Gestione del territorio: il clima che cambia e la sfida dell'acqua

Superare l'emergenza con un "masterplan" per la Toscana. La rinascita della Greve e il restauro della briglia storica

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
11 Ottobre 2026 19:35
Gestione del territorio: il clima che cambia e la sfida dell'acqua

Il contesto climatico contemporaneo ci pone di fronte a un paradosso sempre più evidente e drammatico: lunghi periodi di aridità e severa scarsità idrica si alternano, con ritmo vertiginoso, a precipitazioni brevi, violente e distruttive. Di fronte a questa dinamica, la tutela del territorio e la gestione della risorsa idrica non possono più basarsi sulla logica della rincorsa all'emergenza o dell'intervento tampone. Richiedono, al contrario, una visione strutturale, capace di coniugare rigore scientifico, pianificazione politica e continuità finanziaria. Per rispondere a questa sfida epocale, la Regione Toscana sta delineando un cambio di paradigma fondato su tre pilastri interconnessi:

  1. La programmazione strategica di lungo periodo, superando la parcellizzazione degli interventi attraverso una regia unica regionale;
  2. La sinergia territoriale e la valorizzazione del patrimonio idraulico storico, unendo l'ingegneria di conservazione alla partecipazione diffusa delle comunità locali;
  3. La continuità degli investimenti infrastrutturali, indispensabile per portare a compimento le opere di mitigazione del rischio anche di fronte a imprevisti economico-gestionali.

Dalle ultime iniziative promosse sul territorio emergono lezioni fondamentali per definire come la gestione dell'acqua possa trasformarsi da fattore di rischio a leva di sviluppo e sostenibilità.

Il primo snodo cruciale di questa trasformazione è maturato durante il Tavolo regionale sull'irrigazione, promosso da ANBI Toscana presso la propria sede fiorentina. In questo contesto, che ha visto la partecipazione dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, delle associazioni agricole, di Anci Toscana, Arpat e Consorzio Lamma, l'assessore regionale all'Agricoltura Leonardo Marras ha lanciato una proposta metodologica e politica decisiva: la creazione di un Masterplan dell'acqua.

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L'obiettivo strategico è superare gli interventi a macchia di leopardo per giungere a un quadro coordinato in grado di mettere a sistema competenze, risorse finanziarie e fabbisogni. Come ha chiarito Paolo Masetti — che opera nella duplice veste di Presidente di ANBI Toscana e Presidente del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno — la disponibilità idrica per l'agricoltura e la sicurezza idraulica delle comunità non possono essere affrontate soltanto nelle fasi di crisi conclamata. È indispensabile accrescere la capacità di accumulo e distribuzione della risorsa, aumentandone al contempo l'efficienza d'uso per rafforzare la resilienza del territorio.

Questa impostazione trova un solido supporto scientifico nelle indicazioni di Isabella Bonamini, dirigente tecnico dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, che ha ribadito come la sfida primaria dell'Autorità sia quella di fornire alle istituzioni locali un "quadro conoscitivo" costantemente aggiornato, basato su nuovi scenari climatici capaci di integrare la gestione della risorsa sia nelle fasi di estrema scarsità sia durante i fenomeni alluvionali. Sul piano del raccordo politico e legislativo, Brenda Barnini, presidente della Commissione Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale, ha evidenziato la necessità di un ascolto strutturato delle istanze territoriali per tradurre le esigenze dei soggetti operativi in una programmazione regionale organica ed efficace.

Il passaggio dalla reazione estemporanea alla prevenzione pianificata richiede tuttavia scelte chiare e il coraggio della responsabilità politica, un concetto rimarcato con forza durante i lavori del Tavolo.

«L’acqua fa notizia quando manca o quando ne cade troppa... Ma non possiamo rassegnarci a subire il clima che cambia: dobbiamo cambiare anche regole e strumenti quando non sono più adeguati. Grazie ad Anbi Toscana per questo lavoro: ora serve il coraggio della responsabilità, scegliere le priorità, fare progetti concreti e trovare le risorse per realizzarli. Perché dire che tutto è prioritario significa non scegliere niente» dichiara Bernard Dika, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana.

«La disponibilità di acqua sarà sempre più un fattore decisivo per la competitività e la tenuta dei nostri territori. E dobbiamo tenere presente che il tempo a disposizione è finito: la Toscana ha bisogno di mettere in campo infrastrutture e strumenti di gestione capaci di rispondere alle nuove condizioni climatiche. È necessario quindi investire oggi e lavorare in sinergia per garantire maggiore sicurezza e disponibilità della risorsa in futuro e passare da una cultura dell’emergenza a una cultura della prevenzione» afferma Serena Stefani, Vicepresidente e delegata all'irrigazione di ANBI Toscana.

Se il Masterplan rappresenta la cornice di indirizzo generale, la tutela del territorio trova la sua forza operativa nella cura microscopica dei corsi d'acqua e nell'integrazione tra saperi tecnici, accademici e comunità locali. L'esempio emblematico di questo approccio integrato si manifesta a Greve in Chianti, dove domani si celebra la conclusione dei lavori condotti dal Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, in stretta collaborazione con il Genio Civile della Regione Toscana, per il restauro e la messa in sicurezza di un'antica briglia monumentale situata sul Borro di Montefioralle, a monte del capoluogo.

L'intervento dimostra come la difesa idraulica moderna non debba necessariamente stravolgere il paesaggio, ma possa passare attraverso il recupero funzionale delle opere d'ingegneria storica, preservandone il valore testimoniale e l'efficacia protettiva. Attorno all'opera materiale è stata costruita una governance multilivello complessa e articolata, che unisce la tutela dell'ecosistema alla cooperazione istituzionale:

  • Il nuovo Contratto di Fiume della Greve: uno strumento di programmazione negoziata sottoscritto dai Comuni di Greve in Chianti, Impruneta, San Casciano in Val di Pesa, Scandicci e Firenze per la gestione unitaria e sostenibile dell'intero bacino idrografico;
  • Cittadinanza attiva e monitoraggio: la firma di una convenzione operativa tra il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno e il Circolo Legambiente Chianti Fiorentino per la custodia e il controllo continuativo di un tratto del fiume;
  • Sintesi scientifica e accademica: il coinvolgimento diretto dell'Università degli Studi di Firenze attraverso la professoressa Valeria Lingua, ordinaria di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura, a testimonianza di come il progetto integri la pianificazione territoriale e il disegno del paesaggio con la sicurezza idraulica.

Questo modello dimostra come la sicurezza di un fiume non sia un mero cantiere di opere rigide, ma un patto sociale ed ecologico. Come sottolineato anche da Maurizio Ventavoli (Presidente del Consorzio di Bonifica 4 e delegato ANBI Toscana per i Contratti di Fiume), l'iniziativa si avvale della partecipazione congiunta del Presidente della Regione Eugenio Giani, del Presidente del Consorzio 3 Medio Valdarno e ANBI Toscana Paolo Masetti, del Sindaco di Greve Paolo Sottani e dei rappresentanti dei comuni vallivi, tracciando una strada virtuosa dove la memoria storica dell'ingegneria idraulica dialoga con le più avanzate metodologie di pianificazione partecipata.

Pianificare ed eseguire opere di conservazione non è sufficiente se manca la fermezza nel completare i grandi interventi infrastrutturali e di mitigazione del rischio idraulico. Le opere di difesa del suolo richiedono tempo, costanza amministrativa e la capacità istituzionale di superare le rigidità burocratiche ed economiche. L'emblematica vicenda della variante alla SR 429 Val d'Elsa, nel tratto compreso tra Empoli e Castelfiorentino, ne rappresenta una dimostrazione chiara.

Sottoscritto nel lontano aprile 2005 tramite accordo di programma tra Regione Toscana, Province di Firenze e Pisa e i Comuni di Castelfiorentino, Empoli, Gambassi Terme e San Miniato, l'iter dell'opera ha subito complessi rallentamenti e contenziosi giudiziari. Per sbloccare lo stallo, nel settembre 2014 è stata disposta la gestione commissariale regionale. Sebbene l'asse viario sia stato aperto al traffico nel 2020, il mandato del Commissario straordinario è stato esteso al 2027 proprio per completare le fondamentali opere idrauliche correlate, indispensabili per proteggere il reticolo idrico circostante dagli impatti dell'infrastruttura.

L'elemento di svolta che dimostra la necessità di una regia finanziaria tempestiva si è verificato di recente: durante il Collegio di vigilanza sull'infrastruttura del 2 settembre, è emersa un'imprevista lievitazione dei costi operativi. Senza una copertura finanziaria immediata per questi extra-costi, i cantieri di mitigazione idraulica avrebbero subito una definitiva e pericolosa battuta d'arresto.

Per evitare l'ennesima opera incompiuta dal punto di vista ambientale, la Giunta regionale toscana è intervenuta deliberando uno stanziamento straordinario di 1.750.000 euro a favore della Città Metropolitana di Firenze. Il finanziamento, articolato in 300.000 euro per il 2026 e 1.450.000 euro per il 2027, garantisce la continuità dei cantieri e fissa la conclusione definitiva di tutte le opere idrauliche entro la fine del 2027.

«Garantire la sicurezza e la resilienza dei territori è prioritario. Con questo stanziamento di 1.750.000 euro porteremo a termine le opere di mitigazione del rischio idraulico nel tratto Empoli-Castelfiorentino, facendo in modo che siano completate e scongiurando il rischio di doverne interrompere la realizzazione, emerso nell’ambito del Collegio di vigilanza sull’infrastruttura che si è tenuto lo scorso 2 settembre. La vicenda della SR429 è lunga e complessa, ma si tratta di un’infrastruttura essenziale per la Valdelsa e per la Regione è prioritario coniugare il diritto alla mobilità e lo sviluppo economico del territorio con la tutela dell'ambiente e l'incolumità dei cittadini» dichiarano Eugenio Giani (Presidente della Regione Toscana) e Filippo Boni (Assessore regionale alle infrastrutture).

L'analisi di queste tre esperienze offerte dal panorama toscano traccia una traiettoria nitida sul futuro della governance idrica. Difendersi dal cambiamento climatico non significa semplicemente rincorrere l'ultima gelata o l'ultima bomba d'acqua con provvedimenti di somma urgenza; significa costruire una strategia organica in cui strumenti di programmazione generale come il Masterplan dell'acqua, la cura del patrimonio idraulico storico attraverso i Contratti di Fiume e la determinazione nel portare a termine le opere di mitigazione infrastrutturale agiscano in modo sinergico.

La certezza dei finanziamenti, la solidità scientifica dei quadri conoscitivi e la cooperazione tra enti locali, consorzi di bonifica, mondo accademico e cittadinanza rappresentano le precondizioni indispensabili per garantire la sicurezza del suolo e la disponibilità della risorsa. Di fronte all'accelerazione dei fenomeni climatici estremi, la lezione che emerge è chiara: la prevenzione idraulica non può più essere considerata un costo eccezionale o rinviabile, ma deve diventare il più solido, strategico e indifferibile degli investimenti per il futuro delle nostre comunità.

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