Rubrica — Scomparsi in Toscana

Mostro di Firenze: la nuova serie di Paolo Cochi presentata a Firenze

Il regista e scrittore di "Il Mostro di Firenze al di là di ogni ragionevole dubbio" alla Mummu Academy


Il Mostro di Firenze al centro di un interessante incontro proprio nel capoluogo toscano. A raccogliere presso la Mummu Academy di piazza Dalmazia un folto pubblico di appassionati è stato Paolo Cochi regista e scrittore non solo esperto sul caso irrisolto che continua a far discutere a distanza di anni, ma anche attento documentarista impegnato nello studio dei maggiori casi di nera della storia criminale italiana.
Accanto a Paolo Cochi anche Mirko Tondi, docente di Scrittura creativa presso la Mummu Academy e lo scrittore Paolo Piani.

Cochi, che cura alcuni gruppi social da Facebook a You Tube con approfondimenti, spesso inediti, sul caso, ha presentato il suo libro "Mostro di Firenze al di là di ogni ragionevole dubbio" ma anche l'ultimo suo lavoro "La Zona Oscura" una docu-fiction in 8 puntate da 30 minuti ciascuna nelle quali assieme a Rosita Romeo ripercorre i delitti attribuiti alla Beretta che ha versato sangue nella periferia fiorentina tra gli anni '60 e '80. Un doppio DVD che sarà presentato il prossimo agosto.

Lunga ed articolata la serie di domande rivolte da parte di una platea attenta e preparata. Si ripercorrono i sentieri e le piazzole sui luoghi dei duplici omicidi e si prendono in esame gli elementi che caratterizzano i delitti più significativi, non dimenticando i nomi e cognomi legati ad ogni periodo della lunga stagione del Mostro. Dove per periodo si intendono le ipotesi investigative e giornalistiche: le piste.

Cochi risponde puntualmente, non perdendo mai di vista gli atti processuali che ha saputo rintracciare e studiare nel corso degli anni approfondendone alcuni passaggi con ulteriori verifiche. Appare quasi impossibile trascinarlo verso il terreno delle libere interpretazioni. 
Quanti mostri, quante pistole, quale movente? Sono solo una sintesi delle sollecitazioni che nascono come "curiosità" mentre nelle retrovie del pubblico si contano i colpi, i passi più o meno pesanti sul terriccio ed i fendenti o si correggono a voce alta le frasi  come "ti faremo fare la fine del medico morto nel lago" immediatamente ripresa da un "morto ammazzato nel lago".

Non esente da critiche anche il profilo criminale del serial killer tradotto dagli specialisti dell'FBI "Senza il colpevole è difficile valutarne la credibilità. Certo è che possono esserci dei riscontri da un punto di vista psicologico, oppure sui precedenti o i luoghi di provenienza del potenziale accusato, ma magari il profilo è carente sulle caratteristiche fisiche come la corporatura, al contrario può esserci una statura che corrisponde ma una predisposizione totalmente diversa ad esempio tra omicida esuberante e repressivo" spiega Cochi.

Cochi non esita neppure un istante davanti alla domanda "Ma se il Mostro colpisse oggi?" "Non avrebbe scampo. Con i metodi investigativi e la tecnologia a disposizione sarebbe molto difficile riuscire a compiere una lunga serie di delitti senza lasciare traccia. Oggi oltre al dna ci sono le telecamere, le celle telefoniche, il gps.." e l'esempio va al caso della Belva di Ugnano, l'idraulico rintracciato in poche ore dalla Procura di Firenze.
Per Cochi gli anni caldi del Mostro hanno coinciso con un periodo poco felice per la magistratura inquirente "era prassi trovare una scena del crimine inquinata" e non andava meglio sotto l'aspetto comunicativo "una vicenda trattata malissimo anche dal punto di vista mediatico".

Le recenti notizie di cronaca sul caso vengono appena sfiorate dall'evocazione dei nuovi indagati. Di semplici "indizi" parla Cochi elencando una ad una tutte quelle coincidenze ed incongruenze che avrebbero portato la Procura a rispolverare un nome già entrato nell'inchiesta a metà degli anni '80 e poi archiviato. Ma "sono contrario all'uso di sbattere i mostri in prima pagina" chiosa lo scrittore.

I compagni di merende meritano come spesso accade un capitolo a parte. Come una storia parallela alla vicenda del Mostro i nomi di Pacciani, Vanni e Lotti rievocano scene processuali, piccoli flash, testimonianze che spaziano tra il poco credibile e l'incredibile, salvo alcuni passaggi certi per Cochi che dopo averne analizzati i movimenti bancari presenta una situazione patrimoniale del contadino di Mercatale ricca di spunti riflessivi ad iniziare da "la casa della famosa perquisizione non era in uso a Pacciani che l'aveva rimessa apposto e rivenduta in parte ed in parte affittata e pertanto quel famoso proiettile che sarebbe stato interrato per 5 anni non avrebbe mai potuto sistemarcelo lui".

Basta poco e la scrivania svanisce, l'empatia creata con il pubblico trasforma la presentazione in una riunione tra amici dove il confronto è aperto e diretto e dove i nomi si muovono tra luoghi, aneddoti e situazioni accompagnati dalle frasi contenute nei verbali salvo le leggende metropolitane, quei fatti certi tramandatisi nel tempo che Cochi non esita a stroncare con "e chi l'ha detto?" o ancora "esiste una trascrizione?".

Solo fatti verificabili dunque, solo questo alla base del lungo lavoro di Paolo Cochi che adesso si trasferisce nella nuova serie "La Zona Oscura" realizzata tornando, a 50 anni dal primo delitto, sulle colline insanguinate.

> Due gli eventi di presentazione per Paolo Cochi a FirenzeCalenzano il 24 e 25 maggio <

Scomparsi in Toscana — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Antonio Lenoci

Antonio Lenoci — Giornalista. Nato nel 1979 a Firenze è stato speaker radiofonico a Radio Rosa Toscana. Ha collaborato con Testate online della Toscana. Corrispondente da Firenze per Radio Bruno, network radiofonico nazionale.

E-mail: nove@nove.firenze.it