Domenica 30 novembre, in occasione della Giornata della Toscana che celebra l'abolizione della pena di morte e della tortura da parte del Granduca Pietro Leopoldo nel 1786 (il primo Stato al mondo a farlo), una delegazione di Più Europa entrerà nel carcere di Sollicciano.
La visita ha lo scopo di richiamare l’attenzione pubblica e istituzionale sullo stato della struttura e le condizioni dei detenuti e degli agenti penitenziari. L'alto tasso di suicidi, autolesionismo e fatiscenza restituiscono un quadro drammaticamente lontano dai principi di civiltà e rieducazione sanciti dalla Costituzione e dall'illuminato editto leopoldino.
Al termine dell'ispezione - alle ore 12:00 - il gruppo terrà una breve conferenza stampa all'esterno del carcere per illustrare i risultati della visita. Questo incontro sarà l'occasione per condividere un quadro aggiornato della situazione e per rilanciare la discussione circa una riforma strutturale del sistema penitenziario italiano in linea con i principi costituzionali di rieducazione e dignità della persona.
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“Purtroppo non manca solo l’acqua calda a Sollicciano. Per i detenuti le condizioni di vita continuano a essere lontane dalla dignità, i percorsi di salute mentale sono frammentati, il reinserimento sociale è quasi inesistente e le manutenzioni strutturali del penitenziario sono portate avanti con ritardi gravi e incomprensibili. Per questo chiediamo alla nuova giunta regionale di mettere il carcere tra le priorità” a dirlo è l’associazione Pantagruel, da anni impegnata nel sostegno ai detenuti della casa circondariale fiorentina, in particolare nei percorsi di accompagnamento sociale, sanitario e formativo, dopo le ultime notizie che arrivano da Sollicciano.
“Ci sono detenuti uomini che tra poche settimane usciranno dal carcere senza sapere dove andare: non hanno una casa, non sanno come recuperare i documenti, non sanno dove mangiare o lavarsi. Hanno paura di tornare in strada, di ricadere nelle dipendenze o nella piccola criminalità. Temono di essere nuovamente inghiottiti dall’invisibilità”, raccontano i volontari di Pantagruel.
“E ci sono detenute donne che si domandano perché non abbiano avuto reali opportunità di studio o formazione dentro il carcere – spiegano dall’associazione – si chiedono chi potrà sostenerle nella ricerca di un lavoro e di una sistemazione dignitosa una volta fuori”.
“E infine c’è la tragica quotidianità del carcere – aggiungono da Pantagruel – fatta di riscaldamenti che non funzionano, di infestazioni mai risolte e della sensazione diffusa, tra agenti e persone detenute, che il degrado sia diventato una forma di normalità”.
“L’appello che rivolgiamo al presidente Giani e alla nuova giunta toscana – conclude Stefano Cecconi, vicepresidente dell’associazione – è semplice: chi vive e lavora a Sollicciano non può più restare invisibile”.