Mugnone: torrente artificializzato e moribondo

Con spesa pubblica saltata, tempi di cantiere aleatori e stili di lavoro poco proponibili

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
06 settembre 2011 14:43
Mugnone: torrente artificializzato e moribondo

Passeggiare lungo il Mugnone di fronte allo scientifico “Leonardo da Vinci” in una mattina di fine estate 2011. Sopra, accanto a viale Redi, pista ciclabile nuova di zecca. Sotto, un nastro giallastro rettilineo di acqua stagnante, poggiato sul fondo di un parallelepipedo. Un Mugnone sempre più canalone. All’americana. Sopra l’acqua - ferma e invisibile se ce n’è – uno strato di alghe. Sul lato liceo, parapetto continuo e zero alberi, tranne un ultimo, solitario, sopravvissuto a un intero filare abbattuto per far posto al cantiere e alle sue barriere, lungo le quali si è camminato in Via Buonsignori per mesi e mesi - abitanti e studenti - a proprio rischio e pericolo. Iniziata a metà marzo 2008, la “messa in sicurezza del torrente Mugnone”, però, non è ancora ultimata.

Doveva durare 960 giorni, e costare 44,5 milioni di euro. 960 giorni scadevano il 2 novembre 2010: ma i lavori non sono finiti. I soldi sì. E oggi servono altri 16,1 milioni di euro, a quanto si legge nell’accordo (balneare) per la TAV del 3 agosto scorso. I fondi sono stati reperiti, sembra, in una partita che vede però soppressi altri interventi già annunciati e sottoscritti per ‘compensare’ i danni e i disagi del sottoattraversamento TAV, una ‘modernizzazione’ a beneficio di pochi-pochissimi.

Con l’accordo del 3 agosto, un tratto di penna appare esser passato sulle fermate di un servizio ferroviario metropolitano che – si era detto - sarebbe andato invece a beneficio di tutti... Cancellato – se leggiamo bene - il completamento della fermata metropolitana di Via Perfetti Ricasoli. Cancellata la seconda fase della fermata metropolitana delle Cure. Cancellata la fermata di Via Circondaria. Cancellate le fermate metropolitane di Peretola Aeroporto e di San Salvi. Sul cantiere-Mugnone si lavora ancora, dunque, dietro i teli strappati.

E si lavora così, come queste immagini documentano senza dispositivi di protezione per l’ambiente né per gli stessi lavoratori. Con bilici che, posizionatisi necessariamente di traverso su Via Mariti, entrano a retromarcia in quello che scuole, educatori, bambini e cittadini alleati avevano progettato venti anni fa come un “triangolo verde”, un giardino da autogestire. Approvato nel Piano regolatore, è diventato invece un po’ cantiere, un po’ parcheggio, un po’ chiosco-bar, un po’ dormitorio per le maestranze della tramvia, un po’ – quello che avanza - verde spelacchiato e degradato di risulta.

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