Speciale rifiuti in Toscana: smaltimento illecito nell'isola felice

Nel concludere il nostro viaggio attraverso la Toscana dei rifiuti illegali abbiamo deciso di commentare il lavoro svolto assieme a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto e stretto collaboratore del giudice antimafia ideatore del pool che vide impegnati, tra gli altri, i giudici Falcone e Borsellino..

Calleri, di rientro dalla Sicilia, ha letto il materiale che mettiamo a disposizione dei nostri lettori: "Un interessante approfondimento su un tema che per certi versi è ancora un tabù in luoghi che si sentono cosiddette "isole felici", ma tali non sono o non lo sono più" è il commento a caldo.

Perché è ancora difficile parlare di rifiuti in Toscana?"E' difficile parlare di criminalità organizzata e di mafia persino a Ragusa.. le minacce ricevute dal giornalista Paolo Borrometi che ha presentato un report sulla mafia nel ragusano ne sono una chiara testimonianza. Anche la Fondazione quando ha presentato i dati sulla Toscana è stata presa di mira dal "fuoco amico" di un movimento antimafia alternativo che ci ha accusato di dire "sciocchezze". E' scioccante prendere consapevolezza della propria vulnerabilità. Purtroppo però i dati dei nostri report sono il frutto del lavoro svolto dalla Direzione Investigativa Antimafia, dalle Procure della Repubblica coinvolte e da tutti quei reparti speciali che operano sul territorio, e non è possibile in alcun modo metterne in dubbio il contenuto. Noi raccogliamo, facciamo ordine e divulghiamo. Il caso dei rifiuti illeciti è un tema all'ordine del giorno. Abbiamo ragione, anche se è una ragione che ci viene riconosciuta nel tempo".
Presenterete a breve il Report sulla mafia a Massa Carrara, quale accoglienza vi aspettate? "I Report vanno presentati.. a prescindere dall'accoglienza. Sarà l'occasione per evidenziare come, anche in Toscana, vi sia una zonizzazione della criminalità organizzata che attecchisce maggiormente in alcune province e meno in altre".

La Fondazione è custode della storia di un periodo significativo nella lotta alla mafia, oggi quale tempo viviamo? "Viviamo il tempo delle infiltrazioni. La mafia non è più rozza, lo è rimasta nei modi, ma è astuta e sempre più preparata. Si insinua tra gli insospettabili. I mafiosi sono intorno a noi e non dobbiamo cercare le coppole, non solo almeno, visto che in alcuni casi arrivano anche quelle, dobbiamo invece tenere alto il livello di attenzione".

Sembrerebbe che il conferimento illecito dei rifiuti in Toscana sia da addebitare alla confusione normativa. Si cade in errore per colpa della burocrazia?"La burocrazia è un problema italiano e non solo italiano. L'aspetto drammatico è che abbiamo a che fare non con sprovveduti, ma con gente preparatissima: basti pensare alla quantità di fondi europei che riescono ad aggiudicarsi le associazioni mafiose. E' impressionante. Dico questo da europeista convinto.. innamorato dell'Europa".

Dal Corpo Forestale abbiamo appreso che la Toscana è terra appetibile per gli investimenti illeciti, come riconoscerli? "Una prerogativa delle terre ricche è l'amore per i soldi. Non dobbiamo fare terrorismo psicologico però, esistono anche buoni investimenti e bravi investitori, ma serve un controllo che può essere effettuato attraverso semplici domande come: chi è che porta i soldi, come li ha guadagnati e cosa fa nella vita? Se le risposte a queste domande sono chiare allora è poco probabile che ci sia dietro qualcosa di illegale".

Un consiglio per l'uso corretto del territorio? "Non sentirsi mai estranei, siamo tutti coinvolti. L'errore più grande è quello di mettere il problema sul tavolo e poi gettarsi alle spalle la questione credendo oramai di averla affrontata. Sul problema dei rifiuti, perché c'è un problema, occorre tornarci più volte".


Antonino Caponnetto, classe 1920, nasce a Caltanissetta e vive tra il Veneto e la Toscana. Vinto il concorso in magistratura nel 1954, riceve il primo incarico a Prato. Trasferito a Firenze, lascia il capoluogo toscano nel 1983 per sostituire Rocco Chinnici a Palermo. Sarà sua l'idea di un pool antimafia.
Nel 1988 torna a Firenze, dove aveva lasciato moglie e figli, certo che a sostituirlo sarebbe stato Giovanni Falcone, ma Falcone sarà trasferito a Roma. Dopo le stragi del 1992 Caponnetto inizia un percorso di divulgazione storica e socialmente utile che culmina nel 1999 con il primo vertice sulla legalità e la giustizia sociale che si tiene a Firenze, ed altri ne seguiranno. Muore il 6 dicembre del 2002.

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