Dragon Boat: nasce il primo equipaggio fiorentino in rosa grazie a LILT Firenze e Canottieri Comunali

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 maggio 2006 13:57
Dragon Boat: nasce il primo equipaggio fiorentino in rosa grazie a LILT Firenze e Canottieri Comunali

Firenze – La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – Sezione di Firenze e la Canottieri Comunali collaborano ad un obiettivo comune: aiutare le donne colpite da tumore al seno a ritrovare un pieno equilibrio psico-fisico con il “Dragon Boat”, una disciplina sportiva diffusa in tutto il mondo che prevede gare su imbarcazioni con la testa e la coda a forma di dragone.
E’ nato così l’equipaggio delle “Florence Dragon Lady”, composto da oltre venti donne fiorentine operate per cancro al seno (la più giovane ha 46 anni e la più anziana 74) che sono scese in Arno per diffondere un messaggio di speranza.


L’iniziativa è stata presentata oggi alla Canottieri Comunali in una bellissima giornata di sole che ha permesso anche una prova in barca. Alla conferenza stampa hanno partecipato: Alexander Peirano, Vice Presidente LILT, Riccardo Poli, Coordinatore Sanitario LILT, Alessandro Piccardi, Dirigente Sportivo della Canottieri Comunali, Lavinia Balato Orsatti, Consigliere Comunale, Alessandro Martini, Assessore Provinciale, Paolo Ignesti, Presidente Provinciale CONI, Claudio Schermi, Presidente Federazione Italiana Dragon Boat e Andrea Ceccarelli, Presidente Quartiere 3.
Dopo aver conosciuto, durante l’ultima edizione della manifestazione benefica “Corri la Vita”, il primo equipaggio italiano in rosa di Dragon Boat, quello delle Pink Butterfly di Roma, e contagiate dall’entusiasmo delle amiche romane, molte donne hanno aderito alla proposta della LILT e della Canottieri Comunali.

E’ stata quindi messa loro a disposizione una barca e la competenza di chi ama questo sport da tempo e l’avventura è iniziata.
Hanno debuttato in Arno il 14 febbraio, giorno di San Valentino festa degli innamorati, e l’amore per questa disciplina è scoppiato davvero.
Da allora, ogni giovedì pomeriggio le Florence Dragon Lady si ritrovano per scendere in Arno, con le persone che si affacciano ai ponti a guardare giù, incuriosite da questo gruppo così particolare.
Un successo.

Una bellissima esperienza all’insegna del divertimento, dell’attività all’aria aperta e del lavoro di squadra. Sì, perché il motto del Dragon Boat è “l’unione fa la forza”. E’ importante che la squadra sia compatta e che tutti remino insieme a tempo. Lavorare in equipaggio e condividere le fatiche per raggiungere lo stesso scopo, alimenta lo spirito di gruppo, senza competizione, ma come occasione per stare insieme.
Il Dragon Boat, con il suo ritmo cadenzato, consente una vera e propria ginnastica in un ambiente ideale, all’aria aperta, in compagnia di altre donne che divengono loro stesse “medicamenti” l’una dell’altra.

Gli specialisti ricordano che fare sport è utilissimo per restituire vigore e fiducia alle donne che hanno avuto un’operazione al seno. Tutte coloro che fanno parte dell’equipaggio si sono inoltre consigliate con il proprio medico curante e sono state sottoposte a una visita.
Molte delle partecipanti al gruppo fiorentino, fanno parte del Servizio Donna Come Prima della LILT per le donne operate al seno (che ha sede presso il CERION - Centro di Riabilitazione Oncologica Firenze) e dedicano la loro disponibilità di tempo al volontariato, altre sono amiche che sono state coinvolte in questa avventura.

Le “Florence Dragon Lady” hanno già fatto una “trasferta” dalle amiche romane. E’ stato poi realizzato il logo ufficiale della squadra e le magliette. Insomma, l’entusiasmo è tanto e le premesse fanno ben sperare che queste donne fiorentine arrivino davvero lontano, una accanto all’altra, con le pagaie bene strette in pugno e tutte accomunate da una grande volontà: far capire che dalla malattia si può uscire e testimoniare la grande voglia di vivere che, dopo una diagnosi del genere, ti rimane addosso, spesso più di prima.

CHE COS’E’ IL DRAGON BOAT
Il Dragon Boat è una disciplina sportiva diffusa in tutto il mondo che prevede gare su imbarcazioni standard lunghe 12,66 metri con la testa e la coda a forma di dragone.

Queste imbarcazioni sono sospinte da 20 atleti con pagaie simili a quelle della canoa canadese, al ritmo scandito del tamburino, mentre il timoniere a poppa tiene la direzione con un remo lungo circa tre metri.
La prima apparizione di questo sport in Italia avvenne nel 1988 e la prima regata con questa imbarcazione orientale fu disputata sul lago romano dell’Eur, attuale sede della Federazione Italiana Dragon Boat costituita il 10 maggio del 1997.
Dal 1996 si sono formati quasi 100 equipaggi in tutto il mondo composti da donne operate di tumore al seno.

Molti di loro partecipano alle regate internazionali e a raduni locali, diffondendo un messaggio di speranza e gioia di vivere.

COME NASCE IL DRAGON BOAT PER LE DONNE OPERATE AL SENO
Il progetto “Abreast in a boat” fu ideato da un gruppo di medici con a capo il dr. Don Mckenzie, e prese il via nel gennaio 1996 presso il Centro di Medicina Sportiva UBC (Università Britannica della Columbia). Il suo scopo era quello di verificare la correttezza della teoria secondo la quale era necessario evitare attività sportive ripetitive che impegnassero la parte superiore del corpo, per prevenire il linfoedema, un doloroso e inabilitante rigonfiamento delle braccia e del torace che si sviluppa spesso dopo un intervento di chirurgia al seno.

Un programma di allenamento, della durata di sei settimane, preparò 24 donne che avevano avuto un tumore al seno, allo sport del pagaiare. L’obiettivo iniziale era quello di farle partecipare all’International Dragon Boat Festival del giugno 1996 a Vancouver.
Le 24 donne parteciparono, condussero la gara e nessuna di loro presentò in seguito linfoedemi. Nel 1997 il gruppo delle “Abreast in a Boat” si ampliò e da allora sono moltissime in tutto il mondo le donne che con questo sport continuano a diffondere il messaggio che la vita continua anche dopo il tumore al seno e può essere vissuta serenamente e pienamente.
L’auspicio, sulla scia di quanto già successo a Roma e Firenze, è quello di vedere in tutta Italia tante barche, tante donne che aiutino coloro che si nascondono o si chiudono nel loro dolore.

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