Firenze, 31 luglio 2026 – Per oltre un secolo è stato l’ospedale militare di Firenze, ma dietro le mura del grande complesso di via San Gallo si nasconde una storia molto più antica, fatta di monasteri femminili, opere d’arte, educazione e assistenza. Mentre l’area è interessata da un importante intervento di riqualificazione e si prepara a una nuova destinazione, il volume Il complesso di Sant’Agata a Firenze. Da monastero, a ospedale militare, a residenza urbana (pp. 176, euro 38), curato dalla docente di Museologia e critica artistica e del restauro Cristina De Benedictis e dall’architetta Esther Diana per l’editrice Polistampa, restituisce alla città la memoria di uno dei suoi luoghi meno conosciuti.
Al centro le vicende del monastero camaldolese di Sant’Agata, documentato almeno dal XIII secolo e divenuto uno dei più ricchi e influenti insediamenti religiosi femminili di Firenze. Nel tempo al complesso furono uniti i vicini conventi di San Clemente e Santa Lucia di Camporeggi, formando una vasta porzione urbana caratterizzata da chiese, chiostri, orti e ambienti comunitari. Tra Sette e Ottocento Sant’Agata ospitò anche l’Educandato delle Montalve e il Conservatorio delle Oblate, prima di essere trasformato, dal 1852, in presidio della sanità militare.
Per generazioni di fiorentini quel luogo è stato sinonimo di cure e assistenza: divenuto ospedale militare del Regno d’Italia, svolse un ruolo rilevante durante l’Unità nazionale e le due guerre mondiali, proseguendo la propria attività fino agli ultimi decenni del Novecento. Dopo la dismissione e anni di progressivo abbandono, il complesso è oggi oggetto di una trasformazione funzionale a uso turistico-ricettivo. La chiesa di Sant’Agata, rimasta di proprietà ecclesiastica, è invece tornata a vivere: nel maggio 2024 è stata riaperta come parrocchia della comunità cristiana maronita libanese di Firenze.
Attraverso saggi storici, documenti e immagini, il volume ricompone anche il patrimonio artistico disperso o ancora custodito negli edifici, dalla facciata e dagli interventi attribuiti ad Alessandro Allori alle opere di Giovanni Bizzelli, Girolamo Macchietti e altri protagonisti della cultura e della tradizione fiorentina.