Profughi, Prefetto Giuffrida: 'Questa estate le presenze potrebbero raddoppiare'

Il Prefetto di Firenze ad un anno dalla nomina: analisi della situazione fiorentina


Durante la nostra settimana dedicata all'integrazione sociale, culturale ed urbanistica, abbiamo incontrato il Prefetto di Firenze a Palazzo Medici Riccardi, l'ex dimora medicea in via Cavour che ospita gli appartamenti riservati al Presidente della Repubblica durante le sue visite nel capoluogo toscano.

Il Prefetto Alessio Giuffrida nasce a Catania il 23 aprile del '53. Laureato in giurisprudenza entra al Ministero dell'Interno nel '79. Dal 29 giugno 2015 è a Firenze.

Una biografia sintetica quella presentata sul portale della Prefettura fiorentina, in realtà la carriera del Prefetto Giuffrida è ricca di esperienze. Inizia come responsabile di concorsi pubblici per poi avere ruoli di grande responsabilità in ambiente amministrativo ed organizzativo a Roma presso il Ministero dell'Interno. Tra gli incarichi anche una breve parentesi presso l'Ufficio Stampa, esperienza ritenuta oggi "tra le più interessanti in un ufficio politico" prima di arrivare all'Autorità Garante per l'Editoria.
Ricopre incarichi di rilievo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presiede nel 2006 la Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato presso la Prefettura di Roma, una esperienza che alla luce dell'attuale momento storico rileva quale formativa nello svolgimento dell'incarico assegnato presso la provincia di Firenze.

Status di rifugiato. "Un ruolo dal grande coinvolgimento personale – spiega Giuffrida – poiché si è trattato di ascoltare e ricostruire le vite delle persone facendo affidamento solo su elementi indiziari atti a delineare gli effetti persecutori dovuti agli eventi bellici che i soggetti hanno subito e che hanno condizionato le loro scelte ed i loro bisogni. Audizioni che mi hanno permesso di scoprire il mondo e di guardare la realtà soprattutto del centro Africa. Persone vittime di tortura la cui quantità discende da una migrazione di carattere economico che spinge a cercare una migliore condizione di vita".

Già Prefetto a Pesaro e Urbino, Lucca e Cagliari prima di arrivare a Firenze. "Il compito del Prefetto è anche quello di sapersi relativizzare con il territorio, comprendendo subito le specificità. A Firenze ho colto nell'immediato una grande civiltà intesa come la forte presenza del volontariato espresso attraverso le numerose associazioni, una eccellenza rispetto al resto del Paese. In Sardegna, area vastissima con nemmeno due milioni di abitanti, ho potuto toccare con mano le grandi problematiche occupazionali e la difficoltà nell'approvvigionamento energetico. Se dovessi portare degli esempi a paragone direi che a Firenze ho trovato il fenomeno della occupazione abusiva degli immobili da parte di varie tipologie di persone, in Sardegna la preoccupazione erano gli attentati agli uomini della pubblica amministrazione".

A Giugno, all'atto dell'insediamento, un appello ai cittadini affinché si rivolgessero alla Prefettura "L'appello è stato raccolto ed i cittadini vengono a trovarmi interessandomi di varie problematiche nelle quali mi trovo a coprire il ruolo di mediatore. Il piacere che mi deriva dall'ascolto è la consapevolezza di non vedere rassegnazione, ma il fatto che i cittadini credono ancora nella funzione dello Stato".

A Novembre la visita di Papa Francesco è stata l'occasione di testare il sistema di sicurezza "Per me è stato il secondo incontro, avendo ricevuto il Papa già a Cagliari nel 2013 e la città si è comportata egregiamente.. è stato un bel bagno di folla".

Fenomeno migratorio, funziona il modello dell'accoglienza diffusa? "L'accoglienza vive un periodo delicato ed il problema coinvolge lo Stato come l'Europa, nel nostro caso però l'attenzione è soprattutto ai comuni. In Toscana c'è stata una intuizione intelligente della Regione Toscana, il modello proposto può diventare esempio per altre regioni, la distribuzione sul territorio è però connessa ad un equilibrio espresso dai numeri e non sappiamo cosa ci riserva il futuro. Dobbiamo mettere in conto che in estate potremmo vedere raddoppiate le attuali 2000 presenze nei 140 centri, dove per centri intendiamo anche soluzioni con poche unità.
A me spetta il compito di dialogare con i sindaci affinché ciascuno contribuisca; devo dire con sincerità che sono pochi coloro che non hanno ancora offerto la propria disponibilità. Vista però la scarsissima risposta all'ultimo Bando, occorrerà nei prossimi mesi tornare ad interessare maggiormente chi, in relazione al territorio, ha offerto pochi posti. Non possiamo escludere di poter arrivare a dover interessare zone, di proprietà comunale o statale, penso alle Caserme dismesse, fino alle proprietà delle Ferrovie, nelle quali allestire strutture di Protezione Civile"
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Quali i rischi? "La difficoltà maggiore è il controllo. Effettuiamo delle ispezioni, ma con tanti luoghi risulta complesso verificare la rispondenza della singola gestione al protocollo sottoscritto con la Prefettura. Occorre dire però che in questo modo è possibile garantire a ciascun individuo un trattamento migliore. Mi piace a tal proposito usare il termine 'inclusione' anziché accoglienza, perché la Toscana, grazie alle tante famiglie che hanno fatto richiesta di poter ospitare personalmente i migranti, offre un sistema che potremmo definire ideale. Quale metodo migliore per integrarsi se non l'essere ospiti diretti dei cittadini?".

Firenze non riesce a decidersi sulla Moschea? "Devo dire che non siamo ancora stati coinvolti, quando arriverà il nostro momento saremo lieti di collaborare. Il problema non è oggi all'attenzione della Prefettura ma del Comune di Firenze ed il percorso di partecipazione svolto lo ritengo necessario. Sono d'accordo con quanto dichiarato dal Presidente dell'Ordine degli Architetti (intervista rilasciata a Nove da Firenze) perché più si parla e più è possibile spiegare quali siano le reali necessità della comunità islamica evitando così spiacevoli incomprensioni e fraintendimenti".

Terrorismo e Firenze. "Al momento non abbiamo segnalazioni riguardo a Firenze come obbiettivo diretto di attentati. Il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica si riunisce regolarmente e le forze dell'ordine sono tutte allertate, ma come lo sono qui lo sono anche a Bruxelles a Londra o a Parigi. Qualche anno fa i fiorentini non avrebbero accolto con favore un blindato in piazza del Duomo, oggi la presenza dei militari ci viene richiesta, ciò significa che il rischio è oramai consapevolezza generale, anche da parte dei turisti". 

Antonio Lenoci