Rubrica — Scomparsi in Toscana

Mostro di Firenze: 50 anni in cerca di una pistola che ha lasciato il segno

Una pistola calibro 22, con proiettili Winchester Serie H


Dal 1968 al 2018 la vicenda dell'assassino delle coppiette, il cosiddetto Mostro di Firenze, ruota attorno ad una Beretta calibro 22, questa l'arma segnalata nelle perizie dell'epoca: rispondente ad una serie in vendita negli anni '60.
Nel 2018 la pistola torna sì nel dibattito, ma identificata solo come "calibro 22" perché sembrano aprirsi altre interpretazioni. Ma è possibile accantonare così l'unica certezza?

Negli ultimi mesi, e precisamente la scorsa estate, dopo anni trascorsi a registrare clamorosi rinvenimenti di armi lungo tutto lo stivale e risultate poi estranee ai fatti di sangue, qualcosa ha fatto vacillare l'opinione pubblica che si è trovata davanti a nuovi indagati e nuovi presunti elementi. 
Tralasciando la possibilità che le nuove indagini possano, riesaminati i reperti ancora disponibili, portare ad esami più approfonditi; quanto conta oggi la pistola come oggetto inanimato?

Non si conosce il nome del killer, non si può dire con estrema certezza neppure quanti siano stati ad organizzare i sette duplici omicidi (oltre al duplice delitto del '68) attribuiti alla mano del Mostro, ma una frase ha chiuso quasi tutti gli articoli prodotti in 30 anni di ipotesi investigative ed opinioni giornalistiche: "..finché non sarà ritrovata quella Beretta calibro 22".

Abbiamo chiesto aiuto ad un esperto di armi, da anni nel settore e buon conoscitore dell'intera vicenda. Durante i giorni caldi, quando l'inchiesta era in presa diretta sui luoghi dei delitti, gli inquirenti andarono anche da lui a chiedere i registri "Ma le calibro 22, così come i proiettili serie Winchester si vendevano come il pane. Non c'era il limite della detenzione. Erano in scatole da 50 colpi ed ogni tanto passava qualcuno a prenderne più scatole" ricorda.

Da un punto di vista tecnico è corretta la definizione Beretta calibro 22?
"No o meglio non basta, perché sono state in commercio varie tipologie: La 71 aveva la canna corta ed il caricatore da 8 colpi, la 72 aveva canna corta e canna lunga nella scatola perché erano intercambiabili ed il caricatore da 8 colpi, la 73 aveva la canna lunga solamente con la tacca di mira fissa ed il caricatore da 10 colpi, la 74 aveva la canna lunga e la tacca di mira regolabile ed il caricatore da 10 colpi, combinazioni differenti della medesima Beretta calibro 22 LR".

Una calibro 22 che arma è? "Il 22 sulle pistole è il calibro da poligono ed in tal caso è preferibile avere una canna lunga perché l'arma è più bilanciata e si prende meglio la mira. Non è un'arma da difesa, ci sono la 7,65 o la 38. Il 22 è un calibro piccolo, per uccidere occorre colpire in modo ravvicinato, già a 50 metri ha un potere di arresto molto limitato. Davanti alla disponibilità di un altro calibro probabilmente la scelta ricadrebbe su altro. Una valutazione a posteriori è che l'assassino avesse in mano quell'arma e quella ha usato".

Qual è la reazione di un esperto, davanti agli ultimi sviluppi investigativi? "Sicuramente la sorpresa di veder messa in discussione quella che sembrava essere una verità oramai periziata. Una pistola lascia la propria firma è vero, ma a prescindere dalle striature della canna che come detto in alcuni casi era intercambiabile, ad un perito balistico non dovrebbe sfuggire l'impronta del percussore sul fondello: o si trattava di una Beretta, o di una High Standard o di una Bernardelli o di una Astra.. tutte armi che avrebbero potuto montare i proiettili calibro 22".
 Come funziona il percussore? "Il percussore lascia una tacca, accanto alla "H" che abbiamo visto tante volte in foto, è l'elemento che colpendo il fulminato di mercurio, posto sul fondo del bossolo, incendia la polvere e fa partire il proiettile. Da un esame al microscopio si può rilevare con precisione l'impronta e confrontarla con altre".

A parlare oggi sembra essere l'assenza di quell'arma, in alcuni passaggi di commento sui forum e sui social che seguono il caso la marca Beretta è stata messa in discussione. I mesi trascorsi dopo l'approfondimento investigativo e quelli che rientrano nel prolungamento delle indagini, servono anche a questo, a stabilire dopo 50 anni che forse, l'arma era un'altra? Diversa da quella che per anni è stata cercata, controllando i registri di migliaia di armerie in tutta Italia?

Scomparsi in Toscana — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Antonio Lenoci

Antonio Lenoci — Giornalista. Nato nel 1979 a Firenze è stato speaker radiofonico a Radio Rosa Toscana. Ha collaborato con Testate online della Toscana. Corrispondente da Firenze per Radio Bruno, network radiofonico nazionale.

E-mail: nove@nove.firenze.it