Oltre 200 case popolari vuote a Firenze, ecco perché

La risposta della Giunta all'interrogazione di Palagi (SPC)

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
05 novembre 2026 12:57
Oltre 200 case popolari vuote a Firenze, ecco perché

A Firenze ci sono case popolari vuote da anni, chiuse con la porta blindata, mentre centinaia di famiglie restano in graduatoria ad aspettare un alloggio. A rimettere la questione al centro del dibattito è Dmitrij Palagi, consigliere di Sinistra Progetto Comune, dopo la risposta della Giunta alla sua interrogazione di luglio.Il dato che più colpisce è quello sui costi. 

"Il noleggio delle porte blindate sulle case popolari vuote - sottolinea Palagi -costa in media 700.000 euro l’anno, IVA inclusa. Lo scrive la Giunta nella risposta del 4 novembre alla nostra interrogazione di luglio, e la spesa è coperta, come ci aveva scritto Casa S.p.A., «in parte corrente con le entrate da canoni ERP»: la pagano le persone che nelle case popolari ci abitano. Nella stessa risposta la Giunta spiega perché circa 210 alloggi restano chiusi da anni. Circa 75 sono blindati da prima del 2020 perché «i costi di recupero edilizio sono alti (di solito sono piccole palazzine che richiedono importanti lavori “strutturali”, che si ripercuotono quindi sul costo di ristrutturazione per singolo appartamento)».

Circa 135 sono «alloggi sfitti nei complessi edilizi dove il comune è in minoranza e/o sono vincolati dalla sovrintendenza con costi di ristrutturazione più alti rispetto alla media (superiori ai 40 mila euro)», e di quelli vincolati «se ne riescono a ristrutturare una quindicina l’anno con i fondi regionali».

Quei 700.000 euro però non riguardano solo 210 alloggi. Nei riepiloghi mensili che Casa S.p.A. ci ha consegnato con l’accesso agli atti, a maggio 2026 le porte fatturate erano 740, su oltre 800 case popolari vuote. Il numero indicato dalla Giunta è invece molto vicino ai 214 alloggi che risultano blindati senza interruzione da gennaio 2023 a maggio 2026, il più vecchio dal marzo 2015. Ringraziamo come sempre il personale degli uffici e di Casa S.p.A., che con il proprio lavoro ci permette di svolgere la nostra funzione.La risposta aggiunge che «rinunciare alla blindatura, significa mettere a rischio occupazione gli appartamenti attualmente sfitti».

Non lo abbiamo mai proposto. Abbiamo chiesto un tetto di durata del noleggio, oltre il quale scatti la priorità di ristrutturazione a partire dagli alloggi chiusi da più tempo, e se sia giusto che a pagare siano i canoni: su questi due punti la risposta non dice niente.Ribadiamo la necessità di discuterne in Commissione 4 e in Consiglio comunale. I 20 milioni stanziati per il triennio 2025-2027 non bastano a compensare l’assenza di politiche nazionali adeguate, latitanti da più legislature, compresa quella attuale.

La Giunta scrive di aver ristrutturato e assegnato «circa 300 alloggi ogni anno» negli ultimi due anni, e lo riconosciamo, ma è un ritmo che fa a malapena pari con quelli che rientrano: nei 41 mesi documentati le nuove blindature sono state circa 835 e le rimozioni circa 909, e gli alloggi vuoti sono passati da 794 nell’ottobre 2024 a 620 nel novembre 2025, per tornare a 837 nel giugno 2026.Chiediamo alla Giunta di dire quanti dei 135 alloggi sono in condomini dove il Comune è in minoranza e quanti sono vincolati, e con quali fondi regionali si fanno quelle quindici ristrutturazioni l’anno, perché sono due problemi diversi e servono strumenti diversi.

Chiediamo che il noleggio smetta di pesare sui canoni di chi abita nelle case popolari, e riproponiamo il tetto di durata. Anche sull’autorecupero va aperta una riflessione, per fare in modo che si possa ampliare la platea oltre i «costi di ristrutturazione molto limitati» indicati nella risposta: sul tema aspettiamo ancora la risposta alla nostra interrogazione di settembre. E il Comune continui a chiedere al Governo il rifinanziamento della legge 80 del 2014 sul recupero degli alloggi ERP, ferma dal 2018.Una parte del patrimonio pubblico resta chiusa da anni senza che nessuno abbia mai deciso di chiuderla, mentre le famiglie in graduatoria aspettano.

Decidere che cosa farne spetta alla politica, e il luogo per farlo è il Consiglio comunale", conclude Palagi. 

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