Caso Montedomini: la difesa della Sindaca in Consiglio comunale

Sant’Agnese resta nel patrimonio sociale. La responsabilità politica e il legame con Casa S.p.A.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
04 Settembre 2026 23:55
Caso Montedomini: la difesa della Sindaca in Consiglio comunale

Da oltre 550 anni, l’Azienda di Servizi alla Persona Firenze Montedomini rappresenta il "cuore sociale" della nostra città. Nata con la missione di assistere i poveri e proteggere i più fragili, questa storica istituzione si trova oggi al centro di una tempesta politica che scuote l'assemblea di Palazzo Vecchio. Com’è possibile che un ente nato per la carità si ritrovi oggi a discutere di affitti turistici, vendite immobiliari e una gestione della trasparenza che rasenta l'ostruzionismo? La vicenda solleva interrogativi sul destino del patrimonio collettivo e sulla coerenza delle politiche urbane in una Firenze sempre più lacerata tra il diritto alla residenza e la voracità della rendita turistica.

Il paradosso più stridente emerge dalla gestione degli immobili situati in zone nevralgiche come via Guelfa e via Faenza. Mentre l'amministrazione comunale innalza vessilli contro la proliferazione degli affitti brevi per salvaguardare la vivibilità del centro, scopriamo che Montedomini ha seguito proprio il modello che la politica dice di voler combattere.

Non si tratta solo di una scelta tecnica dettata dalla necessità di far cassa: i documenti raccontano una realtà ben più cruda. Nel verbale del 13 giugno 2023, emerge come l’Assessorato al Sociale abbia condiviso la scelta di allontanare nuclei familiari in emergenza abitativa per destinare quegli stessi immobili al mercato turistico, giudicandoli più "appetibili" per la rendita. È il cortocircuito del pubblico che si fa immobiliarista, sacrificando il sociale sull'altare del business ricettivo.

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"Per anni abbiamo detto che la turistificazione del centro storico stava sottraendo case alla residenza. Abbiamo chiesto ai privati di non inseguire esclusivamente la rendita turistica. Poi scopriamo che quello stesso modello è stato utilizzato con immobili appartenenti a un'istituzione pubblica con finalità sociali" ha affermato oggi in Consiglio comunale Cecilia Del Re, capogruppo di Firenze Democratica.

La gestione di un patrimonio così vasto richiederebbe una mappatura rigorosa, ma qui inciampiamo in un fallimento amministrativo. A metà del mandato, il censimento del patrimonio immobiliare — richiesto da una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale — resta una chimera. Invece di una ricognizione interna e politica, l'amministrazione ha delegato il compito alla Banca Europea per gli Investimenti. In questo scenario, "il pubblico non ha fatto il pubblico": delegare a un soggetto privato la conoscenza di ciò che si possiede significa abdicare alla propria funzione di indirizzo. Senza una mappa, è impossibile integrare Montedomini in una strategia abitativa, lasciando i singoli immobili alla deriva delle alienazioni o del mercato turistico.

Il complesso di Sant’Agnese, con un valore stimato di oltre 7,7 milioni di euro, è il terreno su cui si gioca la credibilità della Sindaca Sara Funaro. Fino a poco tempo fa, l'immobile figurava nella vetrina commerciale di "Invest in Florence", pronto per essere venduto. Oggi, la linea ufficiale promette una inversione di tendenza: trasformarlo in un progetto di social housing all'interno del cruciale Quadrilatero di Sant'Orsola.

Tuttavia, la discontinuità appare fragile. Se da un lato si promette il recupero di Sant’Agnese, dall'altro non si fermano le vendite in zone come Via Vittorio Emanuele II, nonostante le proteste delle opposizioni. La coerenza urbanistica vacilla: mentre si parla di rigenerazione, la continuità con il passato è segnata dall'inserimento nel Piano Operativo Comunale di asset come l’Ex ospedale San Giovanni di Dio, segno che la fame di alienazioni non si è ancora placata.

La gestione dell'informazione politica nel caso Montedomini ha assunto i tratti di quello che il consigliere Massimo Sabatini definisce il "teatro dell'assurdo". Richiesti all’inizio di agosto, i documenti sulla gestione immobiliare sono stati negati ai consiglieri fino al 30 settembre, con una risposta arrivata solo il giorno precedente al Consiglio straordinario.

Siamo di fronte a unì"asimmetria informativa". Mentre la Sindaca e la Giunta in aula citavano numeri e date con estrema precisione, l'opposizione veniva lasciata al buio, invitata ad aspettare la fine del dibattito per accedere agli atti. Questo uso strategico del tempo burocratico svuota di significato il diritto di accesso e il ruolo di controllo del Consiglio, trasformando il confronto democratico in un monologo dell'esecutivo.

Per rispondere alle critiche, l'amministrazione ha puntato sulla reale operatività sociale dell'ente, proponendo di trasformare Montedomini in un "centro di prossimità sociosanitaria" e avviando l'internalizzazione dei servizi. È una mossa difensiva che punta a schermare lo scandalo immobiliare con i meriti assistenziali. Guardando i dati forniti (le cifre più recenti a disposizione), emerge comunque il peso insostituibile dell'ente per la città:

  • 156 posti letto operativi nelle strutture RSA.
  • 38 anziani assistiti dal centro diurno Alzheimer "Athena".
  • 103 persone seguite tramite alloggi e assistenza domiciliare.
  • 116 posti letto dedicati all'inclusione e alle emergenze abitative.
  • 244 consulenze annue per l'Amministrazione di Sostegno.
  • 61 casi d'emergenza che hanno già ricevuto risposta abitativa nel primo scorcio del 2025.

Il dibattito sulla governance non può chiudersi con le dimissioni del Direttore Generale. Come sottolineato da più parti, il tecnico non può diventare il capro espiatorio di indirizzi politici precisi. C'è un tema di continuità che scotta: chi ha costruito e avallato queste politiche orientate alla rendita turistica siede oggi ai vertici di Casa S.p.A., l'ente che dovrebbe gestire l'emergenza abitativa cittadina.

Non è solo una questione di nomi, ma di sistema. Se gli "errori" del passato vengono premiati con nuove nomine in settori chiave della gestione del patrimonio, la richiesta di una governance basata sulla competenza e sull'indipendenza, avanzata dalle opposizioni e da AVS Ecolò, diventa una necessità urgente per la tenuta democratica del sistema fiorentino.

Il caso Montedomini mette a nudo la crisi d'identità del patrimonio pubblico a Firenze. La sfida non è solo far quadrare i bilanci per finanziare i servizi, ma decidere se un'istituzione storica debba comportarsi come un privato in cerca di profitto o come il garante ultimo della protezione sociale. Il futuro di Montedomini ci dirà se Firenze ha ancora un'anima o se anche la carità è diventata, definitivamente, un asset da mettere a rendita.

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