Rubrica — Agroalimentare

'Lorello e Brunello': il mondo rurale della Maremma assediato dalla globalizzazione

Al Cinema La Compagnia, da mercoledì 16 maggio, il documentario di Jacopo Quadri


Lorello e Brunello sono due fratelli che vivono in Maremma, a Sovana, portando avanti con caparbietà la loro vita da allevatori e contadini, alla vecchia maniera, come è nella tradizione di famiglia. Nei 100 ettari di terra, con 400 perore da badare e i maiali da allevare, si lavora alacremente tutti i giorni, senza sosta, combattendo contro le asperità della terra e di una natura non sempre benevola. Eppure i conti sono sempre in rosso: il latte è quotato sempre meno e per il grano è ancora peggio. In un mondo globalizzato, i prodotti di qualità come quelli della fattoria di Lorello e Brunello, subiscono la concorrenza sleale della produzione su grande scala. Inoltre, la terra intorno ai loro appezzamenti ormai è di proprietà dei grandi viticoltori, che sono diventati i 'signori del vino pregiato', da esportazione: un mondo lontano da quello povero e rurale dei due fratelli maremmani.

Universi a confronto raccontati da Jacopo Quadri, nel documentario Lorello e Brunello, che sarà proiettato al cinema La Compagnia di Firenze da mercoledì 16, fino a lunedì 21 maggio (via Cavour, 50/r). Un racconto scarno, realizzato in presa diretta con una telecamera digitale e con la luce naturale, quella delle stagioni, che restituisce allo spettatore la povertà materiale - e la ricchezza umana - di un mondo contadino ormai al crepuscolo, ma che ancora resiste con forza in alcuni angoli della Toscana.

"Lorello e Brunello- ha dichiarato il regista - è un film sul lavoro, la terra, le stagioni. Il caldo, la siccità, la notte. Il tempo. La solitudine. In piedi ben prima dell’alba, perché lavorare così tanto? Volevo capire come vivono queste persone che lavorano e basta, senza la minima gratificazione, senza mai una gioia. Volevo vivere con loro per capire. Capire le regole della campagna, dell’allevamento, delle semine, dei raccolti. Come affrontare le tre ore quotidiane della mungitura in un frastuono di mammelle e sterco? (...) Questo è anche il racconto di un assedio. Abbiamo davanti agli occhi l’immagine di due contadini, lavoratori ma soprattutto esseri umani, che smettono di essere ciò che sono, ovvero attori di una propria cultura economica in continuo rapporto con l’ecosistema, nel momento in cui diventano solo produttori di merci e vengono assediati dal grande mercato globale".

Redazione Nove da Firenze