Milani scrive alla Comunità Ebraica: 'Non volevo offendervi'

L'atto di accusa del presidente Fink ha lasciato il segno in Consiglio comunale. SPC polemica ma non rinuncia al dialogo

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
28 febbraio 2024 19:05
Milani scrive alla Comunità Ebraica: 'Non volevo offendervi'

Dopo l'atto di accusa del presidente della Comunità Ebraica Fink contro il presidente del Consiglio comunale Milani, sfiduciato anche dai suoi vicepresidenti in relazione all’iniziativa di sabato scorso, lo stesso Milani ha scritto alla Comunità Ebraica.

Lettera del presidente del Consiglio comunale Luca Milani alla comunità ebraica di Firenze

Carissimi,

Approfondimenti

ho letto con estrema attenzione e più volte la vostra lettera, facendo attenzione ai singoli passaggi e alle parole che sono utilizzate, dalle quali emerge chiara l’amarezza provata dalla conferenza del 24 u.s. e di questo sono addolorato, emerge altrettanto chiaramente di quanto sia complicato e difficile parlare di queste tematiche soprattutto in tempi di guerra; per questo il titolo degli incontri è stato per tutti “Se vuoi la pace prepara la pace”, perché è in tempo di pace che dobbiamo lavorare per avere la pace.

La vostra comunità si è sentita offesa e non più rappresentata dall’Istituzione cittadina e questo mi dispiace profondamente perché non era questa certamente l’intenzione, tutt’altro.

Questo percorso va fatto insieme perché la comunità è parte integrante della città ed ha la mia massima considerazione, dobbiamo ricercare la pace insieme.

Come Presidente del Consiglio comunale ho promosso questi incontri per rispondere alla richiesta di tante e tanti cittadini che si sono rivolti al Consiglio comunale, per approfondire la situazione in atto in Medio Oriente, dopo la manifestazione per la pace promossa da Padre Bernardo nella quale, tutti, ci siamo riconosciuti nella vocazione alla pace della città di Firenze.

È stato chiesto che fossero le Istituzioni cittadine a dare voce alle istanze e posizioni anche diverse, ma con un solo fine comune: quello di chiedere di cessare il fuoco, la liberazione degli ostaggi e la possibilità di soccorre la popolazione civile.

Per far questo, ho ritenuto comunque far emergere le diverse posizioni delle tante richieste provando a raggrupparle in 4 tematiche e quindi in 4 approfondimenti diversi, nella convinzione che siamo chiamati prima di ogni altra cosa, ad approfondire la complessità della situazione.

Il primo passo, per chi ha a cuore la tragedia in atto, e proprio perché lontano dal conflitto, è quello di porsi in ascolto e soprattutto provare a mettersi nei panni dell’altro e provare a capire le ragioni dell’altro. Con tutte queste associazioni, abbiamo condiviso di non promuovere dibattiti e confronti, nei quali, come avviene in televisione, si finisce per accendere ancora di più gli stati d'animo, le frustrazioni ed il rancore. Cosa che non abbiamo bisogno.

Come effettivamente è stato sottolineato, anche la Comunità ebraica ha avuto modo di collaborare insieme all'Associazione Italia Israele, nell’organizzazione del primo incontro dal titolo “Dove comincia la Pace”, incontro con Angelica Edna Calò e Yeuda Livnè, dove abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare dal vivo le difficoltà, i timori, le paure di una coppia impegnata da decenni sul campo per favore dialogo e convivenza fra giovani palestinesi e israeliani, anche attraverso attività espressive come il teatro, e della necessità delle stesse persone che con le armi devono garantire la sicurezza ed il controllo del Kibbuz loro affidato e rispondere della sicurezza delle persone che vi abitano.

Queste persone oltre alle loro attività lavorative normali, poi si devono appunto occupare di sorvegliare e vigliare tutti i giorni sulla sicurezza dell'area. Cosa che è molto lontana dalla nostra realtà, e che noi, per fortuna, nelle nostre case, città, quartieri non siamo chiamati a fare.

Inoltre è apparso evidente come in altri luoghi di quella terra, nei fatti la collaborazione e la convivenza pacifica tra cittadini ebrei, musulmani, cristiani o non credenti sia una realtà consolidata.

Un secondo incontro estremamente importante nasce insieme al mondo pacifista della coalizione Assisi Pace Giusta e altre associazioni locali che si sono rivolte all’Istituzione mossi dalla preoccupazione per l’escatation disumana dei conflitti in atto, e particolarmente per il grave conflitto in Israele e in Palestina, la Terra di Abramo, luogo che “contiene tutto il nostro mondo”. Preoccupati per lo stato di insicurezza che questo ha generato, prostrati di fronte al numero dei morti innocenti, convinti che la violenza, gli atti di terrore, la guerra non possono mai essere scelte opportune che ristabiliscano l’equilibrio e la buona convivenza tra i popoli. Tra i relatori Patrizia Giunti (Presidente Fondazione Giorgio La Pira) - Giorgio Gomel (Presidente Alliance for Middle East Peace) - Lisa Clark (Beati Costruttori di Pace) - Ali Rashid, (già Deputato al Parlamento italiano) - Dom Bernardo Gianni (Abate della Basilica di San Miniato al Monte).

Questo incontro dal titolo “Pace in Medio Oriente - la forza delle città” ha chiamato a raccolta i Presidenti dei Consigli comunali delle città di Roma, Milano, Torino, Bologna Assisi e di tanti comuni della Toscana. La città di Firenze e le altre città convenute, si rivolgono al Governo e a tutti i livelli politici mondiali affinché mettano in primo piano il processo di diplomazia per arrivare ad un cessate il fuoco immediato, alla liberazione degli ostaggi e alle operazioni necessarie per i soccorsi umanitari.

Il terzo incontro “Pace e Giustizia in Medio Oriente – focus Palestina”, quello che ha prodotto il vostro disappunto, è stato promosso insieme ad oltre ottanta organizzazioni della società civile fiorentina che hanno aderito al documento “Pace e Giustizia in Medio Oriente”. All’incontro hanno partecipato Francesca Albanese (Special Rapporteur delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati), Ruba Salih (accademica palestinese, antropologa all’Università di Bologna, esperta di questioni di genere e di diritto), Mustafa Barghouti (definito il Gandhi di Palestina, è stato candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2010. Oggi è membro del Consiglio legislativo palestinese), Ilan Pappé (storico israeliano, professore cattedratico nel Dipartimento di Storia dell’Università di Exeter) e Sarit Michaeli (rappresentante di B’tselem, organizzazione israeliana impegnata a favore del rispetto e della promozione dei diritti umani dei palestinesi).

Nella vostra lettera, le rimostranze verso alcuni passaggi dei relatori sono forti e denunciate che la fase storica nella quale viviamo rischia di rianimare mostri del passato estremamente pericolosi; cosa verso la quale è ovviamente necessario proseguire il nostro comune impegno quotidiano.

Trovo estremamente importante quanto riportato nella lettera dove si scrive testualmente:

“…ancora una volta ribadiamo che com’è del tutto naturale ci stanno a cuore i diritti, la pace e la serenità di tutta la regione, di tutti i suoi abitanti, ebrei cristiani o musulmani, israeliani o palestinesi, e la morte di qualunque essere umano ci crea angoscia indipendentemente dalla sua religione o cultura o nazionalità”.

Perché questo pone immediatamente il primo importante livello di piena condivisione, si parla di diritti, pace e serenità per tutti, esattamente quello che il Consiglio comunale ha voluto nelle sue intenzione proporre e promuovere.

Credo sinceramente che sia necessario pur nella drammaticità di questo periodo fare tutti, passi in avanti; magari piccoli passi, ma in avanti verso l’incontro la chiarificazione; per questo motivo assicuro la massima disponibilità.

Infine il prossimo incontro, si svolgerà il 7 marzo dal titolo “Abbattere i muri e costruire i ponti” esperienze e prospettive di convivenza e fraternità a Firenze, promosso insieme alla Scuola Fiorentina per l’Educazione al Dialogo Interreligioso, al quale ho invitato i rappresentanti religiosi delle maggiori comunità presenti a Firenze, e per il quale sono ancora fiducioso e speranzoso di una vostra partecipazione, verterà sull'importanza che ha il dialogo interreligioso, che nella nostra città anche nei momenti più bui non è mai mancato, ma che deve trovare fondamento nelle attività sociali, umane delle persone - solo dall’incontro, dalla collaborazione dall’esperienza di condivisione tra persone di fedi diverse si potrà raggiungere la coesistenza pacifica e la vera dignità di cittadinanza.

A questo proposito interverrà:

Senatore Vannino Chiti,

Maurizio Certini - Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira

Mohamed Bamoshmoosh - Comunità Islamica di Firenze e Toscana

Osama Rashid - Scuola Fiorentina per L'Educazione al Dialogo Interreligioso

Haifa Alsakkaf - Good World Citizen

Giovanni Scotto - Piccola scuola di Pace Isolotto

Marisa Nicchi - Donne insieme per la pace

Antonia Bianco - Direttrice Istituto Penale Minorile di Firenze

L’insieme di questi incontri è rivolto anche a prendere consapevolezza della forte difficoltà delle parti in campo di addivenire ad una trattativa, a questo punto necessaria e vitale per la sopravvivenza, non solo dei due popoli, ma dell’intera umanità. Stiamo assistendo ad una crisi geopolitica, militare ed umanitaria estremamente gravi. Ecco perché dobbiamo avere il coraggio di fermarsi e permettere alle diplomazie di trovare un punto di caduta condiviso.

Inoltre è responsabilità di tutti prevenire e lavorare, perché nelle nostre città non si accenda nessuna spirale di odio e di conflitto ecco perché ritengo imprescindibile in questi percorsi il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le comunità chiamate in causa.

Spero che alla fine, a Firenze, si riesca a dare voce unanime per chiedere la fine del conflitto, auspicando magari l’intervento dell’ONU che, come abbiamo visto nei giorni scorsi, con la visita del Presidente Mattarella, in altre parti del mondo sta assicurando il rispetto della pace e dei diritti fondamentali per quelle popolazioni.

A questo proposito, nuovo intervento di Dmitrij Palagi e Antonella Bundu (Sinistra Progetto Comune): "Abbiamo letto con dolore le parole del Presidente della Comunità Ebraica, perché esprimono sentimenti da rispettare, in una modalità che rischia davvero di creare isolamento.Partiamo quindi da un punto chiaro: il nostro ruolo è quello di far dialogare le parti della città, di permettere alle idee di esprimersi, in modo da togliere aria e spazio a sentimenti di odio.Al primo evento co-organizzato sono state pronunciate parole per noi offensive, nella parte finale, in riferimento in particolare al nostro gruppo consiliare, che non ha visto riconoscere nemmeno la dignità di essere nominato.

Abbiamo però compreso che era il momento dell'ascolto e ci interroghiamo su come superarle.Non abbiamo pensato per un momento di ritenere sterile il giudizio pesante ascoltato, anche se non ne condividevamo il contenuto, la forma, l'obiettivo.L'uso della parola genocidio è oggetto di misure cautelari adottate dalla Corte Internazionale di Giustizia, a seguiTo di una denuncia del Governo del Sudafrica, Paese che ha conosciuto il dramma dell'apartheid e a cui non si può rimproverare scarsa conoscenza dei temi legati alla discriminazione.Parlare di tripudio di applausi e di immaginario antiebraico vuol dire scegliere un registro violento, per creare asimmetria, ostacolando il dialogo.La Comunità Ebraica di Firenze sa bene come i crimini del fascismo siano elemento di imbarazzo quando si discute di colonialismo italiano e antiziganismo.Dov'è finito l'impegno comune quotidiano che pratichiamo nella nostra Città? Perché la Comunità Ebraica sceglie di confondere le forze antifasciste cittadine con il revisionismo dell'estrema destra?Proprio il Presidente della Comunità Ebraica ha più volte ricordato l'importanza di non creare classifiche del dolore e delle tragedie.

Il riferimento all'esilio dorato di Pappé è un altro elemento sorprendente, per la scelta delle parole. Una soluzione retorica usata nei confronti di tante figure, che nasconde meccanismi di odio e rancore. Non vogliamo fare esempi, perché renderebbero lo scambio ancora più doloroso.Nel testo ricevuto si parla di "cattivi maestri", di "parole malate", di una cittadinanza "mal guidata" (quasi ci fosse un uso delle masse inconsapevoli).La Comunità sceglie di attaccare figure accademiche, realtà note per la loro storia antifascista, figure delle Nazioni Unite e un'intera parte del Consiglio comunale, spesso presente negli appuntamenti antirazzisti e in cui si ricorda la gravità dell'olocausto.La guerra avvelena e ci sforziamo di capire come sia possibile un simile ribaltamento del linguaggio.Non rinunciamo comunque al dialogo.

Non cadremo nella tentazione di rispondere a recriminazioni con recriminazioni.Vogliamo impedire che questa lettera possa diventare un elemento che crea fratture, come invece sembra desiderare chi sta facendo chi la impugna per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio. Perché Firenze è città anche della Comunità Ebraica, di tutte le comunità. Non abbiamo cattivi maestri a Firenze, ma solide tradizioni a sostegno della solidarietà tra i popoli. E il popolo palestinese sta subendo un massacro.

Dirlo non implica nessuna giustificazione rispetto alle vittime innocenti del 7 ottobre. Subiamo parole violente da molto tempo. Ci feriscono. Ma le tragedie del Novecento ci hanno insegnato a prenderci cura delle nostre ferite provando a curare anche quelle di chi abbiamo intorno.Prendiamoci cura delle nostre comunità, evitiamo anatemi. Siamo il gruppo consiliare che ha organizzato un evento sull'apartheid in Israele, che ringrazia il Presidente del Consiglio comunale e la Rete Pace e Giustizia in Medio Oriente per aver reso possibile la giornata nel Salone dei Cinquecento.

Siamo lo stesso gruppo che ogni giorno si impegna nel contrasto all'antisemitismo e a ogni forma di razzismo. Che attraversa i movimenti dell'antifascismo e dell'antirazzismo sociale. Riteniamo estranee molte accuse sentite e riteniamo la lettera del Presidente pericolosa. Per questo ci sforziamo e sforzeremo ancora di più per rendere possibile il dialogo".

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