Una città in Affitto, breve: Firenze su Report, i conti in tasca agli host

Dell'argomento si parla da mesi, ce ne siamo occupati anche assieme a Radio Fiesole. Report ha riacceso i riflettori


Su Rai Tre è andato in scena il mondo reale in una puntata intitolata AAA Affittasi Italia che ha aperto letteralmente una finestra su Firenze. Il Video è visibile online
Il primo cittadino del capoluogo toscano, intervistato da Report ammette "Non ho poteri per intervenire. Posso intervenire sull'apertura di Alberghi e Bed and Breakfast, ma non sulle case private..".
Il fenomeno Airbnb si ripresenta per l'ennesima volta sotto forma di inchiesta televisiva.
A Nove da Firenze più volte abbiamo affrontato l'argomento, lo abbiamo fatto assieme ai colleghi di Radio Fiesole e coinvolgendo gli esperti del settore oltre che gli addetti ai lavori come Laura Grandi segretaria del Sunia Firenze e Matteo Stiffanelli Ceo di Airbnb Italia.

Un tempo è stata "Camera con vista", oggi Firenze è camera con Host, ma chi è l'host? Dovrebbe essere il proprietario di casa che abita l'appartamento e ne condivide una parte con l'ospite. Si chiama sharing economy, ma i conti sembrano parlare un'altra lingua, anzi, la parlerebbero proprio visto che il pagamento del soggiorno passa per l'Irlanda e l'Inghilterra prima di arrivare a Firenze.
Spesso chi prenota sul web pensa di affidarsi alle premurose cure di un volto ed un nome, la trasmissione di Rai Tre mostra invece come all'arrivo ci siano delegati di agenzie ad effettuare il check in.   Forse non hanno voluto approfondire il sistema, altrimenti avrebbero scoperto che siamo già ad una fase successiva con un servizio conto terzi che elimina la presenza fisica rimettendo tutto ad una Applicazione per smartphone: combinazioni numeriche, chiavi digitali e cassette di sicurezza.

 Spiega Sigfrido Ranucci "Airbnb gestisce nel mondo 4,8 milioni di annunci. In Italia, nel 2017 ha dato ospitalità a 7,8 milioni di turisti. Parola d’ordine: condivisione. Non solo di una camera da letto, ma di un’esperienza reale, tra la gente che vive davvero il luogo che visitiamo. Ma è così? Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano. E che nei centri storici il fenomeno degli affitti a breve termine sta producendo un esodo degli abitanti. In Europa sono corsi ai ripari, limitando la possibilità di affittare le case ai turisti. Negli Stati Uniti, a San Francisco dove Airbnb è nata, il Comune è riuscito a farsi consegnare dalla piattaforma web i dati degli host, per poter governare il fenomeno e colpire l’evasione fiscale. E in Italia? Una legge ci sarebbe, ma Airbnb ha fatto ricorso e ha deciso di non applicarla. Anche per evitare che il fisco bussi alla porta della multinazionale californiana, che scherma i suoi profitti nei paradisi fiscali".

La partita si giocherebbe dunque sui dati. La Guardia di Finanza potrebbe utilizzare quei dati per effettuare verifiche, questo emerge dall'intervista dell'inviato, così come emerge il tentativo di alcuni comuni di arginare il fenomeno sottoponendolo a registrazioni ed al rilascio di autorizzazioni, calmierando in alcuni casi il numero di appartamenti affittabili ai turisti.
C'è chi non nasconde l'uso di squadre di agenti in incognito con l'obiettivo di cogliere in fallo gli host irregolari.

Secondo il confronto effettuato ci sarebbe un gap tra i dati ufficiali degli host detenuti dalle amministrazioni e l'effettivo numero di appartamenti affittabili in una determinata località. Firenze ha visto aumentare gli alloggi sul mercato degli affitti turistici a breve termine, un fenomeno che inevitabilmente si ripercuote sul tessuto sociale urbano. 
Il centro urbano si spopola di residenti, meglio mettere la vecchia (e caratteristica) casa a reddito ed affittare un appartamento in periferia, oppure vendere a chi si immetterà nel circuito fino a raggiungere una quantità di appartamenti che garantisca un buon rapporto tra spese e rendita.
Sul mercato del mattone il fenomeno è ravvisabile negli investitori a caccia di piccoli appartamenti totalmente da ristrutturare o di soluzioni ibride, con accatastamenti misti, che con piccole modifiche possono offrire quella camera in più, con bagno.
 
 Facendo ancor più i conti in tasca agli host, a tutti gli host, non solo ai detentori di interi edifici, i piccoli proprietari che si inseriscono timidamente nel mercato della sedicente sharing economy, si ritrovano a fare piccoli margini di guadagno, tolte le spese. In questo caso il sistema funziona, anche se viene meno la condivisione dell'appartamento che in Italia sembra proprio sfuggire o non essere nelle corde di chi affitta. Si fatica, si fa qualche sacrificio, ci si arrangia. Funzionerebbe così.

 Il nuovo governo riuscirà ad intervenire sul settore, liberando le mani alle amministrazioni locali? Cosa ne penserà Airbnb una multinazionale nata dalla cessione di un sacco a pelo ed oggi con l'obiettivo della quotazione in borsa?

E se non si chiamasse Airbnb, se fosse il libero arbitrio di chi mette in affitto la propria unità immobiliare attraverso i canali liberi del marketing online ad un flusso turistico diventato ingestibile? Pensiamoci prima di individuare il colpevole e perdere di vista il problema.

Antonio Lenoci