Rubrica — Mostre

Richard Rogers: lectio magistralis all’Accademia delle Arti del Disegno

Accademia delle Arti del Disegno - Sala delle Adunanze - Via Orsanmichele, 4, Firenze


Il 21 giugno 2018, dalle ore 15.30, l’Accademia delle Arti del Disegno ospita una lectio magistralis dell’“archistar” di fama internazionale Richard Rogers, uno dei più innovativi e visionari architetti della sua generazione. Richard Rogers è stato nominato Accademico d’Onore dell’Accademia delle Arti del Disegno il 18 ottobre 2017, come riconoscimento del rilevante e indiscutibile contributo che, nel corso della sua carriera, ha dato alla progettazione e all’approfondimento dei temi dell’urbanistica e delle costruzioni. 

In occasione dell’incontro all’Accademia delle Arti del Disegno, Richard Rogers ripercorrerà la sua vita e la carriera, che è iniziata proprio a Firenze, per poi proseguire con il racconto dei prestigiosi progetti che ha realizzato, dal Centre Pompidou di Parigi al Lloyd’s Building di Londra, dal progetto del Palazzo di Giustizia di Bordeaux all’ampliamento dell’Aeroporto di Marsiglia, fino ad arrivare al Centro Rogers di Scandicci. I suoi lavori s’ispirano a un modello sociale di approccio che lui stesso ha definito “Un posto per tutti” e, coerentemente con questo convincimento, ci proporrà una visione di come le nostre città potrebbero essere più creative, belle e sostenibili.
Dopo l’introduzione della Prof.ssa Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Richard Rogers sarà presentato dal Prof. Francesco Gurrieri, Presidente della Classe di Architettura dell’Accademia, insieme con la Prof.ssa Cristina Donati, critica di architettura.
Seguirà un dibattito sui temi affrontati e l’architetto Rogers risponderà alle domande dei presenti.

Richard Rogers nasce a Firenze nel 1933, in una famiglia colta e cosmopolita, il padre Nino è un medico cresciuto a Venezia e la madre Dada, triestina, un’amante dell’arte, allieva di James Joyce.
Nel 1938, dopo la proclamazione delle leggi razziali e con la guerra alle porte, la famiglia si trasferisce in Inghilterra e abbandona l’appartamento fiorentino con i suoi eleganti arredi (disegnati dal cugino Ernesto Nathan Rogers) e la vista sulla cupola del Brunelleschi per una camera in una pensione a Bayswater, con il contatore a monete per il riscaldamento e la vasca dentro un armadio.
Al termine della guerra, non appena compiuti diciassette anni, Rogers inizia a viaggiare da solo “Ero piuttosto avventuroso”, afferma “ho corso insieme ai tori a Pamplona, ho schivato i controllori aggrappandomi fuori dai vagoni e ho passato una notte nelle celle di San Sebastián dopo essere stato arrestato dalla Guardia Civil franchista per aver nuotato nudo in mare”.

Dopo essersi laureato all’Architectural Association School di Londra, Rogers vola negli Stati Uniti per completare la propria formazione a Yale. È qui che incontra Norman Foster con cui costituisce Team 4 (insieme alla prima moglie Su e Wendy Foster), a cui si devono progetti paradigmatici del nascente filone high-tech. Viaggiando negli Stati Uniti e in Messico, Rogers partecipa alle lezioni di Louis Kahn sulla natura dei materiali, sul rapporto tra architettura e musica, tra spazio e silenzio; studia le linee orizzontali e la struttura organica degli edifici progettati da Frank Lloyd Wright; contempla l’architettura aperta della Eames House a Los Angeles. È l’inizio di una lunga carriera dedita allo studio dei fenomeni sociali, alle ricerche sulle tecnologie ambientali, all’impiego di soluzioni strutturali ed energetiche flessibili, che consentono sia la sostituzione di singoli elementi sia la variazione di destinazione d’uso degli edifici, in continuità con alcuni princìpi del Modernismo. Scienziato e artista, Rogers sostiene che i migliori progetti non nascono semplicemente dalle richieste del committente, ma da un lavoro di squadra che cerca di rispondere a problematiche culturali più ampie, quindi, a titolo di esempio, il Centre Pompidou, realizzato con Renzo Piano, è una delle opere più iconiche della storia museale contemporanea, è un grande contenitore culturale aperto verso la città, è appunto “un posto per tutti, giovani e vecchi, poveri e ricchi, di ogni religione e nazionalità, un incrocio tra la vitalità di Times Square e la ricchezza culturale del British Museum”.

La lectio magistralis sarà in lingua italiana e resa pubblica sul sito dell’Accademia.
Ingresso libero, fino a esaurimento posti.
Per ulteriori informazioni
Accademia delle Arti del Disegno
Via Orsanmichele, 4, 50123, Firenze
Telefono: + 39 055 219642
Email: www.aadfi.it

Redazione Nove da Firenze