Avvelenamenti di animali: in crescita secondo i dati della Polizia provinciale

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
13 febbraio 2006 15:37
Avvelenamenti di animali: in crescita secondo i dati della Polizia provinciale

(13 febbraio 2006) – 156 cani avvelenati (133 nel 2004), 75 gatti (57), 32 piccioni (22), 16 fringuelli, 2 volpi, un tasso e un allocco. L’avvelenamento degli animali è purtroppo un dato in crescita. Lo ha rilevato la Polizia provinciale che ha presentato la relazione annuale, relativa al 2005, su questa materia di sua competenza. 252, dunque, gli animali uccisi per avvelenamento nel 2005 a fronte dei 230 nell’anno precedente. La Polizia provinciale ha indagato 15 persone e svolto ricerche e ispezioni.

La sua attività consente oggi di conoscere le motivazioni che stanno spesso all’origine di questo costume crudele. “L’uso di esche avvelenate per uccidere gli animali domestici, colonie feline di gatti liberi, censite dai Comuni, piccioni selvatici, anatre dei laghetti cittadini, e di conseguenza di proprietà dell’Ente Pubblico, sta assumendo proporzioni ragguardevoli, tanto da allarmare l’opinione pubblica”, spiega l’ispettore capo Alessandro Quercioli, ufficiale responsabile del Nucleo della Polizia provinciale che si occupa degli avvelenamenti.



Sono sempre più evidenti episodi criminosi a danno di cercatori di tartufi. Si uccide il cane del rivale per procurarsi la zona migliore ai danni del concorrente. Le aree interessate sono spesso avvelenate con esche disposte nelle tartufaie. Il fenomeno è in espansione nell’area del Mugello, Alto Mugello e zona Empolese Val d’Elsa. I danni arrecati ai cani addestrati è di rilevante consistenza, considerato che un cane da tartufi addestrato ha un valore commerciale fino a circa cinquemila euro.

L’incremento delle sostanze tossiche e velenose immesse nei giardini privati, nei recinti di stabulazione dei cani, nelle terrazze delle abitazioni o anche strade e nei giardini pubblici delle città, è un fenomeno di rilevante pericolosità, non solo per gli animali ma anche per le persone e bambini.

Molti casi sono stati segnalati e poi certificati da corrette analisi tossicologiche per la morte di cani o gatti di proprietà avvelenati con prodotti tossici, proprio all’interno delle proprietà private e delle mura domestiche.

L’uso di prodotti tossici e velenosi, è usato anche per banali liti condominiali o dissidi tra vicinato, che per rivalsa uccidono l’animale del rivale. Non solo: sta emergendo l’uso di gettare bocconi avvelenati (anche con stricnina) nei giardini pubblici delle città, negli insediamenti urbani dove vi sono colonie feline, nelle piazze cittadine dove si alimentano i piccioni, e così via, uccidendo centinaia d’animali in modo cruento e vile.

Emergono infine fatti legati al quel tipo d’intimidazione d’uso criminale, con i quali, “al fine di imporre la propria volontà su altri, anche per fini abbietti, oppure con l’intenzione di provocare danni morali ad altra persona, per ritorsioni o vendette a carico degli avversari, sono usati veleni per uccidere l’animale di proprietà dell’obbiettivo a cui è destinato”.

Se da una parte i dati evidenziano in modo preoccupante il fenomeno, dall’altra è aumentata notevolmente la sensibilità pubblica sul tema e la collaborazione tra istituzioni e associazioni per fronteggiarlo con efficacia.

Le Associazioni venatorie e ambientaliste hanno messo a disposizione della Provincia le loro Guardie Volontarie, al fine di garantire anche la sicurezza dei loro soci che hanno subito atti criminosi ai danni dei propri animali. La Polizia provinciale, inoltre, ha formato, tramite un primo corso di attività investigativa finalizzata al controllo del fenomeno dei bocconi avvelenati, 12 Guardie venatorie volontarie, appartenenti rispettivamente alle Associazioni Libera Caccia, Unione nazionale Enalcaccia, Federazione italiana della Caccia, Wwf, Ente produttori selvaggina, che hanno assunto la denominazione di Gruppo Investigativo Antiveleni - Gia e sono stati aggregati al nucleo di Polizia provinciale che si occupa degli avvelenamenti.

Mentre notevole è stato l’apporto dato alla sensibilizzazione da parte della Regione Toscana, la Polizia provinciale registra invece “l’insussistenza di provvedimenti specifici da parte dei Comuni interessati al fenomeno”.

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