​Tende in piazza e affreschi sfregiati a scuola

La tensione cresce in città dopo le proteste

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
26 Ottobre 2026 23:55
​Tende in piazza e affreschi sfregiati a scuola

Nelle città universitarie come Firenze, la crescente sofferenza economica degli studenti si sta scontrando in modo sempre più critico con le modalità della protesta politica. Da un lato emergono istanze sociali stringenti e comprensibili, quali la crisi degli alloggi, il carovita e la vivibilità urbana; dall'altro, le mobilitazioni travalicano talvolta in episodi di vandalismo, danni al patrimonio culturale e minacce dirette ai rappresentanti delle istituzioni. Si apre così un dibattito urgente e profondo sul confine tra il diritto al dissenso e i limiti della convivenza democratica.

Le tende in piazza contro la speculazione immobiliare

La mobilitazione contro l'emergenza abitativa e l'aumento del costo della vita vede in prima linea i Collettivi Autorganizzati Universitari. A Firenze, il movimento ha promosso un flash mob con piantata di tende in Piazza della Signoria, proprio davanti a Palazzo Vecchio, per contestare la sindaca Sara Funaro e «presentare il conto» delle rivendicazioni studentesche, denunciando al contempo il "Piano Casa" del Governo Meloni in vista dello sciopero generale del 30 ottobre.

L'azione fiorentina — programmata per mercoledì 28 ottobre a seguito dei recenti sviluppi politici e organizzativi locali, mentre in altre città come Napoli, Torino, Padova, Bologna e Parma si è tenuta il 26 ottobre — intende accendere i riflettori sull'impatto della speculazione immobiliare, che vede grandi aziende e fondi d'investimento comportarsi «come se stessero giocando a Monopoly». Tra la proliferazione di B&B e la costruzione di studentati di lusso che espellono lavoratori e studenti dal tessuto urbano, i collettivi pongono un interrogativo emblematico: «A cosa serve una città bomboniera, se nessuno può permettersi di viverci?»

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Questo è il tono della nota ufficiale del CAU: "I prezzi dei beni di prima necessità sono triplicati, la benzina è diventata un bene di lusso, gli affitti sono alle stelle, lo stipendio - quando c’è - non basta più. In questo quadro di crisi, la casa è tutto ciò che ci è rimasto e dobbiamo difenderla."

In questo passaggio emerge il nucleo dell'analisi studentesca: la battaglia per l'alloggio non viene presentata come una semplice rivendicazione di categoria, ma come una difesa essenziale del diritto stesso di continuare ad abitare la città senza cedere al ricatto dei costi e dei grandi fondi d'investimento.

I danni agli affreschi del Liceo Machiavelli

Se la protesta sociale cerca visibilità, la forma assunta in alcuni contesti scolastici ha sollevato riprovazioni. Durante l'occupazione del Liceo Machiavelli, sono stati arrecati danni sensibili agli spazi dell'istituto e al suo patrimonio artistico, con affreschi storici imbrattati o danneggiati. L'evento ha provocato l'intervento delle istituzioni, teso a contemperare la condanna del vandalismo con la volontà di non interrompere il canale di comunicazione con gli studenti e la dirigente scolastica Sara Lazzaro.

Beatrice Barbieri, consigliera della Città Metropolitana di Firenze delegata alla scuola, ha espresso così la posizione dell'ente: "Condanniamo ogni forma di vandalismo e violenza. Sfregiare opere d'arte significa colpire un patrimonio che appartiene a tutti. Siamo vicini alla scuola e rimaniamo aperti all'ascolto e al dialogo con studenti, studentesse e dirigenza."

L'episodio evidenzia una palese contraddizione: danneggiare beni artistici pubblici nel corso di una mobilitazione per i diritti sociali finisce per privare di legittimità la causa stessa, trasformando la protesta in un atto che deturpa ciò che appartiene all'intera collettività.

Il Coro su Valditara

Un ulteriore elemento di attrito riguarda le manifestazioni indirizzate contro il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Durante il corteo di oggi a Firenze, che ha provocato il blocco della circolazione e dei bus lungo le vie cittadine, gli studenti hanno intonato slogan di natura apertamente ostile mediante l'uso di megafoni, creando un cortocircuito stridente tra la richiesta istituzionale di un tavolo di dialogo e la violenza verbale espressa nelle piazze. Il coro scandito dai manifestanti durante la marcia recitava: "Questa notte ho fatto un sogno, lo vuoi saper qual è? La scuola non crollava più, Valditara a testa in giù."

Le reazioni del mondo politico sono state unanimi nella condanna. Francesco Torselli (esponente di Fratelli d'Italia-ECR) ha voluto marcare la differenza tra «gli studenti che protestano legittimamente per denunciare ciò che non funziona nella scuola» e «i soliti compagni dei collettivi» che, privi di argomenti, ricorrono a invocazioni di odio come «Valditara a testa in giù» e «Valditara appeso». Analogamente, i rappresentanti della Lega — Tiziana Nisini, Federico Bussolin e Guglielmo Mossuto — hanno denunciato una «deriva totalmente antidemocratica», sottolineando la palese contraddizione di chi chiede ascolto ma poi intona cori ingiuriosi, e ricordando come gli studenti farebbero meglio a studiare piuttosto che ledere il diritto alle lezioni della maggioranza.

Anche Alessandro Draghi, vicepresidente vicario del Consiglio comunale (FdI), ha stigmatizzato i disagi arrecati alla città e ha commentato con sarcasmo l'operato dei manifestanti chiedendosi se fossero queste le «nuove leve dei 'sinceri democratici'», bollando l'accaduto come una «vergognosa pagliacciata». Dal punto di vista politico, l'uso di slogan intimidatori finisce per depotenziare la credibilità dei movimenti, precludendo un confronto istituzionale di merito.

Striscioni e tensioni

Il clima di tensione ha oltrepassato i confini del capoluogo, toccando anche i centri della provincia. Presso l'Istituto Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo è stato infatti affisso un messaggio di tono intimidatorio, a conferma di una modalità di scontro che fa uso di minacce dirette alle comunità scolastiche.

Sull'episodio è intervenuta con decisione Beatrice Barbieri per conto della Città Metropolitana di Firenze, esprimendo una «ferma condanna dello striscione intimidatorio appeso fuori dall'istituto e piena solidarietà a tutta la comunità scolastica». La consigliera delegata ha ribadito un principio istituzionale non negoziabile: «Sulle minacce non possono esserci ambiguità. Il dialogo tra istituzioni, docenti e studenti deve rimanere ancorato al rispetto reciproco, affinché la scuola resti il luogo primario del confronto civile e della crescita democratica». La linea tracciata dalle istituzioni civiche mira così a respingere qualsiasi forma di pressione violenta, riaffermando che la scuola non può convertirsi in un terreno di intimidazione personale senza smarrire la propria funzione educativa e democratica.

Le vicende nelle scuole e nelle università mettono in luce un nodo irrisolto all'interno dei movimenti di protesta: la difficoltà di incanalare la rabbia per problematiche reali — quali la speculazione immobiliare, il rincaro della vita e la carenza di risorse — all'interno dei binari del confronto civile. Se da un lato le pressioni economiche sugli studenti sono tangibili e drammatiche, dall'altro l'uso di intimidazioni, danneggiamenti al patrimonio e cori d'odio rischia di isolare le proteste e vanificarne gli obiettivi.

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