Rubrica — Spettacolo

Teatro della Toscana: presentata la stagione 2018/2019

78 spettacoli, 26 tra produzioni e coproduzioni, 13 prime nazionali


La stagione 2018/2019 della Fondazione Teatro della Toscana si offre allo spettatore in tutta la sua multiforme varietà. Tradizione, innovazione, Maestri, giovani, lavoro, Europa: sono le parole chiave del Teatro Nazionale, che presenta un’articolata programmazione, espressione del meglio del panorama teatrale italiano e internazionale, tra lo storico Teatro della Pergola, il Teatro Niccolini di Firenze guidato in maniera stabile da iNuovi, la nuova identità del Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci, il Teatro Era di Pontedera, che festeggia nel 2018 i primi 10 anni di vita, e un rinnovato impegno internazionale che punta verso la Francia, con lo storico accordo di partenariato con il Théâtre de la Ville di Parigi.

Già tre anni sono trascorsi, i primi tre anni come Teatro Nazionale della Fondazione Teatro della Toscana. Un altro triennio comincia con la notizia della conferma dello status di Nazionale. Molta strada è stata percorsa, la carta geografica si è arricchita di dettagli. Abbiamo incontrato numerosi artisti, e tanti, tantissimi spettatori. Il bagaglio delle parole chiave si è accresciuto: tradizione, innovazione, Maestri, giovani, lavoro, Europa. Abbiamo visto gli allievi della Scuola ‘Orazio Costa’ diplomarsi, partecipare a importanti produzioni e oggi gestire (caso unico in Europa) in autonomia il Teatro Niccolini di Firenze. Abbiamo visto crescere la valenza internazionale della Fondazione, con il Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards che agisce in tutti gli angoli del globo, con i rapporti storici intessuti da Pontedera con i Paesi dell’Est e dal 2019 con nuovi ponti che il Teatro della Toscana getta verso Parigi, Barcellona e Tirana, per una visione realmente europea dell’espressione teatrale. A livello nazionale, si è consolidata una rete di rapporti che pone in connessione attiva e costante il Teatro della Toscana con Roma (Ambra Jovinelli, Nuovo Teatro, Compagnia Mauri Sturno), Milano (Teatro Franco Parenti), Torino (Teatro Stabile di Torino), Emilia Romagna (ERT), Napoli (Ipocriti, Elledieffe), Sicilia (Teatro Stabile di Palermo), Verona (Teatro Stabile di Verona), e su Firenze con Virgilio Sieni.

Fin dal primo giorno siamo andati alla ricerca di un teatro che animasse l’uomo, ancor prima che lo spettatore, che tornasse a renderlo protagonista, parte di una comunità, di un corpo sociale. Fin dal primo giorno abbiamo cercato di rinnovare, con pazienza, la relazione tra l’uomo e la scena, nella certezza che teatro e uomo siano la stessa cosa. Da oggi comincia un nuovo percorso, per raggiungere con queste ineludibili premesse obiettivi ancora più ambiziosi sulla fondamentale base metodologica del rapporto Giovani-Maestri, che si realizza in modo particolare nell’esperienza del Niccolini grazie all’apporto di Marco Baliani, Gianfelice Imparato, Andrée Ruth Shammah, Glauco Mauri e Beppe Navello, in quella dell’Oltrarno, guidata da Pierfrancesco Favino, e nel Laboratorio di Costumi e Scene della Fondazione che, oltre al lavoro realizzativo sulle produzioni, proseguirà l’attività formativa con l’attivazione dell’ormai consueto programma di corsi.

Le stagioni della Pergola e del Teatro Era si offrono allo spettatore in tutte le loro multiformi valenze, come dialogo costante tra tradizione e innovazione rappresentate dai riferimenti artistici Gabriele Lavia e Roberto Bacci, impegnati quest’anno in due nuove produzioni: I giganti della montagna per Lavia (arriverà alla Pergola nella stagione ventura) e Svegliami per Bacci, con il testo di Michele Santeramo. Ventuno spettacoli per la Sala Grande della Pergola, molti dei quali in coproduzione, come sempre espressione del meglio del panorama nazionale: basta scorrere più avanti la teoria dei nomi per rendersene conto. Una programmazione articolata tra innovazione e tradizione per il Teatro Era, che festeggia nella prima parte anche i suoi dieci anni di vita.

Al Niccolini prende le mosse in maniera stabile la gestione de iNuovi, il gruppo dei diplomati della Scuola ‘Orazio Costa’ cui è stato consegnato il teatro di via Ricasoli, e le cui fila sono aumentate di altri giovani selezionati tramite bando tra i diplomati delle altre scuole italiane. Dopo una prima parte in cui si alterneranno lo spettacolo a seguito del laboratorio su Eduardo e la programmazione del Festival d’Autunno, da gennaio partirà un vero e proprio palinsesto stabile, destinato a ripetersi settimana dopo settimana per offrire un punto di riferimento allo spettatore: lunedì il lavoro con i ragazzi delle scuole, mercoledì i laboratori aperti sull’espressività, giovedì le prove aperte, venerdì le serate letterarie, sabato e domenica gli spettacoli con un preludio dedicato ai bambini (di martedì si riposa). Si tratta di una piccola rivoluzione nella visione della programmazione di uno spazio teatrale, volta a creare il senso fidelizzante di un appuntamento: si va al Niccolini perché si sa che c’è qualcosa. Importante è lo spazio dato alle serate letterarie, dedicate parimenti ai romanzi e alla poesia. Si tratta di un genere che la prima parte dell’attività del Niccolini ha mostrato molto gradito al pubblico.

La Fondazione gestirà ancora il Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci. Lo spazio ha assunto nel corso del primo periodo di gestione una sua fisionomia ben definita, sia nell’assetto interno della Fondazione che nel contesto territoriale. Da una parte, può definirsi una sorta di hub della redistribuzione dell’offerta metropolitana, luogo in cui i progetti d’area transitano per raggiungere l’area geografica circostante, anche nell’ottica di quel concetto di ‘riequilibrio’ che è parte dei criteri ministeriali: in questo senso sarà l’epicentro del Festival metropolitano d’Autunno. Dall’altra, è sede di una creazione non canonica, affidata al tema delle brevi residenze (sulle quali si aprirà un bando di selezione per individuare i progetti da programmare per il periodo gennaio-dicembre 2019, la cui curatela è affidata a Natalia Di Iorio) come di una formazione che sperimenta inediti intrecci (l’Accademia dell’Uomo, punto d’incontro tra scienze e discipline umane e il metodo di Orazio Costa). Dall’altra ancora ha a cuore il tema ‘giovani e lavoro’, soprattutto da un punto di vista formativo: qui si innesta la partnership con il Campus della Musica, il soggetto che negli ultimi anni ha lavorato intensamente sull’avvio dei giovani alle professioni musicali, e che troverà al Teatro Studio un’altra sede operativa e di lavoro per sviluppare i propri progetti.

Come son vive le città/Festival d’Autunno è il progetto metropolitano che caratterizzerà molta della prima parte della stagione del Teatro della Toscana, sede dei rapporti con le istituzioni culturali del territorio, con epicentro a Scandicci e prolungamenti anche a Campi Bisenzio e in altri luoghi metropolitani, oltre che alla Pergola e al Niccolini. Un programma che vuole riflettere sulla circolazione della proposta spettacolare in un territorio vasto e anche sul suo cambiamento, come dimostra il progetto sul tram curato dal Teatro di Rifredi.

Maestri, giovani, lavoro. Tornano le parole chiave della Fondazione nella disamina di due progetti. Tenax Theatre, curato da Giancarlo Cauteruccio, aggiunge alle voci precedenti il lemma ‘periferie’, portando i linguaggi della contemporaneità dentro la storica sede dell’underground fiorentino, creando un ponte tra centro e periferia, tra innovazione e tradizione, grazie anche a giovani performer alla loro prima esperienza teatrale e alla partecipazione straordinaria di Gabriele Lavia. In questo ambito si inserisce anche la relazione con Todomodo, che dopo Spring Awakening e Musica ribelle inseguirà l’idea di mettere a confronto i mondi di Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De André.

Continua il lavoro della Fondazione su quel variegato mondo, ricco di umanità, che include le scuole, le associazioni, le realtà di volontariato, l’universo della disabilità. In questo contesto si inserisce il progetto di Giulia Minoli Dieci storie proprio così, a cui spetta l’onere e l’onore di declinare il termine ‘legalità’, raccontando su palcoscenico vicende esemplari di reazione alla criminalità delle mafie, in un lavoro che profondamente coinvolge anche le scuole in una serie di laboratori dedicati.

Continua parimenti anche l’azione di The Other Theater, l’innovativo ramo d’azienda creato per essere sostegno finanziario alla Fondazione tramite una variegata gamma di azioni di fundraising, che ha appena terminato l’organizzazione di FestiValdera, nuova manifestazione spettacolare diffusa tra Pontedera, Peccioli e il suggestivo borgo di Castelfalfi.

Rinnovato impulso hanno le attività internazionali, cui più avanti è dedicato uno specifico approfondimento. Alle storiche relazioni di Pontedera con l’Est europeo, che trovano in questa stagione nuovi sviluppi, e alla multiforme e globale attività del Workcenter si aggiungono altri rapporti che partono da Firenze, in modo speciale quello con il Théâtre de la Ville di Parigi con il quale si avvia un rapporto di partenariato articolato in coproduzioni di spettacoli, reciprocità di presenze performative fra Firenze e Parigi, partecipazione a cantieri di lavoro che coinvolgano i giovani italiani e francesi e quelli di diverse nazionalità europee, spazi e percorsi progettuali dinamici in chiave di apertura e di superamento di ogni alterità o diversità. In evidenza, tra gli altri progetti, la coproduzione internazionale di due spettacoli di Bob Wilson, il primo dei quali Mary Said What She Said avrà come protagonista Isabelle Huppert e inaugurerà la stagione Pergola 2019/2020, mentre il secondo Jungle Book – Il libro della giungla nascerà nel maggio 2019 a Parigi e sarà alla Pergola nel 2020, la presenza del Workcenter a Parigi nel luglio 2019, la presenza delle creazioni di Emmanuel Demarcy-Mota a Firenze fra 2019 e 2020, e una riflessione sul posto che nel mondo occupano quanti sono nati nel ventunesimo secolo tramite la qualità del progetto Avere vent’anni nel 2020, ideato e promosso dal Théâtre de la Ville nel quadro dei propri Chantiers d’Europe. Il partenariato con il Théâtre de la Ville di Parigi amplia l’orizzonte delle collaborazioni al potenziale di relazioni con altri ‘Teatri della Città’ di altri Paesi, in Portogallo, in Olanda, e in ogni altro luogo in cui si possa costruire una relazione coerente con l’idea di un Teatro che si fondo sui principi condivisi. Su questa linea si inserisce il lavoro di Beppe Navello; da una parte il prezioso progetto sulla drammaturgia italiana inquadrata in un contesto europeo, e sul vero ruolo di un Teatro Nazionale; dall’altra, in vista delle celebrazioni per il quinto centenario della morte, il coordinamento di una serie di manifestazioni dedicate a Leonardo da Vinci tra Francia e Italia.

Il corpus del comunicato, con i calendari e la disamina spettacolo per spettacolo, darà ragione della complessità della proposta del Teatro della Toscana. Allo spettatore il compito di essere protagonista, di sfidare i presagi, di usare il palcoscenico come un proprio spazio di riflessione, di crescita, di vita.

Redazione Nove da Firenze