Rubrica — Mostre

Storia: quando i Salvini erano emigranti

Inaugurata al palazzo Ducale di Lucca la mostra fotografica di Francesco Malavolta e dell’archivio della Fondazione Paolo Cresci. Il consigliere regionale, Stefano Baccelli: “Una raccolta sulla memoria con coincidenze impressionanti nel presente”. Il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani: “Esposizione bellissima, rende il senso del fenomeno immigrazione”


Secondo il sito internet http://www.cognomix.it il cognome Salvini è diffuso in tutto il centro-nord, anche se sembrerebbe originario della Toscana, con un possibile ceppo in provincia di Roma ed uno in Lombardia. Ma stando al sito internet http://forebears.io oltre 1.000 Salvini vivono in Brasile e circa 500 in Argentina, un trentina in Australia, tutti figli di emigranti italiani. Passato e presente che si rincorrono. Coincidenze “impressionanti” e quanto mai attuali.

Sul parallelismo tra ‘noi’ e ‘loro’, tra gli emigrati dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e gli emigrati italiani della seconda metà dell’Ottocento, si sviluppa la mostra fotografica “Popoli in movimento; quando gli immigrati eravamo noi”: una raccolta di fotografie di Francesco Malavolta e della Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana, il più grande archivio sull’emigrazione italiana, nel quale sono raccolte decine di migliaia di documenti e fotografie sulla grande diaspora italiana. Inaugurata oggi, mercoledì 20 giugno, in palazzo del Pegaso, la mostra “ricorda la memoria, ma racconta perfettamente anche il presente” ha detto il consigliere regionale, già presidente della Fondazione che ha sede nel palazzo Ducale di Lucca, Stefano Baccelli. “In questo ruolo di immigrati ci siamo stati anche noi. Abbiamo portato ricchezza e cultura nei territori dove siamo stati ospitati, ma non sempre il nostro impatto è stato accolto positivamente”. “Tutto questo – ha rilevato – dovrebbe insegnarci un principio di accoglienza che deve essere certamente regolamentato”. E ricordando un’altra mostra del 2011 sempre di iniziativa della Fondazione Cresci e intitolata “Lungo la scia di un’elica”, Baccelli ha confidato un sogno: “ln quell’esposizione reinventammo una parte della nave dove si trovavano stretti i nostri emigrati. L’idea sarebbe quella di trasformarla, recuperarla perché diventi strumento di comunicazione sulla storia dell’emigrazione italiana, tema di estrema attualità”.

Il senso del “fenomeno immigrazione” è stato ripreso dal presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani che ha parlato di mostra “bellissima che riesce a raccontare il movimento dei popoli nel quale – ha ricordato – ci siamo anche noi. Siamo stati migranti per secoli e quando si parla di toscani nel mondo ci accorgiamo che proprio la nostra regione ha vissuto flussi migratori davvero importanti”.

“Vista l’attualità degli argomenti, la mostra potrebbe diventare argomento di approfondimento nella scuola” ha detto il presidente della Fondazione Cresci Alessandro Bianchini. “Se è vero com’è vero che ogni giorno il problema dell’immigrazione divide il nostro Paese, rivedere la storia che si sovrappone con il presente credo potrebbe servire” ha concluso.

All’inaugurazione ha partecipato anche Pietro Guidugli del Circolo Fotocine Garfagnana che ha sottolineato il “ruolo dell’associazionismo” nell’organizzazione della mostra che resterà aperta fino al prossimo 4 luglio (da lunedì a venerdì con orario 10-12 e 15-19, sabato 10-12).

Redazione Nove da Firenze