«Quanto accaduto sotto il Ponte all’Indiano non può essere liquidato come un semplice intervento di pulizia». La consigliera Cecilia Del Re (Firenze Democratica) interviene dopo lo sgombero avvenuto nei giorni scorsi, come comunicato anche da Sindaca e Giunta, chiedendo chiarimenti in aula con una domanda di attualità che però non ha trovato spazio per motivi di tempo, e quindi è stata trasformata in interrogazione scritta.
“Dalle segnalazioni di residenti e realtà del terzo settore emerge che tra le persone allontanate vi fossero soggetti fragili, tra cui almeno una persona con regolare permesso di soggiorno e in una situazione di fragilità, oltre ad alcune donne. Dalle loro testimonianze e anche da alcuni video che ci sono stati mostrati, abbiamo avuto notizia di come molte di queste persone si siano ritrovate senza documenti ed effetti personali, gettati via durante il blitz. Una situazione simile a quella già vista nel sottopasso delle Cure, quando oltre ai libri della persona senza fissa dimora furono gettati via anche i suoi effetti personali”.
Firenze Democratica nella sua domanda di attualità ha chiesto quindi all’Amministrazione:
Approfondimenti
– perché siano stati buttati documenti e beni personali durante l’operazione;– quali garanzie siano state adottate per evitare che le persone sgomberate rimanessero in condizioni di pericolo;– quali azioni di presa in carico siano state attivate per le persone in situazione di marginalità.
“Il ripristino della legalità non può mai avvenire a scapito del rispetto della persona. E ci sorprende che anche nel video della sindaca non una parola sia stata dedicata alle persone in situazione di marginalità che si trovavano lì. Attenderemo risposte alle nostre domande per sollecitare attenzione su un tema di sicurezza sociale, che in ogni sgombero o blitz ritorna”.
"Il 21 maggio scorso, con la Sindaca presente e le telecamere accese, mentre c’erano personale della Direzione Ambiente, la Polizia Municipale e figure professionali dei Servizi sociali, sono state demolite le strutture precarie nell'area di Ponte all'Indiano, con la rimozione delle masserizie delle persone che vi abitavano. L'operazione è stata presentata come una fase del progetto Parco Florentia, il parco urbano finanziato con fondi europei che la Giunta sta realizzando sulla riva sinistra dell'Arno -dichiarano Dmitrij Palagi e Giulia Marmo di Sinistra Progetto Comune- Quello che non è stato detto è che quella stessa area era già stata interessata da un intervento analogo il 3 maggio, senza la presenza della Sindaca, senza le telecamere e senza alcuna comunicazione pubblica.
Due fasi dello stesso intervento, trattate in modo asimmetrico. Il confronto non è un dettaglio: dice qualcosa su come questa Amministrazione gestisce la narrazione intorno agli sgomberi.
Gli atti pubblici chiariscono che l'operazione era pianificata da tempo. L'accordo quadro per il procedimento in danno sulle aree private era stato formalizzato a dicembre 2024: il contratto attuativo per le aree di Isolotto e Argingrosso era stato stipulato a marzo 2025. Le modalità operative di Alia Plures per quell'area erano state definite il 28 aprile 2026 — tre settimane prima della demolizione: un’operazione condotta con piena cognizione di causa e ampio preavviso istituzionale.
Quello che non troviamo nella documentazione pubblica è il piano sociale. Nell'area erano presenti cinque persone, tra cui una coppia di anziani: non risulta un censimento preventivo delle presenze umane. Non risulta, nei documenti del programma europeo PN Metro PLUS 2021–2027 che finanzia questa fase del Parco Florentia, una componente esplicita di intervento sociale per chi abitava nell'area. I Servizi sociali — citati dall'Assessore nell'annuncio di gennaio come parte della squadra che «sta lavorando, ognuno per quanto di competenza» — sono stati attivati il giorno stesso della demolizione, non prima.
Non è la prima volta: il campo di Poderaccio, chiuso nel 2020 nell'ambito della prima fase dello stesso progetto, ospitava fino a 470 persone. Anche allora le critiche riguardarono l'assenza di soluzioni alternative adeguate: la pratica di separare la riqualificazione ambientale dalla tutela delle persone presenti sembra essere strutturale, non episodica.
Con un'interrogazione urgente depositata oggi in Consiglio Comunale chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di rispondere: se sia stato svolto un censimento preventivo delle presenze; se esista un piano sociale nell'ambito del finanziamento europeo; dove sia andata la coppia di anziani; se i Servizi sociali siano stati attivati prima o dopo la demolizione; perché le due fasi operative siano state trattate in modo così diverso sul piano comunicativo; e se vi siano ulteriori aree abitate che saranno interessate dagli interventi successivi del Parco Florentia.
I fondi europei per la riqualificazione urbana non sono fondi per pulire le città dalle persone più fragili. O almeno, non dovrebbero esserlo".