Alluvione: dall'emergenza del '66 le basi della Protezione civile

La forza dei numeri e delle persone: l'esercito degli Angeli del Fango

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
04 novembre 2026 23:55
Alluvione: dall'emergenza del '66 le basi della Protezione civile
Fotografie di Ezio Cairoli

Le grandi catastrofi hanno il potere di mostrare la fragilità umana, ma talvolta sanno rivelarne la grandezza più autentica. Quando all'alba del 4 novembre 1966 il fiume Arno travolse Firenze, sommergendo strade, abitazioni e tesori inestimabili, pochi potevano immaginare che quella tragedia si sarebbe trasformata in una delle più imponenti storie di solidarietà del Novecento.

In occasione del 60° anniversario dell'evento (1966-2026), le commemorazioni ufficiali e le mostre documentarie testimoniano come la memoria non sia un semplice esercizio di dolore. Essa si configura piuttosto come una lezione viva, capace di parlare al presente e infondere speranza di fronte alle sfide ambientali del nostro tempo.

Tra le iniziative più originali nate per il sessantesimo anniversario spicca il progetto scaturito dalla collaborazione tra la Città Metropolitana di Firenze e il Liceo Artistico "Alberti Dante". La sede della scuola si trova in Piazza Santa Croce, uno dei punti nevralgici in cui la furia delle acque raggiunse la quota drammatica di 5 metri.

Approfondimenti

Gli studenti dell'istituto, guidati dai loro docenti, hanno esplorato gli scantinati dell'edificio ritrovando e campionando il fango originale rimasto depositato dal 1966. Da questo sedimento storico è stato estratto un pigmento artistico unico, denominato ufficialmente "Terra d'Arno 1966".

Questo speciale "pantone" della memoria è stato poi impiegato dai ragazzi per rifinire a pennello una serie di stampe create con la tecnica della "ceramolle", raffiguranti i monumenti e le vedute iconiche della città.

L'operazione racchiude un profondo valore simbolico, capace di intrecciare memoria storica, creatività giovanile e cultura della Protezione Civile. La materia che un tempo portò devastazione viene così riconvertita in espressione d'arte e in un veicolo tangibile di sensibilizzazione alla resilienza territoriale.

"Abbiamo ritrovato e campionato i fanghi del 1966 negli scantinati del Liceo Alberti Dante e li abbiamo trasformati in un 'pantone': un volano per unire memoria, arte e protezione civile, con il coinvolgimento delle scuole" dichiara Massimo Fratini, Consigliere della Città Metropolitana di Firenze.

Le lettere e i telegrammi conservati a Palazzo Vecchio dimostrano come la notizia dell'alluvione abbia mosso le coscienze a ogni latitudine. Accanto ai grandi interventi di soccorso internazionale, emergono microstorie toccanti di straordinaria umanità:

  • Il dolore condiviso di Aberfan (Galles): Il 21 ottobre 1966, appena due settimane prima del disastro fiorentino, il villaggio gallese fu devastato da una frana che provocò 144 vittime, tra cui 116 bambini. Nonostante il tragico lutto, le famiglie locali trovarono la forza di raccogliere coperte, vestiti e giocattoli da spedire ai bimbi di Firenze.
  • I 22 alunni di Higashikawa (Giappone): Nella remota isola di Hokkaido, 22 piccoli studenti di una scuola elementare si dedicarono alla raccolta e alla vendita di vecchie bottiglie.

    Riuscirono a raccogliere 12.000 yen, inviandoli a Firenze insieme a lettere personali cariche di speranza per i loro coetanei.

  • Generosità senza confini geopolitici: La Somalia inviò una nave carica di banane per sostenere la popolazione alluvionata, mentre il Senegal del presidente Léopold Sédar Senghor offrì un contributo economico nonostante il Paese fosse provato dalla siccità. Dalla Francia, quattro giovanissime studentesse di Ablon inviarono i fondi di una colletta per avviare una corrispondenza con i ragazzi italiani.

In piena Guerra Fredda, l'empatia verso la sofferenza e la tutela dell'arte superarono qualsiasi barriera ideologica. Significative in questo senso furono le parole del Segretario Generale dell'ONU U Thant ("Firenze è ben più di una raccolta di gioielli artistici. Essa ha veduto la storia forgiarsi entro i suoi confini...") e l'accorato appello del leader buddista Võ Văn Ái dal Vietnam in guerra: "O Firenze, vorrei abbracciarti perché l'Occidente e l'Oriente siano una cosa sola".

"Da ogni paese da ogni nazione ci sono giunti aiuti e soccorsi, e ancora ne giungeranno da paesi e popoli sempre più lontani. Ho passato l'ultima notte dell'anno con 500 giovani di ogni razza lingua e religione, venuti a ripulire la nostra città come fosse stata la loro casa" affermò Piero Bargellini, Sindaco di Firenze nel 1966.

L'alluvione del 1966 rappresentò uno spartiacque fondamentale per l'ingegneria idraulica e l'organizzazione dei soccorsi nel nostro Paese. Dalla gestione del disastro prese forma il Piano Supino De Marchi, lo studio di riferimento che ha impostato la successiva pianificazione dell'Autorità di Bacino dell'Arno (oggi Autorità Distrettuale Appennino Settentrionale).

Un momento cardine si registrò nel 1986 con l'emanazione del "Piano di Protezione Civile della Città di Firenze - Esondazione del Fiume Arno". Questa direttiva aprì la strada alla moderna gestione delle emergenze, integrando i dati della ricerca scientifica con una risposta coordinata tra gli enti locali.

Attualmente, i sistemi metropolitani di prevenzione eseguono il monitoraggio costante di tutti i principali corsi d'acqua del bacino: Arno, Greve, Vingone, Mensola, Mugnone, Bisenzio e Ombrone.

La drammatica piena del '66 ha insegnato che la realizzazione di opere strutturali deve sempre affiancarsi alla gestione del "rischio residuo" e alla diffusione della consapevolezza civica. Si tratta di principi essenziali nell'era del cambiamento climatico, segnata dall'aumento di eventi meteo estremi.

Se l'evoluzione della Protezione Civile ha permesso di mettere in sicurezza il territorio, la ferita impartita al patrimonio artistico richiese una complessa opera di ricostruzione culturale. L'acqua travolse luoghi simbolo della memoria cittadina, imponendo una profonda riflessione sulla conservazione dei beni storici.

Tra le perdite più dolorose figurò lo smantellamento definitivo del Museo Mediceo a Palazzo Medici Riccardi. Fondata alla fine degli anni Venti per celebrare la dinastia fiorentina, la struttura subì danni talmente devastanti da non poter più riaprire nella sua veste originale, un tema approfondito nella tavola rotonda commemorativa "Il Museo Mediceo: l'alluvione come spartiacque" con Cristina Acidini, Samuele Lastrucci ed Enrico Sartoni, moderata da Valentina Zucchi in collaborazione con l'Accademia delle Arti del Disegno e il Museo dei Medici.

Accanto al ricordo delle opere perdute, la memoria vive attraverso il talento delle nuove generazioni. Pressol'ingresso del Mandela Forum, proprio davanti alla riproduzione della cella di Nelson Mandela e prima del concerto di Marco Masini, l'orchestra giovanile "Crescendo Musica Toscana" ha eseguito il "Breve Requiem" di Alberto Solari, sotto la direzione artistica di Luca Marino.

Questo passaggio di testimone dimostra la capacità della cultura di rigenerarsi, affiancando alla tutela materiale una trasmissione immateriale dei valori. Un percorso testimoniato anche dal panorama editoriale con la pubblicazione del libro Angeli del fango (Margherita edizioni), illustrato dal maestro Roberto Innocenti su testo della scrittrice Beth Kephart.

I verbali storici restituiscono la portata immensa della tragedia: si contarono 35 vittime complessive (17 a Firenze e 18 nei comuni limitrofi), 18 mila abitazioni alluvionate, 4 mila famiglie rimaste senza tetto, 1,3 milioni di volumi sommersi alla Biblioteca Nazionale e oltre 1.500 opere d'arte danneggiate.

La risposta del volontariato internazionale fu imponente, con aiuti giunti da ben 81 Nazioni. Il solo centro operativo cittadino di via Ghibellina vide il coordinamento di circa 800 giovani volontari in un mese, per un totale di 3.600 giornate lavorative spese a spalare fango e trarre in salvo capolavori.

La memoria di quell'impegno è stata celebrata al Mercato Centrale con il raduno di 300 angeli del fango (civili e in divisa), promosso dall'Associazione Stampa Toscana guidata da Sandro Bennucci e dalla Fondazione Earth Water Agenda con Erasmo D'Angelis. L'incontro ha ricordato il contributo fondamentale dei cronisti dell'epoca — tra cui Marcello Giannini di Rai Firenze, Dante Nocentini dell'ANSA ed Enrico Mattei de La Nazione, assieme alla testimonianza di Bruno Vespa — nel far conoscere al mondo l'urgenza dei soccorsi.

Tra i tantissimi messaggi istituzionali di conforto arrivati a Palazzo Vecchio, uno dei più commoventi fu inviato da Jacqueline Kennedy al sindaco Bargellini, a testimonianza dell'amore universale che lega la comunità internazionale alla città: "È davvero incredibile la rinascita che la Sua città ha saputo compiere. Ispirati dal coraggio dei suoi abitanti, so che tutti continueranno a offrire il proprio sostegno, ogni volta e per tutto il tempo in cui ce ne sarà bisogno, perché il mondo intero sarà per sempre in debito verso Firenze".

Ripercorrere le vicende dell'alluvione del 1966 significa riscoprire il significato autentico della formula "Firenze per il mondo, il mondo per Firenze". La città ferita si scoprì allora patrimonio di tutti, capace di unire nazioni e culture in un solo abbraccio solidale.

Fotografie di Ezio Cairoli

Come sottolineato dalla sindaca Sara Funaro e ricordato da iniziative come i Dialoghi Mediterranei per il clima, la memoria della propria vulnerabilità deve trasformarsi in una responsabilità attiva verso le nuove generazioni e la tutela del pianeta.

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