Manganellate agli studenti: la condanna del centro-sinistra toscano

PD: “Solidarietà ai ragazzi, ai loro genitori e al corpo insegnanti”. L'intervento del sindaco di Pisa

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
26 febbraio 2024 23:14
Manganellate agli studenti: la condanna del centro-sinistra toscano

“Venga fatta quanto prima chiarezza e vengano spiegate le ragioni e accertate le eventuali responsabilità di quanto accaduto a Firenze e Pisa nei confronti delle studentesse e degli studenti che hanno subito cariche e manganellate da parte della Polizia durante manifestazioni per la Palestina”. A chiederlo è il gruppo di Italia Viva che per primo in Consiglio regionale ha depositato l’atto in merito alla ferma condanna del grave atto di violenza contro gli studenti di Pisa e Firenze caricati dalla Polizia ai cortei per la Palestina.

La mozione a prima firma del presidente del gruppo Italia Viva Stefano Scaramelli e del collega Maurizio Sguanci impegna la Giunta regionale ad attivarsi nei confronti del Governo e del ministro competente. “Quanto accaduto non può essere minimizzato ma deve essere pubblicamente condannato - spiega Scaramelli, che aggiunge - è necessario che vengano accertare le dinamiche e le responsabilità affinché episodi di questo tipo non si ripetano mai più. L’orrore di quanto successo contro gli studenti di Pisa e Firenze, è violenza di Stato. Ad essere manganellati sono stati i diritti costituzionali e la speranza che le nuove generazioni nutrono nel futuro”.

La mozione di Italia Viva, oltre a riprendere la presa di posizione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, richiama la nostra Carta costituzionale. Per Scaramelli e Sguanci: “la Costituzione riconosce la libertà di riunione, di manifestazione del pensiero, di conoscenze, di opinioni. Pur in eventuale assenza di preavviso non c’è illiceità nel corteo che è stato represso a colpi di manganello”.

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“Bene ha fatto il sindaco di Pisa ad indignarsi per gli scontri che ci sono stati tra le forze dell’ordine e gli studenti. Di fronte ad una manifestazione pacifica come quella di Pisa hanno fatto impressione – spiegano il capogruppo PD Nicola Armentano col consigliere PD Renzo Pampaloni – le immagini delle manganellate ricevute da ragazzi inermi. Non fa male solo il dolore fisico delle dita e dei nasi rotti ma fa male anche il dolore di un diritto negato, quello di manifestare una propria idea.

Ed è stato questo dolore a portare tante persone a manifestare solidarietà nelle piazze di Pisa e in tutte le manifestazioni di sabato scorso. Non vogliamo chiudere gli occhi davanti a questi fatti, vogliamo che i ragazzi possano esprimere le loro idee e riteniamo che tutti gli organi dello Stato debbano confrontarsi con loro con le parole e non con le bastonate. Con la violenza si nega il dialogo, si annulla il confronto di idee, si abdica ad uno scambio che può portare invece una crescita per tutte le parti.

La violenza è la strada più semplice per non ascoltare gli altri ma sappiamo che è una soluzione di breve respiro perché prima o poi la voce di chi viene repressa troverà la strada per uscire, per farsi conoscere con una forza ancora maggiore. Ci ha colpito anche la “violenza dedicata” soprattutto a chi stava filmando, reo di riprendere delle scene che evidentemente erano ritenute assolutamente insostenibili per l’opinione pubblica, cosi come è poi effettivamente accaduto. Solidarietà a questi ragazzi, ai loro genitori e al corpo insegnanti, dobbiamo tutti noi trovare parole di condanna per i fatti di Pisa, chiedere che siano accertate le responsabilità.

Come ha ribadito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i manganelli contro i ragazzi esprimono un fallimento. Per questo è anche nostra responsabilità tutelare e vigilare sulla libertà di manifestare pubblicamente e in maniera pacifica le opinioni e anche trovare nuove forme e spazi per incanalare energie sotto forma di dialogo e confronto, come, ad esempio, abbiamo fatto ospitando in questa aula il Consiglio Comunale dei ragazzi delle medie e delle superiori.

A tutto questo – proseguono Armentano e Pampaloni – non c’è che chiedere scusa da parte di chi ha dato questi indirizzi a quei poliziotti, anche essi padri e figli di quella storia che sappiamo perché era nata e perché tanti hanno voluto cambiarla a costo di metterci la vita. Vogliamo augurarci che non ci siano impostazioni predefinite o input nazionali a tale forma violenta nel gestire l’ordine pubblico ma solo una perdita di autocontrollo di singoli o alcuni o collettiva che va comunque individuata e semmai denunciata e sanzionata, dalle quali ci auguriamo si possano avere risposte precise in merito a responsabilità e anche eventuali ammonimenti o sanzioni o prese di distanze che si dissociano da tale gesta, altrimenti non sarà semplice anzi, diventerà una sfida impossibile anche per il più bravo politico spiegare che alla richiesta di pace si risponde con gesta o atti violenti .A meno che come chiede un autorevole esponente toscano della Lega si voglia dare il Daspo e denunciare i manifestanti pacifisti.

La strada è il dialogo e il confronto tra cittadini e istituzioni. E se lo Stato offre alternative diverse è uno Stato che non si riconosce nei valori costituzionali. Allora è bene che si scusi e che sia in grado di trovare i responsabili e attribuire a chi ha sbagliato le giuste ed adeguate misure conseguenziali al non avere rispettato i principi sanciti nella nostra costituzione. A chi ci accusa di difendere i violenti – concludono Armentano e Pampaloni – facciamo presente che quei ragazzi erano a chiedere la Pace.

E se lo stesso capo della polizia fa intendere che il problema esiste di come organizzare e gestire al meglio l’ordine pubblico e aggiunge che nonostante l’emergenza non si può rispondere con la violenza invitiamo a chi fa propaganda ad aprire gli occhi e ad immaginarsi genitori e non i soliti estenuanti difensori dell’indifendibile. Perché qui da difendere non vi sono posizionamenti ideologici; c’è da difendere lo spirito pacifico di tanti giovani studenti e la libertà di esprimere liberamente le proprie opinioni”.

L’intervento del Sindaco di Pisa, Michele Conti, infine questo pomeriggio in Consiglio Comunale su fatti accaduti a Pisa lo scorso 23 febbraio: «Credo sia doveroso che il consiglio comunale, prima degli altri argomenti all’ordine del giorno, svolga oggi una seria e approfondita discussione sui fatti che si sono svolti venerdì in via San Frediano, quando purtroppo abbiamo dovuto assistere a una pagina buia per la nostra città. Nell’immediatezza dell’accaduto ho dichiarato tutta la mia amarezza da Sindaco di una città che è famosa nel mondo per la concentrazione di saperi, intelligenze, bellezza balzata, invece, infelicemente alle cronache nazionali per un fatto così negativo. Ho avuto modo di parlare con molti cittadini preoccupati a buon diritto, dopo aver visto le immagini crude che abbiamo visto tutti».

«Sin da subito, quella mattina, ho contattato Questore e Prefetto per chiedere conto dell’accaduto. Poi nel pomeriggio di venerdì li ho incontrati, ero doverosamente presente alla riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica che si è tenuto in Prefettura, ribadendo loro che le immagini circolate sui social rimandano a un tempo che credevamo appartenessero al passato nella nostra città e non vogliamo certo che torni.

Le forze dell’ordine fanno un lavoro prezioso per garantire la sicurezza dei cittadini e capisco che non sia facile, in certe occasioni, gestire l’ordine pubblico. Ma proprio per non intaccare la fiducia che i cittadini devono avere negli uomini in divisa, si deve poter criticare il loro operato con serenità quando necessario. La maturità di una democrazia si misura anche su queste basi. A tutti deve essere permesso di manifestare le proprie idee, non solo perché lo dice la Costituzione, ma perché lo impone il nostro vivere civile, la nostra crescita come persone e come comunità».

«Abbiamo avuto notizia di un’inchiesta aperta dalla Procura di Pisa per accertare eventuali responsabilità, sono fiducioso che verrà fatta piena luce sui fatti. Ma voglio essere altrettanto chiaro: spetta ai magistrati accertare le responsabilità, non al consiglio comunale. Noi abbiamo un compito più delicato: evitare il pericolo concreto che i nostri ragazzi perdano fiducia nelle istituzioni. Sono i ragazzi che maggiormente hanno patito il periodo del Covid, a cui abbiamo chiesto molto e a cui presentiamo un mondo pieno di preoccupazioni e di conflitti nel contesto internazionale.

A loro dobbiamo delle risposte affinché non si abbandonino alla rabbia o alla sfiducia, ma continuino a far sentire la loro voce. A questo proposito oggi li accogliamo in consiglio comunale, solo il primo di necessari momenti pubblici per parlare di quanto è successo. Abbiamo già annunciato che mercoledì si terrà qui in Comune la Consulta dei Giovani in cui abbiamo invitato gli studenti di tutte le scuole cittadine. Giovedì parteciperò al momento di confronto organizzato da Liceo Russoli insieme ai rappresentanti delle altre istituzioni presso la scuola per incontrare direttamente gli studenti e parlare con loro.

Ritengo importantissimo in questo momento per i ragazzi affrontare un lavoro di rielaborazione dei fatti accaduti insieme a tutta la comunità della scuola. Dobbiamo capovolgere la brutta esperienza vissuta dai ragazzi e trasformarla in occasione positiva di ascolto e confronto a livello cittadino che li veda protagonisti. Solo così potremo ricostruire quel rapporto di fiducia tra giovani cittadini e istituzioni che soprattutto a Pisa, città universitaria per eccellenza, che attrae un’intera popolazione di studenti e giovani, è fondamentale tenere vivo.

Ognuno di noi si deve fare parte attiva per accorciare le distanze fra i giovani e le istituzioni. Così facendo faremo un buon servizio a loro, a noi stessi e alle istituzioni che rappresentiamo».

«Faremmo invece un pessimo servizio, tentazione che ho percepito in certi comportamenti e in certe prese di posizione in questi giorni, a strumentalizzarli soltanto per lucrare un po’ di consenso politico. Pisa ha una tradizione di partecipazione democratica molto forte e radicata. Fin da venerdì la città ha reagito, in varie forme, non solo attraverso le molte persone che venerdì sera erano in Piazza dei Cavalieri. A prescindere da chi governa a Roma o a Palazzo Gambacorti, i Pisani condividono la necessità di un impegno comune per la pace, la democrazia, la convivenza civile».

«Un impegno che ho fatto mio da Sindaco di questa città ma anche come cittadino, perché a Pisa le manifestazioni degli studenti si devono svolgere senza il pericolo che nessuno si faccia del male. E da genitore, perché sento vicina la preoccupazione di molte mamme e molti babbi che ho sentito in questi giorni: insegniamo ai nostri figli a essere liberi rispettando le regole, a crescere con una coscienza critica non pensando solo a sé ma anche al mondo intorno. Con i ragazzi non si devono usare i manganelli, si deve l’esempio ma questo vale per tutti».

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