​Toscana, tra onde di calore e case colabrodo

Sei edifici su dieci in classe F, o G nell’anno in cui tutti i record sono crollati

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
24 Settembre 2026 14:31
​Toscana, tra onde di calore e case colabrodo

Mentre l’instabilità geopolitica rende l’approvvigionamento energetico un rebus sempre più costoso e le estati si trasformano in una prova di sopravvivenza termica, la maggior parte di noi continua a cercare rifugio in edifici che sono veri e propri "setacci" energetici. La Toscana emerge come un caso studio: un patrimonio immobiliare storico e affascinante, ma strutturalmente vecchio, che fallisce nel compito primario di proteggerci da un clima che non fa più sconti. In questo scenario, l’efficienza edilizia non è più solo un obiettivo green da convegno, ma una necessità di sicurezza economica e sanitaria.

I dati SIAPE del 2025 offrono una fotografia impietosa e tecnicamente precisa della vulnerabilità regionale. Su un totale di 94.892 Attestati di Prestazione Energetica emessi in Toscana, il 59% ricade nelle classi energetiche più basse: la F (23,4%) e la G (35,4%). Solo un esiguo 8% del campione riesce a fregiarsi della Classe A.

Definire questi edifici "energivori" è quasi un eufemismo; si tratta di strutture che divorano risorse per mantenere temperature accettabili, riflettendo un ritardo strutturale che nemmeno l’imponente ciclo dei bonus edilizi è riuscito a colmare del tutto.

"I dati SIAPE fotografano in Toscana un patrimonio residenziale ancora in larga parte energivoro... È un ritardo strutturale, che il ciclo dei bonus ha intaccato solo in parte e che oggi si lega a due elementi: la volatilità dei prezzi dell'energia e un quadro europeo che, tra recepimento della direttiva e nuovi requisiti minimi, alza progressivamente l'asticella" dichiara Emilio Bianchi, Direttore Generale di SAIE.

Se i dati immobiliari sono preoccupanti, quelli climatici sono allarmanti. Secondo i report del Consorzio Lamma e di Legambiente, l’estate del 2026 è entrata nella storia come la più torrida di sempre: sono stati infranti tutti i precedenti record di anomalia termica, dalle medie alle minime, fino ai picchi massimi assoluti.

Questo surriscaldamento ha un costo umano tangibile. Una serie incredibile di ondate di calore ha colpito la regione, con anomalie nei tassi di mortalità in tutta Europa che l’OMS sta attualmente validando presso i vari Sistemi Sanitari Nazionali. Di fronte a questa emergenza, la risposta politica appare colpevolmente lenta.

Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, ha denunciato apertamente l'"afasia e l'inazione" del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica riguardo al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici: un piano varato nel 2023 ma rimasto, di fatto, una scatola vuota priva di fondi strutturali dedicati.

L'analisi territoriale rivela una Toscana a due velocità, dove la capacità di riqualificazione dipende fortemente dal contesto provinciale:

  • Le "eccellenze": Prato guida la riscossa con il 12% di edifici in Classe A, seguita da Lucca (9%) e Grosseto (8%).
  • Le criticità: Il quadro si oscura drasticamente a Massa-Carrara, dove il 67% degli immobili è in classe F o G, seguita da Pistoia (62%) e Pisa (61%).

Questa frammentazione dimostra che la sfida della rigenerazione urbana non può essere risolta con soluzioni fotocopia, ma richiede competenze diffuse e una pianificazione locale capace di aggredire le sacche di inefficienza più profonde.

Per uscire dall'angolo, la proposta di Legambiente è radicale nella sua semplicità: una "rivoluzione gentile". La transizione verso un modello energetico distribuito, reticolare e democratico, fondato sulle rinnovabili, non è solo una scelta ecologica, ma un atto geopolitico.

Affrancarsi dalla "dipendenza tossica" dai combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) significa sottrarre linfa ai conflitti globali che queste risorse continuano a generare. Installare pannelli solari o pale eoliche diventa quindi uno strumento concreto per promuovere la pace tra i popoli. Tuttavia, questa transizione è spesso negata da una burocrazia asfissiante e da uno scontro sterile tra Stato e Regioni sulla pianificazione delle Aree Idonee, che rallenta il decollo dell'energia pulita.

I dati Nomisma portano una nota di cauto ottimismo: grazie alla stagione degli incentivi, l’Italia ha già raggiunto il 56% degli obiettivi previsti per il 2030 dalla Direttiva "Case Green". È un risultato significativo, che dimostra come la macchina della riqualificazione possa correre velocemente se adeguatamente alimentata.

Il rischio, però, è che questo successo resti isolato. Senza un piano di investimenti costante e una visione post-bonus, il motore dello svecchiamento edilizio rischia lo spegnimento proprio ora che l'asticella europea si alza. Per resistere a ondate di calore sempre più estreme, non basta aver fatto metà del lavoro; serve una strategia che renda la riqualificazione scalabile e accessibile a tutti.

Riqualificare non significa solo "tagliare la bolletta". È un investimento strategico che innesca un effetto domino virtuoso su occupazione, valore degli immobili e salute pubblica. Le risposte tecnologiche esistono già e verranno presentate durante la sessantesima edizione di SAIE Bologna (7-10 ottobre 2026). Spazi come l'Arena SAIE Lab Comfort e Finiture e la Piazza Impianti A.I.M.I. saranno i luoghi dove la filiera delle costruzioni cercherà di trasformare l'innovazione in soluzioni pratiche per il comfort abitativo.

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