Il programma Farwest andato in onda su Raitre il 28 novembre 2025, reperibile su RaiPlay, è stato dedicato al cubo nero di Corso Italia, insomma la vendita dell’ex teatro comunale e la costruzione di un nuovo complesso immobiliare impattante sullo “skyline” del centro. La questione dell’impatto visivo, del colore, autorizzato dalle autorità competenti, appare però come la meno rilevante dal punto di vista delle responsabilità, anche se, come nota il servizio tv di Manuela Iatì, l’ufficio dell’Assessorato comunale alla cultura, che si occupa della tutela del centro storico dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, affaccia proprio sul nuovo complesso.
Il primo aspetto che il servizio della Raitv ha messo in evidenza sta proprio all’inizio del processo. La giunta di Matteo Renzi tenta per ben tre volte di vendere all’asta l’ex teatro, ribassando ogni volta la base d’asta. Si palesa anche la partecipazione di Tiziano Renzi nella cordata che tenta l’acquisizione. Solo quando viene mutata la destinazione d’uso dell’area, da culturale a residenziale, entra in gioco la Cassa Depositi e Prestiti che se lo aggiudica per una cifra inferiore a quella che era stata proposta infine a base d’asta. Qui sta la stranezza: se la destinazione d’uso è tale da consentire la valorizzazione dell’area, e per questo è stata variata, perché il prezzo di vendita risulta inferiore?
Infine, il programma di Raitre da voce a una “gola profonda”, un sedicente funzionario comunale che indica nell'ex sindaco Nardella l’autorità che trattava direttamente con la nuova proprietà sugli ulteriori dettagli della realizzazione del complesso. Chiamato in causa, Nardella appare più che infastidito. Così come infastidita appare la sindaca Funaro a cui viene chiesto conto della deroga al blocco degli affitti turistici concessa dalla sua giunta all’impresa.
Approfondimenti
"Un vero e proprio doppio standard, inaccettabile per una pubblica amministrazione che dovrebbe essere terza e soprattutto in grado di bilanciare gli interessi: lotta senza quartiere agli affitti brevi, totale assenza per cinque anni sulla trasformazione, decisamente impattante, dell'ex teatro comunale – finita anche sulle tv nazionali –, con uno stucchevole rimpallo di responsabilità tra Comune e Soprintendenza, dove è quest’ultima che giustamente striglia tutti richiamando precisi riferimenti di legge.
Una Giunta bifronte, feroce con i piccoli e prona agli interessi dei grandi, che si trincera dietro il mutismo sulla vicenda, salvo balbettare qualcosa e assicurare "approfondimenti", che semmai avrebbero dovuto essere svolti nei cinque anni precedenti. Resta un pesante cono d'ombra sulla vicenda: quale titolo autorizza l'attività alberghiera nel cubo nero? Quale attività è legittimamente esercitabile negli immobili di Savills senza aver chiarito tutti i dubbi sul rispetto delle condizioni previste dall’autorizzazione paesaggistica? Soprattutto, cosa intende fare la giunta Funaro per potenziare la vigilanza sulle trasformazioni visto che la città sembra essere come una nave in grande tempesta senza nocchiero?" Così Massimo Sabatini (Lista Schmidt).
“A Firenze la costruzione di strutture ricettive di fascia altissima e residenze extralusso ha ormai superato di gran lunga le esigenze reali della città” A dirlo è Simone Staccioli, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze e coordinatore della Commissione Urbanistica ed Edilizia.
“Negli ultimi 15 anni diversi edifici dismessi sono stati recuperati e questo rappresenta in sé un fatto positivo dal punto di vista tecnico e architettonico. Molti immobili erano in condizioni critiche e oggi tornano a vivere - spiega Staccioli- Ma l’occasione di una rinascita realmente orientata alla comunità è stata spesso sacrificata a favore di un modello quasi esclusivamente turistico”.
"Firenze ha infatti assistito a un aumento costante di hotel a cinque stelle e altre strutture ricettive di alta gamma: è un processo che rischia di snaturare il centro storico e di impoverirlo di funzioni essenziali per chi la città vive ogni giorno. Le conseguenze - prosegue il consigliere dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze -sono evidenti: investimenti e interventi qualificati da un lato, ma un progressivo svuotamento del centro storico dall’altro, con residenti spinti verso l’esterno dalla mancanza di servizi e da prezzi ormai insostenibili. Il rischio è che Firenze diventi una vetrina splendida ma poco vissuta, una città che smette di essere città”.
“In questo scenario, crediamo che situazioni come il recupero dell’ex Caserma Lupi di Toscana possano davvero dare il via ad un processo di rigenerazione diffusa. Se orientato a restituire servizi, spazi pubblici e funzioni utili ai quartieri – conclude Staccioli – questo progetto può diventare un esempio concreto di rigenerazione urbana davvero rivolta ai cittadini, oltre la logica delle operazioni rivolte soltanto al turismo di lusso”.