Rubrica — Agroalimentare

Nuove etichette, la Toscana del grano festeggia

Un intervento che mette fine all'inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali


Entra in vigore domani mercoledì 14 febbraio 2018 il decreto sull’indicazione in etichetta dell’origine obbligatoria del grano utilizzato per la produzione della pasta essendo trascorsi 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta. Un successo targato Coldiretti che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero.

Per quasi 6 italiani su 10 (58%) la pasta è il vero simbolo del Made in Italy nel mondo, seguita dall’olio extravergine d’oliva (19%) e dal vino (18%). La passione degli Italiani per la pasta è confermata – spiega Coldiretti – dal fatto che sono i maggiori consumatori con 23,5 a testa davanti a Tunisia (16 kg), Venezuela (12 kg), Grecia (11,2 kg), Svizzera (9,2), Usa e Argentina (8,8 kg), tallonati da Iran e Cile (8,5 kg) e Russia (7,8 kg). Non è un caso – precisa la Coldiretti - che l’80% degli italiani mangia pasta o pane almeno una volta al girono.

Secondo quanto previsto dal decreto, le confezioni di pasta secca prodotte in Italia – spiega la Coldiretti - dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

“Una novità che è il risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere il Granaio Italia contro l’invasione di prodotto straniero, spesso di bassa qualità e trattato con sostanze vietate nel nostro Paese – dice Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana - e le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione, con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati situati spesso in aree marginali”.

Nel 2017 la superficie investita a grano in Toscana è scesa a 80.000 ettari dei quali 57.000 a grano duro e 23.000 a tenero. Sono circa 7.500 le imprese agricole interessate. Quest’anno la produzione è crollata del 40% fermandosi a 2,2 milioni di quintali di grano e le semine hanno segnato un calo del 26%. Con costi colturali intorno ai 700 euro ad ettaro (lavorazioni, sementi, diserbanti, concimi, trebbbiatura) il punto di pareggio si stima intorno ai 280 euro a tonnellata ancora lontano dai 240 euro a tonnellata registrati lo scorso anno.

“L’intera filiera infatti – aggiunge Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – sta affrontando i pesanti effetti della delocalizzazione che dopo aver colpito la coltivazione del grano sta adesso interessando la trasformazione industriale con pesanti conseguenze economiche ed occupazionali. L’etichetta di origine può quindi rappresentare – conclude De Concilio - una svolta per invertire la tendenza e valorizzare il Made in Italy dai campi alla trasformazione industriale”.

Per festeggiare l’arrivo della pasta con l’etichetta di origine del grano Coldiretti ha organizzato per sabato 17 febbraio 2018 diverse iniziative in tutta la Toscana, in particolare a Firenze l’appuntamento è al Mercato settimanale di Campagna Amica delle Cascine nel Piazzale del Re alle 11.00 per una “ImPASTATAday” con laboratori per bambini e pastasciutta per tutti.

Redazione Nove da Firenze