Allarme fegato: farmaci più tossici delle erbe medicinali
Gli specialisti di fitoterapia mandano un dossier al ministro della Salute

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
07 settembre 2006 14:56
Allarme fegato: farmaci più tossici delle erbe medicinali<BR>Gli specialisti di fitoterapia mandano un dossier al ministro della Salute

Firenze – Paradossi delle autorità sanitarie. Una pianta medicinale sicura come la Cimicifuga (Cimicifuga racemosa Nuttal), da anni usata senza problemi per curare i disturbi della menopausa, è stata appena sospesa dal commercio dal Ministero della Salute perché, all’improvviso e senza alcuna prova, l’Agenzia del farmaco europea (EMEA), la sospetta in un documento ufficiale di danneggiare il fegato. Al contrario, un farmaco clamorosamente epatossico come il Paracetamolo, noto antifebbrile nonché riconosciuto killer di 100-150 persone all’anno nel solo Regno Unito, continua a essere venduto senza alcun problema.

E’ quanto denuncia l’Associazione Nazionale dei Medici Fitoterapeuti (ANMFIT), che sul caso sta mettendo a punto un dossier da inviare un questi giorni all'EMEA ed al Ministero della Salute.

“L’Agenzia del farmaco europea”, spiega il presidente dell’Associazione Fabio Firenzuoli, “sta suscitando un vespaio mettendo all’indice, senza prove concrete, una stimatissima pianta medicinale, fin qui sempre molto ben tollerata dai pazienti e priva di significativi effetti collaterali.

E’ una decisione che ci fa temere ripercussioni su altre ottime piante tradizionalmente usate in fitoterapia. Ci auguriamo perciò che si intervenga almeno con pari rigore sui farmaci di dimostrata tossicità. E per quanto riguarda le erbe medicinali chiediamo alle autorità sanitarie di adottare strumenti e metodologie adatti a valutare bene le segnalazioni di sospetta tossicità”.

Chiamata anche “erba delle indiane” perché scoperta dalle tribù nord-americane che la usavano come decotto contro artrite, stanchezza e morsi di serpente, la Cimicifuga è in effetti presente ormai da molti anni anche sul mercato europeo e italiano, come componente di numerosi integratori, fitoterapici e preparati omeopatici.

“In base alla nostra lunga esperienza clinica ed alla letteratura scientifica”, ricorda Firenzuoli, “i pazienti hanno sempre risposto molto bene, senza denunciare effetti collaterali degni di nota.

Se in proposito non bastasse il conforto della letteratura scientifica, potremmo perciò appellarci alla casistica italiana ed europea: in tutti questi anni non c'è mai stata alcuna segnalazione in Italia. In tutta Europa esiste un solo caso sospetto, neppure dichiarato certo.”.

Nel dossier per il Ministero l’ANMFIT sottolinea quindi le non poche preoccupanti incongruenze del documento stesso dell' EMEA, a partire dalla clamorosa citazione di un caso di "epatite fulminante da Cimicifuga" in un reparto di medicina dell'Università dello Utah (USA) senza peraltro menzionare il prodotto assunto dalla paziente, che, come dichiarato nello stesso documento dell' EMEA, faceva uso di vari farmaci tra cui il famigerato Paracetamolo.

L’aspetto più bizzarro della questione è che la stessa EMEA denuncia come poco documentati tutti i casi descritti a carico della Cimicifuga.

“Occorre peraltro sottolineare”, conclude Firenzuoli, “che i danni al fegato provocati dal Paracetamolo sono più che noti. Impressionanti i dati 2006 della Food and Drug Administration: negli Stati Uniti 458 morti all’anno associati a sovradosaggio del farmaco, responsabile ogni anni di ben 26.000 ricoverio e di numerosi trapianti di fegato.

Il sovradosaggio di Paracetamolo, anche a scopo suicida, è del resto la causa più comune di danno epatico acuto. Dunque perché dare la colpa all’erba delle indiane?”.

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