Martini: ''Il federalismo partirà solo se lo vorrà la società civile''

Il Convegno è stato organizzato nell'ambito delle celebrazioni per il Cinquantenario della Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo. Dalle Cooperative una richiesta di maggiore autonomia delle Regioni.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 novembre 2009 15:06
Martini: ''Il federalismo partirà solo se lo vorrà la società civile''

Si è svolto oggi, sabato 21 novembre 2009, al Palazzo degli Affari di Firenze il Convegno “Federalismo e Cooperazione per valorizzare il territorio”. Un'occasione importante per discutere, assieme ad autorevoli personalità in rappresentanza del mondo istituzionale, accademico e cooperativo, dei possibili scenari derivanti dalla riforma federalista del titolo V della Costituzione. Ad introdurre il tema Paolo Caretti, docente di Diritto Costituzionale all'Università di Firenze che nel suo intervento ha chiarito le possibilità legislative delle Regioni nell'ambito del federalismo e della cooperazione invitando al contempo “la politica regionale a tenere conto del valore sociale dell'impresa cooperativa e quindi ad operare a loro favore”. “Con la riforma del Titolo V della Carta Costituzionale si è aperta nel nostro paese una fase nuova nell’organizzazione delle funzioni dello Stato e delle sue regioni – ha detto il presidente di Confcooperative Toscana Gianfranco Tilli -.

Transitano già per i canali regionali, fra le altre, le grandi spese inerenti la sanità, il sociale, la scuola, i trasporti, l’agricoltura e, con il federalismo fiscale, vi sarà un’ulteriore spinta alla regionalizzazione delle strutture del governo centrale”. “Si apriranno scenari nuovi anche per gli organi di rappresentanza della società civile, politica ed economica - ha aggiunto Tilli -. E’ quindi opportuno cominciare a riflettere sui cambiamenti in essere e su quelli che potranno venire per essere pronti a tutelare nel migliore dei modi gli interessi delle nostre cooperative.

Quello che noi chiediamo è una maggiore autonomia delle Regioni perché abbiamo un contatto continuo e puntuale con l'economia del territorio”. Ad approfondire il tema del federalismo in Toscana il Presidente della Regione, Claudio Martini. “Il problema è che non si riuscirà a portare avanti il federalismo fino a quando la politica sarà staccata dall'economia reale. La sola speranza di riuscire a farlo bene sarà grazie alla spinta della società civile”. Il presidente Martini ha dato inoltre merito al lavoro delle Bcc che hanno continuato a sostenere l'economia del territorio: “Sono venuto qui per testimoniare quanto stanno facendo le Banche di Credito Cooperativo mostrando una particolare attenzione nei confronti del mondo dell'artigianato e delle piccole e medie imprese e incoraggiando anche gli altri istituti a fare altrettanto.

Chiudo comunque il mio mandato con preoccupazione perché il futuro non prevede anni di ripresa, ma solamente uno stop della crisi”. A seguire Giorgio Clementi, presidente della Federazione Toscana Bcc: “Questo convegno chiude un anno importante per il nostro Movimento. Sono cinquanta anni esatti che il Credito Cooperativo si è ricostituito in una Federazione in Toscana con un sistema a rete che rappresenta di per sé una concreta forma di federalismo. Le Banche di Credito Cooperativo affondano le radici da sempre nei loro territori e costituiscono una risorsa preziosa per realizzare quei principi di solidarietà sociale dai quali non si può prescindere ai fini dello sviluppo effettivo di un federalismo vicino alle famiglie, alle piccole e medie imprese ed a tutta l'economia locale.” “Le nostre 33 Banche – ha concluso Clementi – hanno un cuore antico, ma proprio lo stretto contatto con il territorio è la via migliore per affrontare le attuali problematiche e per dare un'importante mano per la ripresa”. La mattinata di lavori ha visto anche la presentazione del libro “La ragione e l'anima”, realizzato dal professore di Storia Economica Pietro Cafaro dell'Università Cattolica di Milano in occasione dei 50 Anni della Federazione Toscana Bcc.

“Nella storia che ha contraddistinto il movimento regionale delle Bcc – ha detto Cafaro - le caratteristiche peculiari dell'azione concreta stavano e stanno tuttora nella capacità di coniugare al meglio autonomia e rete. La ricerca di una coesione ottimale senza ledere le esigenze di ogni singolo istituto, oggi importante elemento competitivo del Movimento del credito cooperativo, è in un certo senso il filo conduttore più rilevante di tutta questa vicenda”. Nell'immagine, d'archivio, la Banca di Credito Cooperativo di Signa.

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