area Esselunga di via Mariti.
"Quanto al procedimento sulla media struttura di vendita - ha spiegato - Esselunga ha chiesto una proroga dei termini legandola alla validità del titolo edilizio. Il Comune ha espresso parere negativo, ritenendo il permesso di costruire decaduto. Su questo punto è in corso un ricorso al Tar.Confermiamo quindi che, in assenza di un titolo edilizio valido, non ci sono le condizioni per concedere la proroga. Se la decadenza sarà confermata, sarà necessario presentare un nuovo titolo edilizio".
"Sul fronte operativo - ha aggiunto l'assessore Biti - resta attivo il percorso per la messa in sicurezza e la demolizione delle strutture esistenti. Il progetto di decostruzione è stato esaminato in un tavolo tecnico il 3 marzo 2026 ed è stato ritenuto fattibile, con ulteriori approfondimenti da svolgere. Il Comune ha dato nulla osta alla demolizione, a condizione del rispetto delle procedure previste, tra cui la presentazione dell'apposita Scia e tutte le autorizzazioni necessarie. Non dimentichiamo, però, che l’area è ancora sotto sequestro e il dissequestro resta un passaggio necessario per avviare i lavori".
“Attendiamo un confronto con la proprietà – ha concluso – abbiamo seguito la vicenda insieme ai cittadini e ai comitati e continuiamo a lavorare anche sulle opere di urbanizzazione. Per noi è fondamentale che quel luogo conservi una memoria chiara della tragedia che vi è avvenuta".
La questione era stata sollevata ieri da Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune e Thomas Maerten di Sinistra Progetto Comune al Quartiere 5
“In via Mariti la proprietà del cantiere vuole ricostruire sullo stesso sedime. Lo dicono i suoi stessi documenti. Il 13 febbraio 2026 La Villata SpA - società del gruppo Esselunga - ha depositato al Comune di Firenze il progetto di demolizione dell'intera struttura prefabbricata crollata il 16 febbraio 2024, causando la morte di cinque lavoratori. Quel progetto non descrive solo la demolizione: nel capitolo dedicato alle fasi successive indica che le fondazioni in calcestruzzo armato gettato in opera verranno conservate e che la ricostruzione avverrà sul medesimo sedime, con la medesima geometria.
Non è un’ipotesi: è scritto dalla committenza, è depositato al Comune, è un atto acquisito tramite accesso agli atti.Quattro giorni dopo quel deposito, il 17 febbraio 2026, la Sindaca Funaro - intervistata nel secondo anniversario della strage - ha ribadito, alla domanda sul futuro dell’are: «ne parleremo». Con chi, in che tempi e con quali modalità? Le settimane passano e le decisioni sembrano destinate a essere prese in altri luoghi, rispetto a quelli politico-istituzionali.Il Permesso di Costruire originario - n.
522/2021 - è decaduto nel luglio 2024. La committenza lo ha impugnato al TAR Toscana. Il cantiere è ancora sotto sequestro penale: le indagini della Procura di Firenze, che hanno portato a 8 indagati, sono state chiuse da poco e si attende la prossima mossa dei pubblici ministeri. In questo contesto, La Villata ha già depositato un progetto che prefigura la ricostruzione - e la Giunta ha autorizzato la demolizione senza dire pubblicamente una parola sul futuro.Il Consiglio Comunale ha approvato nel marzo 2025 un ordine del giorno che invitava la Giunta ad aprire un tavolo con Esselunga per valutare modifiche al progetto.
Quel tavolo non risulta mai avviato. Il Piano di Recupero che dovrebbe fondare un eventuale nuovo permesso è quello del maggio 2019: approvato sette anni fa, prima del crollo, prima che cinque persone morissero in quel cantiere. Nessuna proposta di revisione, nessun coinvolgimento del Quartiere 5. La proposta di realizzare un parco al posto del centro commerciale è stata respinta dal Consiglio Comunale con 24 voti contrari e soli 2 favorevoli, mentre tra la residenza continua a crescere la paura di un’area destinata a rimanere a lungo abbandonata.La nostra posizione è questa: non si può ripartire dal progetto del 2019 come se nulla fosse successo.
Se la committenza intende ricostruire su quell'area deve farlo partendo da zero - nuovo strumento urbanistico, nuovo processo di pianificazione, partecipazione reale della cittadinanza e del Quartiere 5. Va coinvolta la residenza e coinvolta nel processo, così come i soggetti attivi da anni sul territorio come il Comitato Ex Panificio Militare: si è già sbagliato in passato e non si possono ripetere gli stessi errori. Le nuove interrogazioni depositate aspettano risposta. Stavolta non intendiamo aspettare a lungo”.
AGGIORNAMENTO ORE 17 - «La dichiarazione dell'Assessora Biti (https://www.comune.firenze.it/novita/area-stampa/comunicati-stampa/area-esselunga-di-mariti-biti-solo-autorizzazione-alla) conferma quanto le nostre interrogazioni chiedevano di chiarire: il Permesso di Costruire è decaduto e sarà necessario un nuovo titolo edilizio.
Ma c'è un fatto che gli atti rendono chiaro e che la nota istituzionale non affronta: la demolizione autorizzata non è una demolizione completa. Il progetto depositato da La Villata prevede la conservazione delle fondazioni in calcestruzzo armato e prefigura la ricostruzione sul medesimo sedime con la medesima geometria. Un nuovo permesso costruito su quelle fondazioni, fondato sul Piano di Recupero del 2019, non è un nuovo inizio: è la continuazione dello stesso progetto. Il dibattito sul futuro dell'area deve aprirsi ora — con la cittadinanza, con il Quartiere 5, con i comitati — prima che le decisioni vengano prese altrove.
Depositeremo una mozione per agire in modo tempestivo».